Vedere il futuro dentro un archivio. Intervista a Manuela Iannetti, Direttrice di Archivissima
Quasi 500 enti da tutta Italia, un ricco palinsesto di eventi dal vivo a Torino e centinaia di contenuti digitali inediti: sono i numeri di Archivissima 2025, che ormai è diventata una grande festa degli archivi, un’occasione unica per guardare dentro le storie che custodiscono e uscirne con una visione più chiara del futuro. Come? Ce lo racconta la direttrice Manuela Iannetti.
Dal 2018 Manuela Iannetti è la direttrice di Archivissima, il primo festival italiano dedicato alla scoperta e valorizzazione degli archivi storici. Siamo particolarmente felici di ospitarla perché proprio in questi giorni l’edizione 2025 - l’ottava - è ai blocchi di partenza.
Manuela, il tema di Archivissima 2025 è “Dalla parte del futuro”. Cominciamo allora da qui: qual è la connessione tra i mondi passati custoditi dagli archivi e i mondi possibili ancora da costruire?
Gli archivi custodiscono la memoria di ciò che è stato e sono il “luogo” perfetto per trovare stimoli, storie e strumenti per interpretare il presente.
È negli archivi che abbiamo depositato i valori con cui abbiamo costruito la nostra convivenza ed elaborato strategie di pensiero, e al contempo rappresentano il deposito del know how con cui è stata scritta la storia dell’umanità in ogni settore. In un certo senso sono un racconto corale della creatività messa al servizio del mondo, anzi, dei mondi, e di come li abbiamo disegnati e pensati.
Memoria e futuro sono legate perché è quest’ultimo a raccontare la storia. Ma è il presente a costituire la possibilità migliore per avere un futuro, a partire da come accudiamo il mondo attuale, correggendo ove possibile gli errori e costruendo l’archivio del domani.
Fin dalla sua prima edizione, il Festival si è distinto per un mix originale di comunicazione, design e innovazione digitale, capace di spazzare via quella patina polverosa che nell’immaginario collettivo caratterizza i luoghi che hanno a che fare con la storia. Per valorizzare in maniera efficace il patrimonio culturale servono quindi molteplici competenze: com’è composta la squadra di Archivissima?
Archivissima è un festival plurale nelle forme e corale nella sua progettazione. È frutto di un grande lavoro portato avanti da un ristretto numero di persone, ma molto esperte. Se il mio compito è quello di elaborare e di coordinare tutte le attività e le persone coinvolte, monitorando il funzionamento generale, accanto a me lavorano una decina di persone, variamente impegnate: la segreteria organizzativa, la responsabile per la comunicazione, il referente dei social media, l’amministrazione, la logistica, e poi ancora l’art director per l’immagine coordinata e le declinazioni grafiche, i web designer e gli informatici, chi si occupa della ricerca dei fondi, l’ufficio stampa, fotografi e videomaker. I colleghi archivisti e archiviste sono inoltre riferimento per consulenze dedicate.
Di solito si associano gli archivi alle Istituzioni pubbliche, eppure voi coinvolgete ogni anno anche molte imprese. Perché un’azienda dovrebbe avere cura della propria storia e qual è la differenza - se c’è - tra un archivio pubblico e uno d’impresa?
Il cinema, l’industria della moda, il design, l’architettura in primis hanno intuito le potenzialità dei contenuti d’archivio, che possono essere rielaborati e riproposti, alimentando nuove narrazioni.
L’archivio è materia plastica, soggetto a riletture e mutamenti e gli strumenti contemporanei sicuramente li mettono al centro della scena.
La valorizzazione dei patrimoni riguarda gli archivi di ogni natura: se però in ambito istituzionale l’aspetto della conservazione della memoria riveste valore fondativo, in ambito privato è la consapevolezza del valore strategico e commerciale dell’heritage aziendale a essere cresciuta notevolmente negli ultimi anni, assieme a un imponente lavoro di messa in sicurezza del proprio know how. Archiviare, a livello aziendale, può voler dire prima di tutto tutelare la propria storia, e scegliere con cura cosa comunicare.
Guardando al futuro, quali sono secondo te le sfide per chi si occupa di cultural heritage e che tipo di collaborazione vedi con il mondo della ricerca e dell’università per affrontarle insieme?
Futuro è sinonimo di innovazione. Se la digitalizzazione è diventata fondamentale per estendere l’accesso al sapere, allargando il bacino di utenti e favorendo i processi di cittadinanza partecipata e costruzione di identità condivise, oggi è l’intelligenza artificiale a rivestire un ruolo crescente nel supporto alla ricerca, nella consultazione degli inventari e dei fondi per la possibilità che offre di interrogarli e costruire nuovi percorsi di senso.
Altra sfida interessante è quella dell’inclusività e dell’accessibilità, importanti per i processi di valorizzazione e funzionali per l’emersione della storia contenuta nelle fonti, storture e dimenticanze comprese. Il fine non può che essere ri-costruire assieme, anche grazie agli archivi, una comunità umana plurale. In questo, il lavoro con i centri di ricerca, le università e le agenzie di formazione è fondamentale.
Infine, tra i tantissimi appuntamenti in programma quali sono quelli a cui tieni di più o le novità che vuoi segnalare?
Sono affezionata a tutto il palinsesto, dentro cui prendono forma tanti ambiti e declinazioni del tema e in cui la parola futuro sta sicuramente comoda. In particolare penso alla scienza nell’incontro dedicato al nascente archivio di Piero Angela, alla storia del pianeta nell’incontro dedicato alla missione archeologica italiana in Pakistan, ma anche alla storia sociale italiana, che ripercorreremo attraverso i fascicoli desecretati dalle commissioni stragi e riversati nell’archivio del Senato. Sono curiosa della rassegna stampa d’archivio che faremo al Circolo dei Lettori assieme agli amici de Il Post e dei pranzi d’archivio alla scoperta degli intrecci letterari e culinari nelle storie di Sherlock Holmes e Dracula e negli scatti di Publifoto. E soprattutto non vedo l’ora di ammirare l’affresco che Luca Scarlini realizzerà con i materiali d’archivio. Parlando della Torino che avrebbe potuto essere e che non è stata.