Brand
La mente umana e la sua complessità, Educazione e Linguaggio

Parole cosmiche. Dialogo a tre voci sulle lingue intorno alla Luna

Come ci ha raccontato qui Magda Fontana, le innovazioni richiedono vocaboli nuovi, tanto che questi possono essere un indice di novità. Cosa si può dire dello sbarco sulla Luna? Tre linguiste ci aiutano a fare una comparazione tra italiano, inglese e russo. Due lingue, queste ultime, delle nazioni protagoniste della corsa allo spazio.

In italiano "allunaggio" è un neologismo nato con sbarco sulla Luna per similitudine ad atterraggio. Oggi è ormai diffuso il termine ammartaggio che conta un numero di risultati su Google quasi pari a quelli ottenuti dalla ricerca “atterraggio su Marte. Come accolgono i linguisti questi neologismi?
Elisa Corino: dal punto di vista del linguista non c’è nulla di nuovo né di strano. Si tratta semplicemente di una comune formazione con un prefisso derivativo (a- dal latino ad) che esprime un’idea di moto e avvicinamento. Rispetto ad allunaggio, però, la curiosità è che, pur essendo modellato sulla stessa matrice derivazionale, questo termine sembra essere entrato in italiano dal francese aluner. I dizionari non sono concordi sulla data delle sue prime attestazioni, ma grossomodo lo possiamo collocare tra il 1953 e il 1959, in concomitanza con i programmi spaziali sovietici Sputnik e Lunik.

Cosa si può dire dell’inglese e del russo?
Virginia Pulcini: In inglese è tutto più semplice: il verbo land (atterrare) semplifica l’espressione di “atterraggio” ovunque questo avvenga. Land significa “terreno, superficie”, di qualsiasi pianeta si parli. Si dice landing on the moon oppure moon landing e analogamente landing on Mars oppure Mars landing, anche lunar landing. In effetti in inglese, lingua storicamente ibrida, coesistono il germanico moon e il latino lunar. In ogni caso moon landing è molto più frequente di lunar landing o di landing on the moon, ma sono tutte espressioni possibili e corrette.
Elisa Corino: In effetti così è tutto più semplice. L’italiano è problematico perché nel lessema atterrare è presente la radice terra, ma bisogna distinguere se quella radice fa riferimento al suolo, oppure al pianeta (in inglese Earth). La soluzione è la prima interpretazione, ma l’ambiguità di fondo rimane e atTerrare sulla Luna appare intrinsecamente contraddittorio. La scelta cade quindi su allunare, che permette di evitare l’opposizione terra-luna in favore della chiarezza e dell’univocità semantica.
Nadia Caprioglio: Anche in russo l’affermarsi delle missioni spaziali ha portato alla formazione del verbo прилуниться [pri-lun-it’sja: allunare, da Luna, Luna] in analogia con приземлиться [pri-zeml-it’sja: atterrare, da Zemlja, Terra]. Non è però mancato il dibattito a proposito di questi neologismi, tanto che il 18 agosto 1971 la rivista letteraria “Literaturnaja Gazeta” sollevava il dubbio se fosse o meno accettabile creare neologismi come prilunit’sja, sostenendo che “la mania di letteralità” ha allontanato la lingua russa da semplici espressioni come ‘приземлился на Луну’ [prizemlilsja na Lunu: è atterrato sulla Luna], o ‘сел на Луну’ [sel na Lunu, è sceso sulla Luna]”.

