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Processi sociali e politici, Legge e Comunicazione

Storie che sanano ferite. Il sapere indigeno e il potere ristoratore del diritto

Illustrazione di Valentina Russo (in arte mucho_amor), 2020, ispirata a una storia artica.

Esiste una profonda connessione tra il diritto - e le sentenze che tutelano la salute, l’accesso al cibo e l’ambiente - e le storie narrate dalle popolazioni indigene, da sempre sintonizzate sui “battiti” del nostro Pianeta. Mettendo insieme le nostre sensibilità e competenze in diritto e antropologia, indaghiamo il potere ristoratore del primo e la rivelazione delle seconde. Con l’obiettivo di immaginare e contribuire a delineare nuove coscienze collettive per mondi più giusti e interconnessi, mondi più-che-umani.

All were silent, thinking, until the mole spoke up.
Spending her life so close to the earth,
without eyesight but with great vision, the mole said,
“I know where you can keep knowledge so that it will be very difficult to find.
 Only the most courageous, curious and humble human being will thus find it if you keep knowledge here.”
Nanaboozhoo asked, “Where, my sister?”
“Put it inside them,” the mole replied.
“Put it inside them”. 

Tratto da una Arctic indigenous story,  raccontata da Gord Bruyere e Einar Bergland

Era il 2018 quando, per la prima volta, abbiamo intravisto altri mondi in questo mondo. È accaduto a Oslo. Eravamo un gruppo di giovani ricercatrici e ricercatori, che portavano un bagaglio di esperienze e di sogni. Chi dal Canada, chi dal Brasile, chi dal cuore dell’Europa, chi dall’Africa, chi dal Circolo Polare Artico. Avevamo esplorato campi di ricerca lontanissimi fra loro, eppure ci eravamo ritrovate tutte e tutti su un fiordo bellissimo per leggere storie indigene, per esplorare nuovi tempi e spazi, approdare in nuovi luoghi e sistemi di sapere.
Da lì abbiamo immaginato mondi, li abbiamo percepiti con gli occhi e con il cuore, amati e discussi. Così abbiamo ricominciato il nostro viaggio di ricerca dalla nostra storia sul fiordo, intreccio di intrecci, di uomini e donne coraggiose, di linguaggi molteplici perché complesso è ciò che descrivono.

Il nostro lavoro oggi è quello di raccogliere, raccontare, far raccontare, illustrare e interpretare il diritto attraverso le storie e le storie attraverso il diritto: storie del potere sacro del cibo, che nutre, che guarisce il corpo e l’anima di ognuno, la Terra e l’anima del mondo e che tutto unisce. Il cibo stabilisce una connessione con i saperi ancestrali e con la Madre Terra. L’origine è nei semi, che nascono nel cuore della Terra, diventano frutti, diventano cibo, diventano sangue, diventano cuore, pensieri, e ritornano alla Terra Madre, secondo un ordine eterno che unisce generazioni, stagioni, esseri viventi, elementi naturali, tempo e spazio.

Il diritto ristora. Il diritto restituisce. Questo è l’insegnamento di una delle tante decisioni (o storie) della Corte Interamericana dei Diritti Umani che il 6 febbraio 2020 ha dichiarato uno Stato nazionale (l’Argentina, in questo caso) responsabile della violazione del diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua e a un ambiente sano delle popolazioni indigene. La condanna è quella di presentare, e contestualmente implementare, un piano d’azione per ristorare le popolazioni indigene del danno subito dall’espropriazione della loro terra. Una decisione, quella della Corte, che afferma e riconosce il legame indissolubile tra comunità umane e non umane, la terra, l’acqua, il cibo. Una decisione che sana e guarisce la ferita tra l’umanità e il Pianeta.

La sentenza racchiude tanti aspetti della nostra ricerca: il ruolo del diritto e delle Corti nel ritrovare gli equilibri, il ruolo degli indigeni nel ricordarci che il cibo, fonte di vita, ci lega ai nostri antenati.
E la stessa sentenza ha un legame, o forse è completata, dalla storia indigena di Nanaboozhoo, eroe polimorfo e trickster (“imbroglione”, in particolare negli ambiti della mitologia e della religione, NdR), e della ricerca di un luogo sicuro in cui riporre (e dunque ritrovare) il sapere. Nanaboozhoo si rivolge agli animali per ricevere consiglio. La domanda su dove si custodisca il sapere, posta anche nella citazione che apre questo racconto, è avvolta da un silenzio pieno di attesa. Fino a quando la sorella talpa, che abita nel cuore della Terra e che guarda con gli occhi del cuore, propone una risposta. “Riponiamo e ritroviamo il sapere dentro di loro [donne e uomini]. Riponiamolo dentro di loro”. Il cuore è il posto più sicuro in cui seminare.

Le storie narrate dalle Corti, attraverso il potere ristoratore del diritto, e le storie narrate dagli indigeni, attraverso la saggezza degli animali che conoscono il cuore della Terra, si assomigliano molto. Parlano il linguaggio delle donne, delle madri, degli ecofemminismi. Ogni storia ha il suo linguaggio, che attinge a certezze e saperi diversi, e suggerisce di sintonizzarci ai ritmi e ai cicli del Pianeta - che appaiono nell’incertezza che stiamo vivendo più difficili da decifrare - per riscoprirci parte di un sistema connesso, o una rete di sistemi che sono naturali, umani e animali allo stesso tempo (più-che-umani). Solo questa consapevolezza e saggezza ci permetteranno di immaginare e co-creare nuovi mondi, tanti: mondi equi, connessi, accoglienti, puliti, ricchi. Per questo abbiamo deciso di raccogliere storie, di metterle vicine, e quando ci è possibile, raccontarle e farle raccontare.

Questo è uno dei semi che stiamo coltivando. 

Ringraziamenti
Le autrici ringraziano per l’ispirazione l’Indigenous Law Research Unit (ILRU) della University of Victoria, British Columbia, Canada, e in particolare le splendide Val Napoleon e Rebecca Johnson. Entrambe ringraziano anche la più tenera delle illustratrici, Valentina Russo (Instagram: @mucho_amor), con la quale collaborano da più di un anno in progetti editoriali e tante idee che hanno come obiettivo quello di contribuire a diffondere l’amore nel mondo. Margherita P. Poto ringrazia anche l’UiT, The Arctic University of Norway per averle aperto la porta a mondi nuovi, e l’Università di Torino, Dipartimento di Management, per averle aperto la porta verso il Grande Nord. Arianna Porrone ringrazia anche l’Università degli Studi di Macerata per averla scelta, capita e supportata nel suo percorso accademico.

Sui nostri progetti precedenti:
An illustrated storybook of indigenous stories as a learning tool for scholars and communities, 2019.
YoungCAS 2018


IMMAGINI

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Margherita Paola Poto
Arianna Porrone
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

02 marzo 2021

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