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Culture, Produzione culturale e artistica, Filosofia

Di cosa parliamo quando parliamo di arte?

Ceci est la couleur de mes rêves, Joan Miró, 1925. © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York

Cosa distingue ciò che è arte da ciò che non lo è? È una delle domande principali che mi pongo in quanto studioso di estetica filosofica. E nella formazione e comprensione del nostro concetto di arte ha avuto un rilevante ruolo storico Leonardo da Vinci.

Cercare di capire cosa sia l’arte non si risolve semplicemente nel tentativo di fornire una definizione, ma di rispondere ad alcune questioni che si pongono quando riflettiamo su quel grande ambito di attività umane che siamo abituati a indicare con la parola “arte”. Queste domande sono sostanzialmente due:

1) Quali sono i confini dell’ambito dell’arte? Siamo abituati a pensare che la poesia, la scultura, ecc., siano arti, mentre il lavoro del falegname non lo è. Perché la pensiamo così? Viene spontaneo pensare che poesia e lavoro del falegname siano attività talmente distanti da non aver dubbi che si tratti di ambiti nettamente distinti. Ma allora in quale ambito collochiamo la realizzazione di un bel vestito? La distinzione tra ciò che è arte e ciò che non lo è, non appena ci riflettiamo, appare molto più tenue di quanto in genere tendiamo a dare per scontato.
2) Anche ammettendo che certe attività come la poesia o la pittura appartengano chiaramente all’ambito dell’arte, occorre chiedersi in base a cosa possiamo affermare questa comune appartenenza. Cos’hanno in comune queste attività per essere definite artistiche?

Di fronte a queste difficoltà, un possibile tentativo di soluzione piuttosto semplicistico è ammettere che il nostro concetto di arte sia il frutto di una convenzione impostasi nei secoli, ma priva di un vero fondamento nella realtà di queste attività umane. Si tratta però di una risposta appunto riduttiva, perché difficilmente un concetto importante come quello di arte potrebbe formarsi e affermarsi nei secoli senza avere un vero fondamento nella realtà delle attività cui si riferisce. Il compito di chi, come me, esamina questo tipo di concetti è comprendere i fondamenti del loro formarsi, e non limitarsi a considerarli come mere convenzioni. Tuttavia la posizione convenzionalistica ci dice qualcosa di vero, cioè che il nostro concetto di arte è un prodotto storico. Né nell’antichità né nel medioevo si aveva un concetto di arte come il nostro; prima della modernità le arti che richiedono il lavoro manuale dell’artista, come la pittura e la scultura, erano considerate molto più vicine alla falegnameria che alla poesia o alla musica.

Nella formazione del nostro concetto di arte Leonardo da Vinci ha avuto un ruolo storico di primo piano, perché nei suoi scritti si ha l’attestazione più chiara e rilevante di due tendenze decisive del suo tempo: l’equiparazione di pittura e poesia e l’affermazione di un profondo legame tra arte e scienza.
Il manoscritto Figura presso il fuoco e farfalle volanti con commento poetico (fig. 1) - così come potrebbe essere il caso di altri manoscritti di Leonardo, per esempio quelli che recano le descrizioni del diluvio - ha un valore esemplare in riferimento a questo contesto, proprio per la compresenza in esso di disegno, poesia e osservazione della natura. Nel manoscritto compaiono infatti una poesia e un disegno che si commentano a vicenda: nel disegno vediamo farfalle che volano in una fiamma, mentre la poesia ci invita a ricercare la conoscenza, che è ciò che impedisce a noi esseri umani di fare la fine delle farfalle. Non sono solo l’arte poetica e quella figurativa a essere poste in uno stretto rapporto reciproco, ma un rapporto altrettanto stretto viene stabilito tra arte e osservazione della natura: la poesia infatti risulta essere un’esortazione a ricercare la conoscenza, e a sua volta la conoscenza della natura è ciò che permette di disegnare le farfalle e il loro comportamento.


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un racconto di

Ezio Gamba
Dipartimento

Pubblicato il

22 maggio 2019

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