Sono nati altri neologismi a seguito dello sbarco sulla luna?
VP: Le combinazioni soft-land e soft-landing risalgono agli anni dello sbarco sulla luna, naturalmente in riferimento alla necessità di evitare collisioni distruttive al momento dell’impatto, o crash landing. Anche il termine LEM, ormai poco usato, che significava Lunar Excursion Module, era il nome del primo veicolo usato per esplorare il suolo lunare, anche denominato moon buggy, con un temine molto meno tecnico e più sportivo.
NC: Si chiamano “parole cosmiche” i molti neologismi russi nati con la conquista dello spazio. Il primo termine strettamente legato allo studio della Luna è лунник [lunnik]. Viene chiamato così il primo satellite artificiale sovietico lanciato il 3 aprile 1966.
Nel settembre del 1970 il lunnik “Luna-16”, utilizzando un escavatore, raccoglie dei campioni di suolo lunare che saranno nei giorni successivi portati sulla Terra: nasce così il termine лунокоп [lunokop]. Il vocabolo è formato per analogia con i vocaboli arcaici землекоп [zemlekop: sterratore, da zemlja, terra, e kopat’, scavare] e углекоп [uglekop: scavatore di carbone, da ugol’, carbone e kopat’, scavare]. Il primo veicolo di superficie controllato dalla Terra sceso sulla Luna qualche mese dopo viene definito луноход [lunochod], formato dal suffisso -chod indicante il movimento su una superficie. E ancora луномобиль [lunomobil’: automobile lunare] e лунодром [lunodrom: lunodromo], una piattaforma costruita appositamente per il collaudo delle apparecchiature lunari.
Inoltre, il vocabolo спутник [sputnik: satellite] dal 1957, quando l’Unione Sovietica mise in orbita il primo satellite artificiale della Terra, si è diffuso a livello internazionale per indicare genericamente anche i successivi satelliti artificiali che furono messi in orbita dall’Unione Sovietica.
EC
: In italiano, invece, al di là di allunaggio e di ammartaggio, non si registrano significativi neologismi, a parte qualche caso di rideterminazione semantica per cui i significati di vocaboli della lingua comune si sono estesi a contesti specialistici o alcuni termini si sono arricchiti di nuovi significati: per esempio il concetto racchiuso nel termine vettore dalla matematica si è spostato all’astrofisica e all’astronautica.

A proposito del rapporto dell'italiano con altre lingue, sembra che la famosa discussione tra Tito Stagno e Ruggero Orlando sull'esatto momento dell'allunaggio fu dovuto anche a errori di traduzione; è vero?
EC: Sì, è vero, il disguido nacque da una serie di errori di traduzione dati, oltre che dalla differenza tra sistema metrico decimale e i feet utilizzati dagli americani, dal fatto che il controllo missione e i piloti usavano una lingua specialistica, agile e veloce, con una sintassi semplificata, quasi ellittica, e una serie di espressioni che in quel contesto avevano un significato ben preciso. Espressioni come “we’re go”, che significa "procedere" e non "noi andiamo", o “2 ½ down”, che indica la velocità di discesa in piedi/sec e non la distanza dal suolo, sono state completamente travisate nella traduzione simultanea; elementi tecnici come alarm 1201, burn report, Mode Control, Descent Engine Command Override sono stati ignorati, e i falsi amici hanno teso trappole insidiose (soft landing in gergo tecnico si traduce con "atterraggio morbido" e non "atterraggio soffice").
Oggi l’attenzione alla lingua specialistica è certamente più alta, alcuni elementi legati allo spazio sono entrati nelle conoscenze enciclopediche del pubblico, siano essi in italiano o in inglese. Così sentiamo parlare in egual misura di aggancio alla ISS e di docking, di razzi ausiliari e di booster, su Marte troviamo i rover e i lander che quando hanno toccato il suolo del pianeta hanno fatto touch down, gli astronauti che lasciano la ISS eseguono una manovra di deorbit… insomma, una lingua specialistica ibrida che oscilla costantemente tra codici diversi.
VP: Sicuramente la lingua inglese è sempre stata una grande donatrice di terminologia scientifica e tecnica per le altre lingue europee. La semplicità composizionale la rende una lingua dinamica e sintetica, utile per evitare perifrasi in altre lingue. Pensa anche, oltre alla brevità, alla forza espressiva di termini come splashdown, “ammaraggio di navicella spaziale nell’oceano”.

