Qualità di vita in pazienti con schizofrenia trattati con antipsicotici long-acting

Lo studio ha l'obiettivo di raccogliere dati riguardanti la tollerabilità dei nuovi antipsicotici in formulazione long-acting, somministrati cioè per via intramuscolare ogni 2/4 settimane, e il loro impatto sul funzionamento psicosociale e la qualità di vita di pazienti con diagnosi di schizofrenia

Nei pazienti con schizofrenia la maggior parte del deterioramento neurocognitivo si manifesta nei primi 5-10 anni di malattia. Questo avviene anche a causa della scarsa aderenza alle cure tipica di questi pazienti, che favorisce il ripetersi di nuovi episodi acuti di malattia con conseguenze "tossiche" sul sistema nervoso centrale.
L’impiego precoce di una terapia antipsicotica somministrata al paziente dagli operatori dei servizi di salute mentale una o due volte al mese, riduce drasticamente i casi di scarsa aderenza alle cure e in tal modo abbatte i tassi di ricaduta e di ospedalizzazione di questi pazienti, migliorando la prognosi della malattia sia a breve che a lungo termine. Tuttavia, queste terapie non sono esenti da effetti collaterali. In particolare, gli antipsicotici di uso corrente presentano un elevato rischio di effetti collaterali di tipo metabolico (tra cui aumento di peso) che spesso determinano, insieme allo stile di vita e a fattori genetici, l’insorgenza della cosiddetta sindrome metabolica. La sindrome metabolica è associata a complicanze mediche e aumento del tasso di mortalità per eventi cardiovascolari.
Pertanto, stiamo raccogliendo dati con l’obiettivo di valutare sia l'efficacia, sui sintomi della malattia ma anche sul funzionamento psicosociale e sulla qualità di vita, sia la tollerabilità di questi farmaci in pazienti con recente diagnosi di schizofrenia con particolare attenzione al profilo metabolico.


impatto sulla società

La scarsa aderenza alle terapie con antipsicotici somministrati per via orale implica elevati tassi di ricaduta con ripercussioni sul paziente stesso, ma anche sui suoi familiari e sul sistema sanitario, che viene gravato di un notevole aumento dei costi (aumento del numero di visite, delle prescrizioni, degli accessi al pronto soccorso, delle ospedalizzazioni, dei percorsi riabilitativi).
Il presente studio ha l'obiettivo di corroborare l'impiego di farmaci sino a ora considerati in extrema ratio, ma che invece in molti casi dovrebbero essere considerati sin dal primo periodo di malattia.


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referente

Giuseppe Maina
gruppo di lavoro

dipartimento

Neuroscienze "Rita Levi Montalcini"

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