Storie di ricerca

Voci dal carcere: la storia della prigione attraverso le testimonianze del Museo Lombroso

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Prigioni

Grazie al patrimonio del Museo “Cesare Lombroso” di Torino, fatto di autobiografie, riproduzioni di tatuaggi e oggetti realizzati da persone detenute, è possibile ricostruire la storia del carcere tra Ottocento e Novecento. Superando la prospettiva meramente criminologica, il Museo valorizza queste testimonianze dirette come espressioni di riflessione, adattamento e resistenza alla prigione. Insieme alle installazioni Tattoo3D e Orci carcerari, l’iniziativa Voci dal carcere restituirà una narrazione plurale della prigione attraverso un'antologia e podcast integrati nel percorso museale.

Negli ultimi anni la storia della prigione si è affermata come un ambito centrale per comprendere i rapporti tra individuo, potere e società nell’età contemporanea. 

Il carcere non è stato soltanto un luogo di reclusione e punizione, ma anche uno spazio in cui le persone hanno prodotto scritture, oggetti e segni capaci di restituire dall’interno l’esperienza della detenzione. 

In questo quadro si colloca il lavoro di ricerca avviato a partire dal patrimonio storico del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, che conserva un insieme articolato di testimonianze carcerarie databili tra metà Ottocento e primo Novecento. 

Creato da Cesare Lombroso negli anni Sessanta del XIX secolo come collezione privata, con l’obiettivo di conservare ed esporre i materiali della nascente “scienza” del crimine, il museo conserva diverse tipologie di reperti e fonti sulla vita carceraria. 

Moulle
Ritratto di J. M., matita, tempera blu e rossa, acquerello su cartoncino,
132x67,5 cm, post 1887, Torino, Museo Lombroso

Ad esempio, la collezione dei ritratti di persone tatuate, disegnati a mano o fotografati in ambito carcerario e medico-legale, esposti nella nuova installazione museale Tattoo3D e raccolti nel volume Quella strana usanza. I tatuaggi del Museo Lombroso (a cura di Silvano Montaldo, Editris, 2025), entrambi risultati del progetto PNRR-Changes, Spoke 4, Virtual Technologies for Museums and Art collections. Questi materiali non nacquero per fini artistici, ma come esiti di pratiche quotidiane di studio e sono oggi fonti preziose per una storia sociale e culturale del carcere.


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Orci carcerari è un’altra installazione multimediale inserita nel percorso di visita del Museo Lombroso, che valorizza la collezione di ceramiche decorate dai detenuti con nomi, date, simboli e immagini. Su questa collezione è in corso una ricerca nell’ambito del progetto SCRENIM – The dream of freedom. Writing in confinement in Early Modern Italy (15th-19th centuries), in collaborazione con l’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, che ha lo scopo di identificare gli autori di iscrizioni e decorazioni, per indagarne la provenienza e le espressioni culturali.

Orcio
Orcio carcerario, terracotta smaltata e incisa, fine XIX secolo, Torino, Museo Lombroso

In questo ampio percorso di ricerca e valorizzazione, volto a restituire l’esperienza di coloro che subirono la carcerazione, si inserisce anche il progetto Voci dal carcere, che mette al centro le autobiografie dei detenuti comuni, “ego-documenti” scritti durante la detenzione, testi che solo recentemente sono entrati nel campo di interesse della storiografia internazionale. 
 


Attraverso un lavoro di analisi storica, queste testimonianze consentono di ricostruire le condizioni materiali della prigione, i rapporti con l’autorità, le strategie di adattamento e resistenza e i tentativi di rielaborazione del sé durante l’espiazione della pena.

Lettera memoriale
Raccolta di lettere familiari del condannato Delogu Antonio, del Bagno penale di Gaeta, manoscritto, fine XIX secolo, Torino, Museo Lombroso

I risultati della ricerca saranno tradotti in un’antologia di testi di prossima pubblicazione e in brevi podcast che, grazie alla collaborazione con il laboratorio di digital history del Dipartimento di Studi Storici, saranno integrati nel percorso di visita del Museo.

In questo modo, Voci dal carcere, insieme a Tattoo3D e agli Orci carcerari, contribuirà a costruire una narrazione plurale della prigione, fondata su ritratti, scritture, immagini e oggetti prodotti dai detenuti stessi. Il museo diventerà così uno spazio in cui la storia del carcere è letta non solo attraverso le categorie della criminologia ottocentesca, ma anche attraverso testimonianze, immagini e riflessioni prodotte da chi lo subì.