Sbarco, navicella, crociera, ecc, sono termini usati per i viaggi spaziali ma presi da vocabolario marittimo. È così anche in altre lingue o è una peculiarità dell'Italiano?
EC: Il parallelismo tra l’esplorazione del nostro pianeta a opera dei grandi navigatori e l’esplorazione del cosmo degli ultimi decenni è evidente, dalla letteratura alla lingua. In italiano molto del lessico che si riferisce allo spazio è mutuato per analogia dal vocabolario marittimo, più che da quello aeronautico (e anche quest’ultimo deriva dall’altro): non solo nave e navicella, ma anche fase di crociera per indicare quella fase in cui, superata l’atmosfera, il velivolo procede sulla sua traiettoria di volo, boccaporto, attracco, vele solari...
NC: Nella lingua russa, invece, il lessico “spaziale” ha legami più stretti con l’aeronautica anche se, per esempio, si è affermata l’espressione космический корабль [kosmičeskij korabl’: navicella spaziale], in cui korabl’ proviene dal vocabolario marittimo (nave).
VP: Gli inglesi sono stati un popolo di esploratori e navigatori. Non ci sorprende che gran parte della terminologia dei viaggi spaziali provenga da quella marittima. In inglese navicella spaziale si dice spacecraft, ma anche spaceship, in cui “ship” richiama il campo della navigazione marittima. Oltre a land, poi esiste il verbo disembark per indicare lo sbarco da un veicolo, navale o aereo, ma nell’uso corrente è molto più comune sentire espressioni come “land out of a ship”, “step out of a ship” o da altro veicolo. Un altro termine di natura marittima è cruise, il significato più comune è certamente quello di crociera, ma il verbo cruise significa viaggiare a velocità moderata ma efficiente e controllata. Pure marittimo è il termine dock (piattaforma di attracco) e docking, che indica, oltre all’attracco delle barche e delle navi in un porto, anche l’aggancio in volo di moduli spaziali.

Astronauta e cosmonauta sono sinonimi, eppure in italiano "cosmonauta" viene raramente usato, mentre in russo è il termine preponderante. Perché?
NC: In russo il vocabolo космонавт [kosmonavt: cosmonauta] è nato con il primo volo della navicella “Vostok” di Jurij Gagarin il 12 aprile 1961. Il vocabolo астронавт [astronavt: astronauta], calco dall’inglese astronaut, si è affermato in seguito come sinonimo. Nella lingua russa degli anni 1960 per indicare il protagonista di una missione spaziale sovietica si usava il termine cosmonavt, mentre il pilota di una navicella spaziale americana di solito era definito astronavt. Astronavt è tuttora meno usato (2,33 occorrenze su 1.000.000 contro le 8.98 di kosmonavt). Curioso notare che all’epoca della conquista dello spazio nel linguaggio di alcuni scrittori e scienziati si è affermato il termine селенавт [selenavt: selenauta] per indicare il primo uomo sulla Luna.
EC: In italiano vengono usati entrambi i termini, ma l’anglicismo, oltre a essere comparso prima (le prime attestazioni sono addirittura del 1921 per astronauta, del 1961 per cosmonauta secondo il Sabatini-Coletti), è da sempre più usato (3,01 occorrenze su 1.000.000 contro 0,36 per cosmonauta). D’altra parte l’elemento di composizione astro- è relativamente produttivo in italiano e si usa per coniare nuove parole: vi ricordate come veniva soprannominata Samantha Cristoforetti quando era in orbita? AstroSam.
Dal russo invece è entrata in italiano la parola cosmodromo (di origine greca), che ha un’alta frequenza sulla stampa degli ultimi anni perché è il luogo di lancio delle Soyuz.
VP: In inglese astronaut è termine in uso sin dalla sua creazione nel 1929, secondo il dizionario Merriam-Webster. Il termine cosmonaut è stato introdotto decenni più tardi, nel 1955, e si riferisce esclusivamente agli astronauti dei programmi spaziali russi. Astronaut ha una frequenza di 4 occorrenze su 1.000.000 mentre cosmonaut presenta 0,32 occorrenze su 1.000.000, e si colloca con maggiore frequenza con le parole Russian e Soviet, confermando la definizione dei dizionari.

Nadia Caprioglio è docente di Lingua e Letteratura russa si occupa di letteratura russa moderna e contemporanea e avanguardia russa.
Elisa Corino, linguista, si occupa di didattica delle lingue e teoria e pratica della traduzione.
Virginia Pulcini, docente di lingua inglese, è studiosa di anglicismi nella lingua italiana.


Intervista a

Elisa Corino
Dipartimento

A cura di

Redazione FRidA
Pubblicato il

22 luglio 2019

condividi

potrebbero interessarti anche