Trapianto al fegato: perfusione calda per la preservazione e il ricondizionamento

La conservazione degli organi si è basata per anni sull'utilizzo di basse temperature. Recentemente, sono state sviluppate macchine per perfondere gli organi a freddo o a caldo durante la preservazione e la nostra ricerca esplora l'utilizzo di queste macchine nel trapianto di fegato

Oltre al donatore standard in morte encefalica (cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali), una possibilità per aumentare la disponibilità di organi sono i donatori dopo morte cardiaca, ovvero donatori con lesioni irreversibili che non rientrano nei criteri per la diagnosi di morte encefalica. In questo caso infatti il prelievo avviene dopo un periodo di arresto cardiaco che danneggia l'organo e peggiora i risultati del trapianto (mortalità a tre anni doppia rispetto ai riceventi di organi standard).
Una possibilità per ridurre o addirittura riparare il danno in questi organi è l'utilizzo di tecniche di preservazione alternative all'ipotermia statica in ghiaccio, come le macchine da perfusione. L'idea non è nuova e risale agli albori dei trapianti, ma i dispositivi dell'epoca erano rudimentali e soprattutto di difficile utilizzo perché grandi come un pulmino! Le brillanti idee dei pionieri della trapiantologia erano purtroppo limitate dai mezzi tecnici di cui disponevano.
La tecnologia odierna ha permesso invece lo sviluppo di macchine come la Metra®(OrganOx), un dispositivo in grado di perfondere un fegato fornendo l'ossigeno e altre molecole necessarie a mantenerlo metabolicamente attivo fino a 24 ore. La nostra ricerca valuta la fattibilità e i potenziali benefici dell'applicazione di questa tecnologia con organi sub-ottimali, in particolare quelli da donatori dopo morte cardiaca.


impatto sulla società

Incrementare il numero di trapianti e migliorarne i risultati sono due obiettivi primari della ricerca trapiantologica. La perfusione continua con sangue artificiale ossigenato a temperatura ambiente potrebbe prevenire se non addirittura invertire il danno subito dall'organo, migliorare i risultati del trapianto e permettere potenzialmente di incrementarne il numero. Inoltre, essendo l'organo "vivo" durante la fase di preservazione, questa tecnologia offre la possibilità di valutarne la qualità, evitando l'utilizzo di organi ad alto rischio di cattiva funzione nel ricevente.


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Mauro Salizzoni
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Primo trial clinico di utilizzo del dispositivo di perfusione normotermica Metra
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