Brand
Epidemiologia, Terapie e Politiche sanitarie

Chi è Alaria? Sulle tracce di un parassita misterioso

© Selene Rubiola

Uno stagno isolato, una lumaca dulciacquicola, una rana vivace e una volpe affamata: sono gli ingredienti perfetti affinché Alaria alata, il parassita di cui tratta il nostro racconto, trovi le condizioni ideali per poter perpetuare il suo ciclo vitale.

Un vivace Border collie si avvicina alla superficie increspata di un lago montano, attratto dal vociare delle rane che lo popolano; due settimane dopo, il proprietario osserva incuriosito delle strane, piccole creature nelle feci del suo cane, il quale, inconsapevolmente, si è appena reso protagonista del primo caso accertato di Alariosi canina in Italia.

Alaria alata, l’attore principale del nostro racconto, è l’unico membro del genere Alaria a essere mai stato riportato in Europa, dove sta suscitando crescente interesse in quanto parassita emergente dal potenziale zoonotico, ovvero trasmissibile all’essere umano. Il suo complesso ciclo vitale coinvolge tre ospiti obbligati: un mollusco d’acqua dolce, quale primo ospite intermedio, un anfibio, quale secondo ospite intermedio, e un canide quale ospite definitivo. Tuttavia, nello stadio giovanile di mesocercaria, Alaria alata trova accoglienti anche altri ospiti, detti paratenici, come mammiferi, uccelli, rettili e, potenzialmente, l’essere umano stesso, il quale può infestarsi in seguito all’ingestione di carne di rana o di selvaggina cruda o poco cotta.

In Italia i casi riportati sono estremamente rari e recenti: se infatti i primi rilevamenti morfologici risalgono a metà dell’800, è solo nel 2012 che, grazie all’ausilio di una più recente metodica molecolare (la PCR, Reazione a Catena delle Polimerasi), viene isolato e amplificato il frammento di un gene che identifica Alaria alata nei parassiti albergati dal Border collie che ha aperto il nostro racconto.

A seguito di questo primo rilevamento, considerato il potenziale rischio per la salute pubblica, abbiamo deciso di iniziare una serie di studi epidemiologici sulla volpe, il canide selvatico presente in maggior densità sul territorio italiano. I primi risultati delle nostre ricerche hanno rilevato una percentuale di volpi alberganti il parassita estremamente alta se confrontata con i dati europei: nel 20% dei casi sono stati ritrovati, strettamente ancorati ai villi intestinali, individui adulti del trematode in questione. Inoltre, nella quasi totalità dei casi, le volpi provenivano dal distretto novarese, un’area ricca di acque superficiali e invasi permanenti e temporanei, perfetta per il compimento del ciclo del parassita.

Alaria alata aveva però ancora qualche sorpresa da riservarci. A fronte del risultato positivo della PCR, abbiamo infatti deciso di procedere con il sequenziamento dei geni amplificati, andando così a leggerne l’intera sequenza nucleotidica. Poche differenze rispetto alle già sequenziate Alarie europee non ci avrebbero insospettito, ma la lettura delle sequenze che abbiamo ottenuto ha lasciato poco spazio ai dubbi: i nostri trematodi erano geneticamente diversi da qualunque altro parassita le cui sequenze geniche fossero mai state depositate in una banca dati.

La prima parte della nostra ricerca si chiude quindi con un intrigante interrogativo: le nostre Alarie, rimaste isolate dai parenti d’oltralpe, si sono allontanate filogeneticamente dalle cugine europee, tanto da andare a definire un nuovo, misterioso, parassita?

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Selene Rubiola
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

20 maggio 2019

condividi

potrebbero interessarti anche