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Processi sociali e politici, Legge e Comunicazione

Obiettivo #17: partnership per gli obiettivi

Per avere successo, l'Agenda ONU ha bisogno di partenariati tra governi, settore privato e società civile. A livello globale, regionale, nazionale e locale devono essere collaborazioni inclusive, costruite su principi e valori, su una visione comune e obiettivi condivisi, che mettano al centro le persone e il pianeta.

Anna Caffarena (Dipartimento di Culture, Politica e Società), saprà la comunità internazionale rispondere alla crisi del multilateralismo in modo da assicurarsi la possibilità di cooperare in forme utili a raccogliere la sfida degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile?
Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (OSS) riflettono uno straordinario impegno della comunità internazionale e richiedono una robusta cooperazione multilivello. In passato, a sostenere questo sforzo di progettazione e implementazione di azioni che superano la dimensione nazionale, sono state organizzazioni multilaterali (ONU). Oggi però il multilateralismo è in crisi, sfidato da chi, in Occidente e fra le potenze emergenti, antepone la sovranità alla responsabilità. Occorre chiedersi se il multilateralismo sarà superato e da che cosa possa essere sostituito. La posta in gioco è la stessa possibilità di raccogliere la sfida degli OSS.

Filippo Maria Giordano (Dipartimento di Culture, Politica e Società), facendo seguito a quanto appena affermato dalla collega Anna Caffarena, quali strategie possiamo individuare per rendere più efficace il partenariato mondiale? 
Esistono oggi, in un quadro globale e glocale, varie dimensioni in cui si colloca e si frammenta il potere d’iniziativa. Non sempre la cooperazione per lo sviluppo sostenibile risulta efficace a causa della dispersione e duplicazione delle azioni o per la fissità dei livelli di governance. Una migliore interazione fra livelli rafforzerebbe la coesione e l’integrazione sociale, settoriale e istituzionale. Una cooperazione funzionale fra attori e una più efficace individuazione e distribuzione delle competenze sulla base del principio di sussidiarietà potrebbero soddisfare tali obiettivi.

Anna Gregis (Dipartimento di Culture, Politica e Società), quali strategie e modelli organizzativi sono più efficaci per rafforzare il ruolo dei cittadini nella produzione e consumo di energia da fonti rinnovabili? 
Negli ultimi anni si stanno consolidando forme di coordinamento tra cittadini per la produzione, distribuzione e acquisto di energia come, per esempio, cooperative, comunità e gruppi d’acquisto. Per fare in modo che queste iniziative raggiungano una massa critica sufficiente a trainare il sistema energetico verso una maggiore sostenibilità, è necessario da un lato approfondire i motivi, le potenzialità, gli obiettivi e le barriere al loro sviluppo e da un altro quantificare il loro contributo, a livello europeo e nazionale, alla transizione energetica.

Sara Sozzo (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari), la perdita di biodiversità e i problemi legati ai cambiamenti climatici ci coinvolgono direttamente? Come fare a coinvolgere i cittadini su questi temi? 
Entro il 2030, la comunicazione "ambientale" deve essere globale e di tutti. Vi sono già in attuazione alcuni meccanismi di engagement diretto dei cittadini come il progetto Eklipse della Commissione europea. Tale progetto, di cui faccio parte, si occupa delle tematiche legate alla sostenibilità ambientale (biodiversità, inquinamento, cambiamenti climatici e servizi ecosistemici) e ha l'obiettivo di coinvolgere i cittadini alle direttive future post Horizon 2020.

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Intervista a

Anna Caffarena
Filippo Maria Giordano
Anna Gregis
Sara Sozzo
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

A cura di

Redazione FRidA
Pubblicato il

17 marzo 2020

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