Storia di sinergia

Un carcere dei diritti: il ruolo dell’Università

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Prigioni

Portare l’università in carcere significa trasformare il diritto allo studio in una concreta opportunità di crescita, inclusione e reinserimento sociale. L’Università di Torino è stata pioniera in questo ambito, dando vita, già dagli anni Ottanta, a un percorso nelle carceri, che ha portato alla creazione del primo Polo Universitario Penitenziario (PUP) in Italia. Oggi il PUP, grazie alla predisposizione di un’ampia e diversificata offerta formativa, garantisce il diritto allo studio a un numero crescente di persone detenute in molti istituti penitenziari del Piemonte.

di Rocco Sciarrone, Delegato della Rettrice per il Polo Universitario Penitenziario di Unito

Nel quadro estremamente critico del sistema penitenziario italiano, il diritto allo studio garantito dalle Università alle persone private della libertà personale rappresenta un elemento di grande valore. Studiare in carcere significa non solo rispettare un principio costituzionale, ma anche offrire risorse e strumenti per la crescita personale, l’arricchimento culturale e la costruzione di percorsi di inclusione e reinserimento sociale. 

L’Università di Torino è stata tra i primi atenei italiani ad avviare attività didattiche in carcere, che ha progressivamente istituzionalizzato progettando e realizzando uno specifico Polo Universitario Penitenziario (PUP).

Tutto inizia negli anni Ottanta, quando l'allora Facoltà di Scienze politiche instaura un dialogo con detenuti e detenute dell’istituto penitenziario di Torino. Inizialmente, si tratta di alcuni seminari e attività di ricerca sulla condizione carceraria; successivamente, emerge la richiesta di avviare veri e propri percorsi di studio universitario. Da quel primo nucleo di studenti e studentesse, il progetto cresce nel tempo, diventando sempre più strutturato. L’Università di Torino è la prima in Italia a formalizzare questa esperienza, istituendo ufficialmente il PUP nel 1998, grazie a un Protocollo d'intesa con il Tribunale di Sorveglianza e il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria. A Scienze Politiche si affianca dapprima Giurisprudenza e, negli anni successivi, si amplia progressivamente il numero di Dipartimenti coinvolti.

Il PUP torinese ha svolto un ruolo di apripista e di guida nel mondo accademico italiano: infatti è stato tra i fondatori, nel 2018, della Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP). Questa Conferenza è stata presieduta nel periodo 2018-2024 dal prof. Franco Prina, che per lungo tempo ha seguito e coordinato il PUP di Unito, come Delegato del Rettore. La CNUPP è un organo della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che mette in collegamento a livello nazionale gli Atenei, attualmente 47, impegnati a garantire e promuovere il diritto allo studio universitario in carcere.

Fin dalla sua origine, il PUP di Unito si avvale di un contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che garantisce il pagamento della tassa universitaria regionale (a fronte dell’esenzione concessa dall’Ateneo per le tasse di propria competenza), la fornitura dei libri e del materiale didattico, la retribuzione di tutor e borsisti. Il partenariato tra Compagnia di San Paolo e Università è un tratto distintivo rispetto a realtà analoghe presenti in altri atenei.
Attualmente l’Università di Torino ha studentesse e studenti in quasi tutti gli istituti penitenziari della regione, con netta prevalenza in quelli di Torino, Saluzzo, Asti e Biella. A Torino e Saluzzo sono presenti delle sezioni carcerarie dedicate, attrezzate con computer e organizzate in spazi idonei allo studio, alle lezioni, agli esami e all'incontro con i docenti.

"Qui, quando studio - racconta uno studente detenuto - quando partecipo ai seminari, quando mi confronto con i miei colleghi, quando sostengo un esame, sono solo «uno studente universitario». Sembra assurdo ma la mia condizione di studente prevale a volte su quella ben più ingombrante di detenuto".

Il numero di studenti e studentesse iscritti al PUP di Unito è in costante aumento. Dai 46 dell’anno accademico 2019-2020 si è arrivati ai 171 dell’anno in corso. Le donne sono soltanto 7, un numero piccolo ma che rispecchia la quota nettamente più contenuta di popolazione femminile detenuta. Nel complesso sono coinvolti 22 corsi di laurea, che spaziano dalle scienze giuridiche e politiche alle discipline umanistiche. Negli ultimi anni ha avuto particolare successo il corso di laurea in Scienze e tecniche delle attività motorie e sportive, una laurea professionalizzante che offre competenze più direttamente spendibili nel mondo del lavoro.


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Il PUP non è una semplice articolazione didattica di Unito, ma una struttura che mette insieme una molteplicità di soggetti e di interventi, dando vita a una rete inter-istituzionale che coinvolge le articolazioni territoriali dell’Amministrazione penitenziaria, la Regione e gli enti locali, associazioni e cooperative del terzo settore, i Garanti dei detenuti e diverse Fondazioni attive sul territorio piemontese.
Nonostante le emergenze e le difficoltà del sistema carcerario, l’esperienza del PUP indica che la costruzione di un «carcere dei diritti» è possibile. Meriterebbe quindi di essere maggiormente conosciuta, anche all’esterno dei circuiti penitenziari e universitari, e di essere ulteriormente sviluppata, coinvolgendo un numero più ampio di persone detenute e potenziando, al tempo stesso, l’offerta didattica dedicata.

Per concludere con le parole dello studente del PUP:

“In un mondo dove il carcere sembra un luogo concepito, da molti, forse da troppi, al fine di isolare le persone cattive e per qualcuno «buttare la chiave», questa realtà nella quale vivo rappresenta una speranza. Questo progetto rappresenta, non solo per noi ma forse ancor più per la società, una via per trovare soluzioni migliori e più costruttive. Spesso ho sentito dire che la «conoscenza rende liberi». Niente di più vero”.