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In che modo la crisi del capitalismo è connessa alla crisi climatica?

Un manifestante vestito da Joker impugna una bandiera Mapuche di fronte alla polizia. Santiago del Cile, 30 ottobre 2019. Foto: Associated Press

A causa della combinazione tra sovra-sfruttamento delle risorse e cambiamento climatico, sta diminuendo la fertilità di quei sistemi che garantiscono la riproduzione dell’attuale sistema socio-economico. Questo mette a repentaglio il rapporto ritenuto immutabile tra crescita economica e disponibilità di natura.

L’attuale crisi climatica è l’esito dello sviluppo estremo di una forma globale di attività economica che si identifica con il capitalismo. La stretta interdipendenza tra crisi economica e crisi ecologica si basa sul fatto che energia e materie prime a basso costo iniziano a scarseggiare. Come suggerito da Karl Marx, la diminuzione della fertilità naturale dei sistemi biofisici crea le condizioni per una violenta frattura tra capitale economico e risorse naturali che può portare a crisi estreme. Tale diminuzione coinvolge i servizi sia eco-sistemici (il ciclo dei nutrienti, la formazione del suolo, la produzione di cibo) sia geo-sistemici (l’acqua potabile, le materie prime e i combustibili fossili), come certificano molti studi, tra cui lo Special Report on Climate Change and Land dell’IPCC o l’OECD Environmental Outlook to 2050. Essa implica una radicale trasformazione delle relazioni tra energia, lavoro e valore.

L’attuale sistema porta a produrre sempre più energia, prodotta per la maggior parte da fonti fossili, per mobilitare sempre meno forza lavoro, e di conseguenza meno valore, visto che esso dipende dal lavoro umano. Questo sta portando a una profonda crisi della dialettica capitalismo/natura. In altre parole:

  • si richiede sempre più energia per unità di tempo lavorativo;
  • il lavoro non aumenta la sua produttività in proporzione all’aumento di consumo di energia;
  • l’energia che mobilita lavoro è per la maggior parte derivata da fonti fossili.

Combinati insieme questi elementi generano pessimistici scenari sul futuro del sistema capitalistico ma anche dei sistemi sociali integrati dalla globalizzazione.

L’energia può essere concepita come lavoro in grado di generare il valore del processo economico: applicata ai sistemi tecnici o direttamente spesa dai corpi quando producono la loro capacità di lavoro, è centrale nel processo di riproduzione socio-economico. Ma c’è una contraddizione di fondo: l’energia incorporata nelle fonti fossili e spesa per muovere i macchinari cresce più velocemente di quella immagazzinata dalle cellule delle persone che producono forza-lavoro. In altre parole, la produttività dei corpi cresce più lentamente dell’energia spesa per creare l’ambiente tecnico della loro erogazione di lavoro, che deriva direttamente da fonti fossili. Comparando i tassi di crescita della produttività media del lavoro e dell’energia vediamo che il sistema del capitale, per sopravvivere, deve usare quantità crescenti di energia fossile che però ha dei limiti molto chiari (Martinez-Alier and Schlüpmann 1987, Mirowski 1989; Taylor 2008). Come conseguenza diretta dell’entropia generata dal capitale, che è il risultato appunto del critico rapporto tra energia e lavoro, aumenta il costo finale dell’energia e diminuisce quello della forza-lavoro (ossia i salari). Il che provoca crisi e collassi dell’ordine sociale come sta accadendo in Cile, Bolivia, Ecuador, Libano, Iran, Francia, per non parlare di prolungate guerre civili per esempio in Iraq, Siria, Libia, Yemen, che sommati possono generare catastrofi.

Occorre allora sviluppare nuovi strumenti teorici per interpretare e anticipare tali dinamiche, costruendo plausibili alternative. David Harvey, Murray Bookchin, Jason Moore e John Bellamy Forster sono alcuni degli autori proponenti nuove prospettive di ecologia politica e sociale in grado di cogliere le dinamiche ambientali ed ecologiche come momento di critica dell'esistente e di costruzione di nuove forme di vita sociale.

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Dario Padovan
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

18 novembre 2019

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