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Il presente e il futuro della comunicazione della scienza in Italia

Come percepiscono e rispondono i ricercatori italiani alla domanda di conoscenza scientifica e di dialogo che arriva dalla società? Abbiamo cercato di rispondere indagando le motivazioni, gli strumenti, i modelli impiegati nelle attività di comunicazione e diffusione della cultura scientifica

La nostra ricerca si chiama ISAAC, un nome che, oltre a essere un omaggio a Isaac Newton uno dei più grandi scienziati che l’umanità abbia conosciuto, è l’acronimo di “Italian Scientists multitechnique Auditing and Analysis on science Communication”, reso in italiano con “Indagine multitecnica sulle pratiche di comunicazione della comunità scientifica italiana”. Il progetto ha visto la collaborazione dell’Università di Torino, del Centro Agorà Scienza e del CNR.

La scelta di osservare coloro che per mestiere sono soliti osservare gli altri ha portato, tra le altre cose, a un confronto sistematico tra umanisti e scienziati, mai tentato prima, che rimescola le carte e rivela più punti comuni che differenze nell’identificazione dei problemi associati alla comunicazione della propria attività di ricerca. È infatti avvertita da entrambe le sponde, per richiamare uno dei nodi più cogenti, la necessità di prevedere un riconoscimento istituzionale nelle valutazioni ufficiali inerenti la cosiddetta “terza missione”, tema che si è rivelato preda di profonde disuguaglianze di generazione. I mutamenti impressi a molti aspetti della nostra società dalle più recenti tecnologie Internet e Web-based, nonché la diffusione su larga scala dei cosiddetti personal media, non hanno impiegato molto a penetrare il “laboratorio”. Tra i cambiamenti che stanno lasciando le tracce più marcate, ISAAC ha indagato l’Open Access e la cosiddetta “Science Mode 2”, un nuovo paradigma di produzione della conoscenza, vista dagli autori della controversa etichetta come socialmente-distribuita, orientata alla ricerca applicata e trans-disciplinare.

Abbiamo stabilito di rilevare la multiformità della comunicazione della scienza con un approccio multitecnica. In primo luogo, con una survey ad hoc rivolta a un campione nazionale rappresentativo dei ricercatori accademici e degli istituti pubblici di ricerca italiani. In seconda battuta, implementando due case studies, inerenti a pratiche che destano interesse tra gli scienziati più sensibili al public engagement: l’analisi dell’offerta di contenuti scientifici per mezzo di blog gestiti direttamente da scienziati, da una parte e, dall’altra, l’inclusione di istanze tecno-scientifiche in processi decisionali ascrivibili al paradigma della deliberazione pubblica. In entrambi gli approfondimenti, sono state rilevate potenzialità ancora inespresse e virtù da coltivare, alla ricerca di un baricentro comunicativo, quello dell’“onesto mediatore” che, almeno nel contesto italiano, sembra per ora destinato a restare un affascinante argomento retorico.


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autore

Giuseppe Tipaldo
Dipartimento

Culture, Politica e Società
Pubblicato il

20 gennaio 2017

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