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Infezioni e difese

Anche i leoni si ammalano. Storia di due infezioni che colpirono il re della savana.

Foto: Unsplash

Anche i leoni africani si ammalano e spesso si tratta di malattie infettive che contraggono dagli animali domestici. È quello che è successo negli anni novanta, quando al confine tra il Kenya e la Tanzania il virus del cimurro compì un salto di specie a partire dal cane o quando il batterio della tubercolosi fece lo stesso a partire dai bovini in Sud Africa. La salute di tutte le specie sul nostro pianeta è collegata e il nostro approccio di ricerca deve dunque essere globale: perché tutelando la biodiversità tuteliamo noi stessi! 

I protagonisti di questo racconto vivono in Africa, ruggiscono e sono stati gli inconsapevoli attori di due importanti esempi dell’importanza del concetto di One Health-EcoHealth, un approccio per la salute globale che lega insieme la salute dell’ambiente, dell’essere umano e degli animali.

La nostra storia inizia a metà degli anni ‘90, quando il virus che causa il cimurro - una malattia contagiosa che colpisce l'apparato respiratorio, gastro-enterico e il sistema nervoso - compì un salto di specie. Dal cane domestico, probabilmente attraverso un passaggio intermedio nelle iene, infettò un felide selvatico. Questo salto di specie ha poi causato un’infezione da cimurro in quasi tutta la popolazione di leoni della Riserva faunistica di Masai Mara e del Parco nazionale del Serengeti (rispettivamente in Kenya e Tanzania), sotto forma di una nuova variante virale.

I veterinari del Kenya Wildlife Services e Seronera Wildlife Veterinary Center, con i quali avevo avuto modo di svolgere alcune attività su campo in quegli anni, segnalarono una perdita di quasi il 30% della consistenza iniziale della popolazione di leoni. Il cimurro aveva inoltre colpito, in quello stesso ecosistema, anche otocioni e licaoni, canidi selvatici già vulnerabili dal punto di vista della conservazione della specie; in questo territorio i licaoni erano infatti già stati minacciati da un’epidemia di rabbia e l’arrivo del cimurro diede il colpo di grazia, portando questa popolazione all’estinzione.

Negli stessi anni, tra i leoni nel Parco nazionale Kruger, in Sud Africa, si verificò un focolaio di un’altra malattia che ebbe un enorme impatto su questo felide selvatico: la tubercolosi. Alcuni bovini, allevati in villaggi ai confini meridionali del parco e infetti da micobatterio tubercolare trasmisero l’infezione a degli esemplari di bufalo africano con i quali erano venuti in contatto. Il micobatterio iniziò quindi a circolare nella popolazione dei bufali che, indeboliti dalla malattia, divennero una preda ancor più facile per i leoni, consentendo la trasmissione del patogeno dalle prede ai predatori.

Quando i guardaparco e i veterinari della riserva si accorsero che alcuni animali mostravano un forte dimagrimento, la maggior parte delle famiglie di leoni del Kruger aveva già contratto la malattia e stavano già andando incontro a quel lento e inesorabile processo di debilitazione che porta alla morte entro 2-5 anni dall’infezione primaria (nel 2016, era stato stimato che circa il 54% della popolazione di leoni nell’area sud del Kruger fosse infetta). Ricordo molto bene che alcuni dei leoni che ero riuscito a osservare non avevano più nulla che mi ricordasse il “Re della savana”.

Tubercolosi e rabbia sono zoonosi, ossia malattie che possono infettare anche l’essere umano e talvolta passare da una specie animale all’altra. Le conseguenze di queste malattie sulle popolazioni di predatori possono essere gravissime, non solo sugli ecosistemi e sulla conservazione delle specie coinvolte, ma anche a livello economico, ad esempio a causa dell’impatto sull’industria turistica.

Il Network for EcoHealth and One Health - European Chapter of EcoHealth International, di cui faccio parte insieme ad altri colleghi del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Torino, mette al centro di tutte le sue attività di ricerca, formazione e disseminazione l’approccio ecosistemico alla salute, incluse le relazioni tra ambiente, essere umano e animali. Dalla salute degli ecosistemi dipende la sopravvivenza delle piante e degli animali, noi compresi! Così, monitorando e proteggendo la salute della fauna selvatica, l’essere umano salvaguarda anche se stesso e il suo benessere…perché siamo tutti sulla stessa arca!


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Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Daniele De Meneghi
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

10 maggio 2022

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