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Epidemiologia, Terapie e Politiche sanitarie

Dono di capacità riproduttiva: un modello per il diritto di famiglia

A oggi la Procreazione medicalmente assistita (PMA) eterologa ha una normativa di riferimento piuttosto frammentaria. Sul piano morale il dono di gameti induce i più a confondere sessualità e riproduzione, ormai sempre più spesso dissociate dall’intervento delle biotecnologie. Come si può quindi intendere questo dono?

I diritti riproduttivi sono un ottimo esempio per comprendere quanto complesso sia trascrivere una pratica in forma di legge, rendendola quindi permessa oppure vietata. La contraccezione, l’interruzione di gravidanza e la ricerca di un figlio con l’aiuto della scienza costituiscono temi dall’impatto emotivo dirompente. Perciò la bioetica interviene per mediare tra la dimensione più intima di quei bisogni e le competenze mediche e giuridiche.

Personalmente, l’interesse in materia è nato dopo la laurea in Giurisprudenza e in particolare con la tesi presso la Scuola di Studi Superiori “Ferdinando Rossi” dell’Università di Torino. La formazione interdisciplinare lì ricevuta, infatti, mi ha permesso di approfondire i profili clinici della Procreazione medicalmente assistita (PMA).
Il dottorato in filosofia del diritto è stata una conseguenza quasi naturale del mio percorso, che si è presto rivolto verso la specifica tematica della PMA eterologa. Si tratta dei casi in cui le coppie sperimentano la necessità di richiedere un dono di gameti maschili o femminili. La legge italiana dal 2004 ha vietato questa pratica. Nel 2014 la Corte Costituzionale ha cancellato questo divieto, ma nessuna nuova legge è intervenuta in merito. Un documento di accordo tra Stato e Regioni stabilisce che il dono debba essere gratuito, anonimo e volontario. Questi tre principi sono stati ripresi dalla Francia, dove la PMA con dono di gameti è una realtà da 40 anni e dove, da anni si dibatte sull’anonimato dei donatori, chiedendosi se sia giusto che i nati dal dono ignorino l’identità di chi ha contribuito a metterli al mondo. Ciò dipende chiaramente dal tipo di ruolo che si intende riconoscere ai donatori. La revisione della legge francese sulla bioetica prevista per i primi mesi del 2019 offrirà una risposta normativa.

Nella mia ricerca intendo questo dono come dono di capacità riproduttiva. Per sottolineare la distinzione tra contributo genetico e ruolo di cura e crescita di un nuovo nato. Per mettere in luce come i modelli proposti dal diritto di famiglia italiano e francese non siano in grado di comprendere la realtà del dono di gameti.
Tutto qui? No, perché la capacità riproduttiva può coincidere con la capacità di gestazione e farsi quindi Gestazione per Altri (GPA). Perché mentre una battaglia sul piano dei diritti civili viene combattuta per veder riconosciuto il legame di filiazione tra bambini nati da GPA e genitori che li cresceranno, occorre anche domandarsi quali siano le ragioni effettive per cui la GPA venga demonizzata. Sfruttamento della donna? Mercificazione dei bambini? Per il momento con la mia tesi di dottorato ho posto le basi per sostenere come la GPA etica e il dono di gameti possano essere inquadrati sul piano giuridico. Mi auguro che questo sia solo il primo episodio di una narrazione più lunga e che in futuro io possa indirizzare la mia ricerca a estendere il concetto di dono di capacità riproduttiva alle coppie dello stesso sesso.

un racconto di
Tullia Penna
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

13 marzo 2020

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