Economia, Finanza e Management

Dal lavoro alla salute, dai Big Data alle politiche pubbliche

La ricerca ha lavorato su Big Data di varie istituzioni pubbliche italiane, integrati in modalità innovative per renderli adatti alla ricerca sociale, realizzando una serie di studi sulle relazioni tra salute e lavoro e su come queste relazioni sono modificate dalle politiche sociali

L'obiettivo della ricerca era quello di fornire conoscenze utili per il disegno e la valutazione delle politiche in tema di salute sul lavoro. Innanzitutto le politiche che hanno la salute come obiettivo principale, quali la normativa sugli infortuni sul lavoro. Ma anche altre politiche sociali e di regolazione del mercato del lavoro, che anche possono influenzare la salute delle persone perché agiscono su quelli che la letteratura scientifica chiama i determinanti sociali della salute. La principale "materia prima" della ricerca è stata una serie di archivi di Big Data di istituzioni pubbliche italiane – tra cui l’INPS, l’INAIL, il Ministero della Salute e l’ISTAT – integrati tra loro in modo innovativo proprio per consentirne un utilizzo ai fini della ricerca sociale.

Il contributo specifico del progetto a queste attività di integrazione è stato quello di individuare e studiare le possibili questioni di privacy che ne ostacolano la diffusione, e le possibili soluzioni fornite da quelli che in gergo tecnico si chiamano i “synthetic data”, ovvero dati modificati artificialmente e spersonalizzati. Tra i risultati da citare, una serie di studi sulle relazioni tra due temi in apparenza lontani: la flessibilità del lavoro e il rischio di infortuni sul lavoro. Un primo nesso che li lega è dato dal fatto che una situazione di insicurezza lavorativa espone innanzitutto al rischio di accettare lavori che non corrispondono alle proprie competenze, a volte caratterizzati da condizioni di sicurezza peggiori. Ma anche nei casi in cui la flessibilità è “virtuosa”, perché la persona riesce stabilmente ad avere opportunità di lavoro diverse e soddisfacenti, il cambio frequente di mansioni e di condizioni di lavoro porta a essere esposti a un rischio di infortuni che, a ogni cambio di occupazione, è maggiore del 20-30% rispetto a lavoratori già stabilmente in quella occupazione.

Una serie di studi si sono poi concentrati sulle relazioni tra disoccupazione, in particolare in età avanzata, e rischio di infarto. La perdita del lavoro è un evento che non espone le persone solo a uno stress economico, ma anche psicologico, nonché alla perdita di capitale umano e relazionale, tutti fattori rilevanti anche per la storia di salute delle persone. Questo è rilevabile anche rispetto al rischio di infarto, in particolare per le persone che a seguito della perdita di lavoro non trovano un aiuto nella rete di protezione del welfare. Il tema della salute al lavoro in età anziana è importante anche dal punto di vista delle politiche previdenziali. I temi che abbiamo toccato in particolare riguardano i lavori usuranti, e le diverse speranze di vita con cui le persone si presentano al tempo del pensionamento che, nel sistema attuale che non le considera, si traducono in un sistema redistributivo "al contrario", con un trasferimento di risorse a sfavore delle persone di posizione economico sociale più bassa.


tags


temi correlati


autore

Roberto Leombruni
Dipartimento

Economia e Statistica "Cognetti de Martiis"
Pubblicato il

20 Gennaio 2017

condividi

potrebbero interessarti anche