Vivere e tutelare il Grande Fiume. Intervista a Elena Marsiglia de La risalita dei pesci
Un’isola in mezzo al Po, un ecosistema da proteggere e una piccola comunità pronta a tutto per farlo: la Scala di Risalita dei pesci di Isola Serafini non è solo una gigantesca opera idraulica per il ripopolamento dello storione, ma anche un patto virtuoso tra politica, ricerca e valorizzazione del territorio. Ci facciamo raccontare questa storia da Elena Marsiglia, responsabile del servizio visite della struttura.
La Risalita dei Pesci presso l'Isola Serafini è un'importante iniziativa di ripristino e tutela ambientale del fiume Po. Il progetto avviato nel 2012 ha portato alla realizzazione di un passaggio per pesci, una “scala” di acqua, nel punto dove negli anni ‘60 la costruzione della centrale idroelettrica aveva sbarrato il percorso migratorio naturale di specie come lo storione e l'anguilla, impedendo loro di raggiungere le aree di riproduzione. Oggi la struttura - aperta al pubblico - permette ai pesci di superare il dislivello creato dalla diga e risalire il fiume verso i grandi laghi del Nord Italia.
Ne parliamo con Elena Marsiglia, responsabile del servizio visite presso la Scala di Risalita dei pesci di Isola Serafini.
Elena, partiamo proprio dall’Isola Serafini, che si trova nel cuore del Grande Fiume, tra le province di Piacenza, Lodi e Cremona, ed è l’unica isola fluviale in Italia a essere abitata, seppure da poche decine di persone. Cosa vuol dire vivere in mezzo al fiume in una zona che, dal punto di vista ecologico, è tanto ricca quanto fragile?
Isola Serafini è un luogo difficile da raccontare, frutto di una storia complessa che nel corso dei secoli l’ha vista evolversi e mutare assecondando gli umori del fiume Po.
Le grandi alluvioni del passato hanno plasmato e trasformato radicalmente la sua morfologia e lo studio della cartografia storica è diventato per me quasi una caccia al tesoro, per riuscire a capire quello che era e quello che vediamo oggi. Chi abita qui, salvo rare eccezioni, ci è nato.
Vivere sull’isola significa compiere una scelta consapevole rispetto ai possibili rischi a cui ci si espone ogni giorno.
L’isola infatti è un’area golenale, ovvero un polmone esterno per il fiume che accoglie le sue esondazioni a tutela dei centri abitati maggiori. Questo significa poter vedere la propria casa allagarsi in caso di alluvione, ma se 50 abitanti sono disposti ad assumersi questo rischio è perché l’isola è molto più di questo. Isola Serafini è comunità, famiglia, casa, natura, quel luogo in cui anche se sei un forestiero, o meglio, uno “del continente”, troverai sempre un sorriso ad accoglierti, un bianchino offerto al Baracchino per conoscerti, un aiuto in caso di bisogno.
La Scala di risalita dei pesci non è solo un’opera ingegneristica che salva i pesci, ma è anche un polo culturale per la tutela e la valorizzazione della biodiversità del Po. Ci racconti in breve come portate avanti questa missione?
Nessuno l’avrebbe mai detto, ma se consegni le chiavi dell’impianto alla comunità locale, questa lo accoglierà come se fosse un membro della famiglia e non lo gestirà soltanto, ma ne avrà cura. Questo è quello che è successo con il passaggio per pesci. Una volta spenti i riflettori del bando europeo ci siamo rimboccati le maniche per capire come l’opera idraulica di questo tipo più grande d’Italia potesse fungere da fulcro per la divulgazione scientifica, ma non solo.
Quello che offriamo è un vero e proprio racconto dell’esperienza di vita a Isola Serafini, del vivere in un territorio rivierasco, testimoniando i cambiamenti paesaggistici e ambientali che hanno segnato l’intero ecosistema fluviale, ormai sempre più compromesso. Il contatto con il pubblico, in particolare con le scuole e le università, ci dà l’opportunità di trasmettere maggiore consapevolezza sulle emergenze naturalistiche in corso, raccontando tutti i progetti e le iniziative di tutela promosse nel territorio della Riserva di Biosfera MAB UNESCO Po Grande, nel quale rientriamo.
Sul sito www.risalitadeipesci.com leggiamo che il progetto è stato un gioco di squadra tra istituzioni locali, associazioni e anche mondo della ricerca. Qual è il ruolo di ciascun soggetto e come si crea la sinergia vincente per contrastare la crisi ambientale?
Come ci insegnano nel mondo accademico, l’ingrediente segreto per un progetto di successo è la multidisciplinarietà e il dialogo orizzontale tra tutti i portatori di interesse. Quello a cui abbiamo assistito a Isola Serafini con il progetto europeo Conflupo, che ha finanziato la costruzione dell’impianto e le operazioni di ripopolamento dello storione cobice, ne è la perfetta dimostrazione.
Due regioni che cooperano insieme, superando i limiti dettati dai confini geografici; ricercatori e ricercatrici di diversi ambiti, dall’ingegneria all’ittiologia, che progettano a più mani l’opera; pescatori del luogo, memorie storiche, associazioni, comunità locale attivati in prima linea per garantire maggiore contestualizzazione del progetto e per conoscere più a fondo il territorio in cui si stava insediando. Ognuna di queste figure è stata determinante per la riuscita del progetto.
Un esempio virtuoso in cui l’infrastruttura non viene calata dall’alto, ma pensata su misura, unendo la sfera ambientale, quella tecnica e della ricerca, culturale e politica.
Per chiudere, ci racconti come si snoda il percorso di visita? E, nell’incontro con il pubblico, cosa ti fa capire che è importante rendere visibile al pubblico la risalita dei pesci?
Per motivi di sicurezza le aree dell’impianto accessibili al pubblico sono limitate, eppure la nostra visita dura circa 50/60 minuti, quindi questo vi fa capire quanto ci sia da raccontare, e non solo dell’opera in sé. Il momento più atteso è la discesa nella cabina di monitoraggio, che si trova otto metri sotto il livello del suolo, nel quale avviene la magia.
Una vera e propria immersione nelle acque del fiume, grazie alla presenza di due grandi vetrate che consentono ai visitatori di vedere in diretta il passaggio dei pesci.
Ovviamente ci vuole una buona dose di fortuna, perché non è così scontato purtroppo. Quello che ci ha fatto capire l’importanza della divulgazione di quest’opera incredibile è l’entusiasmo di tutte le persone che abbiamo accolto in questi primi 4 anni di aperture, ma soprattutto la loro provenienza.
Con grande sorpresa sono approdati sull’isola visitatori da tutta Italia e persino dall’estero, tra Olanda, Cina, Svezia e Finlandia. Un conto è quando sei legato ad un luogo dal valore affettivo, perché ci sei nato, ma queste persone ci dimostrano giorno dopo giorno che non è solo questo, c’è molto molto di più.