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Culture, Produzione culturale e artistica, Filosofia

Da visitatori a cittadini. Quando la comunità partecipa, la cultura è davvero di tutti

Foto: fotografierende / Pexels

Al giorno d'oggi, la conservazione del patrimonio culturale non è più una prerogativa esclusiva degli enti pubblici. Il nuovo approccio prevede il coinvolgimento attivo delle persone nella tutela del patrimonio, un’idea ormai riconosciuta diffusamente, ma che apre numerose sfide: come si può mettere in atto una partecipazione effettiva della comunità? Durante il mio dottorato a UniTo - nell’ambito del programma Tech4Culture* - cercherò di rispondere a questa domanda!

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Il coinvolgimento delle comunità locali nella conservazione del patrimonio culturale è da sempre un tema di interesse, fin dalla Carta di Venezia (1964). Più di recente poi, la Convenzione di Faro (2005), ha spostato l'attenzione dal valore del patrimonio culturale in sé al valore del patrimonio culturale per la società. In questo caso, è necessario ottenere il massimo coinvolgimento delle parti interessate in tutte le fasi del processo. Al giorno d'oggi, l’idea di coinvolgere la collettività in tutte le fasi della gestione del patrimonio culturale è condivisa quasi universalmente. Tuttavia il tema della partecipazione dei cittadini assomiglia un po’ all’esortazione a mangiare spinaci: nessuno è contrario in linea di principio, perché gli spinaci fanno bene. Se conveniamo sul fatto che coinvolgere la comunità sia un bene, il problema è come far partecipare le persone. Non sono solo le comunità a essere poco consapevoli dei loro diritti rispetto al proprio patrimonio culturale: anche le autorità responsabili dei beni culturali si rivelano poco disposte a coinvolgere le persone nei processi decisionali.

Supponiamo che - in una società ideale - le persone sappiano che il patrimonio culturale appartiene a loro e intendano gestire i propri beni autonomamente, e che le autorità abbiano capito di non essere onniscienti e onnipotenti. Resta ancora un problema da risolvere: nessuno sa "come" intendiamo mettere in pratica un approccio che ponga al centro la collettività, nell’ambito della gestione dei beni culturali. Questo "come" si riferisce a due questioni principali che riguardano l’approccio basato sul coinvolgimento della comunità: da un lato la mancanza di un metodo riconosciuto, dall’altro il problema dell’individuazione di strumenti adeguati.
Ora, al fine di definire un metodo e individuare degli strumenti, stiamo lavorando alla progettazione di un'applicazione chiamata iCommunity, che potrebbe facilitare la partecipazione pubblica nella gestione dei beni culturali. L'idea di fondo è che tutte le persone che sono in qualche modo condizionate da una decisione abbiano il diritto di essere coinvolte nel processo decisionale. Una volta diffusa l’app che stiamo sviluppando, qualsiasi istituzione deputata alla conservazione del patrimonio culturale avrà la possibilità di pubblicizzare le attività tramite essa, con l’obiettivo di valutare le reazioni degli utenti prima ancora di metterle in atto.

In base alla posizione dell'utente, l'applicazione mostra le attività in corso e quelle in programma e, come parte dell'approccio partecipativo, gli utenti condividono la loro esperienza o i dati relativi all'attività postata con altri utenti. Possono anche manifestare il loro accordo o disaccordo sulle attività programmate con un voto. Inoltre, iCommunity sarà in grado di estrarre e mostrare le attività postate sui siti web di istituzioni come l’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), l’ICCROM (International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property), l’UNESCO World Heritage Centre e sui canali social collegati (ad esempio Facebook e Instagram). I dati analizzati saranno mostrati in tempo reale a utenti volontari, disponibili a supportare le autorità nel considerare l'impatto delle loro attività, per un processo decisionale trasparente ed efficace.

L'obiettivo principale di questo progetto è quello di individuare un metodo universale che le società inclusive possano applicare nei processi decisionali relativi alla gestione del patrimonio culturale. L'idea è incoraggiare le parti interessate - come i cittadini che vivono nei pressi dei musei o dei siti del patrimonio culturale - ad assumere ruoli attivi nei processi decisionali che riguardano la loro gestione e conservazione. Inoltre, l’applicazione iCommunity fornirà informazioni adeguate e dati utili all’organizzazione di iniziative finalizzate  alla formazione diretta e indiretta. I dati mostrati nell'applicazione aiuteranno inoltre le persone a comprendere le ragioni che hanno portato alla realizzazione di attività programmate, grazie anche alla possibilità di inserire commenti e di confrontarsi con esperti e professionisti. L’applicazione si propone anche di rendere il processo decisionale più chiaro e trasparente, grazie alla funzionalità di voto offerta e alla pubblicizzazione di tutti i commenti degli utenti. Infine, i risultati ricavati dall’applicazione (che includono i dati analizzati raccolti tramite feedback, votazioni, comunicazioni, ecc.) permetteranno di  individuare i bisogni e gli interessi reali delle parti relativamente a musei e siti del patrimonio culturale.

Durante questa ricerca, è necessario coinvolgere le persone nella progettazione di iCommunity e nell'analisi del metodo proposto. Per questo, abbiamo bisogno di interagire davvero con le comunità, le persone e la società.  Speriamo che il Coronavirus ci permetta di farlo!


*Il progetto T4C (Technologies for Cultural Heritage) è finanziato dal programma Horizon 2020 per la Ricerca e Innovazione dell'Unione Europea, in accordo con il Marie Skłodowska-Curie grant agreement N. 754511

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Ahmad Nasrolahi
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

08 febbraio 2021

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