Quando il ciclo mestruale non conta: il gender gap nella cura del diabete di tipo 1
La tecnologia che serve a trattare il diabete di tipo 1 corre sempre più veloce, tra sensori sottocute che misurano il glucosio continuamente e microinfusori che erogano insulina secondo algoritmi sempre più sofisticati, ottenendo risultati strabilianti. Tuttavia, industria e ricerca continuano a ignorare una variabile che influenza il compenso glicemico in circa metà della popolazione con diabete di tipo 1: il ciclo mestruale. Lo studio MENSES, condotto dall'Ospedale Regina Margherita di Torino, indaga per la prima volta questo gender gap, analizzando come le diverse fasi del ciclo incidano sul controllo glicemico.
Ogni mese, in tutto il mondo, milioni di donne con diabete di tipo 1 affrontano una sfida invisibile alla maggior parte dei clinici che si occupano di diabete: il ciclo mestruale.
Le fluttuazioni ormonali che accompagnano ogni fase del ciclo mestruale modificano profondamente la sensibilità insulinica, rendendo la gestione della glicemia un bersaglio mobile.
Il risultato? Giorni di valori di livelli glicemici inspiegabilmente alti o bassi, frustrazione e la sensazione di "fare tutto giusto" senza ottenere risultati.
Per chi non ha familiarità con questa patologia: il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule pancreatiche che producono insulina. L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule ꞵ del pancreas che permette allo zucchero (glucosio) nel sangue di entrare nelle cellule, dove viene usato come energia: una sorta di chiave che “apre” le cellule e fa entrare il glucosio nel posto giusto. Senza insulina, o se non funziona correttamente, il glucosio resta nel sangue e la glicemia aumenta, con gravi danni per l’organismo.
Per questo, chi è affetto dal diabete di tipo 1 deve monitorare costantemente la glicemia - oggi può farlo grazie a sensori sottocutanei (CGM, continuous glucose monitoring) che misurano il glucosio ogni cinque minuti - e somministrare insulina attraverso iniezioni multiple giornaliere o microinfusori.
Dal 2019 sono entrati nel mercato europeo e internazionale dei dispositivi dotati di algoritmi che regolano automaticamente il rilascio di insulina in base ai valori registrati dal sensore, rappresentando una vera rivoluzione nella cura, e rendendo sempre più gestibile questa patologia, sia in età pediatrica che in età adulta.
Eppure, questi algoritmi non sono stati progettati tenendo conto delle specificità biologiche femminili, nonostante le donne rappresentino più della metà delle persone con diabete di tipo 1.
Per esempio, il progesterone, ormone che raggiunge il picco nella fase luteale (i giorni che precedono la mestruazione), rende l’organismo meno sensibile all’insulina. In quei giorni possono quindi servire dosi maggiori di insulina per tenere sotto controllo la glicemia, proprio mentre il corpo tende a desiderare cibi ricchi di carboidrati.
Quando arriva la mestruazione, invece, la sensibilità insulinica aumenta bruscamente, con il rischio opposto: cali improvvisi di glicemia. Questo schema si ripete ogni mese, per decenni. È paradossale: i nuovi algoritmi che a breve governeranno questi sistemi impiegheranno reti neurali e modelli predittivi sofisticatissimi per anticipare le oscillazioni glicemiche minuto per minuto, eppure non tengono conto di una variabile che si ripete ciclicamente, è misurabile e può influenzare la sensibilità insulinica, rappresentando un vero e proprio gender gap nella cura del diabete.
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Da questa consapevolezza nasce MENSES (Monitoring and Enlightening glucose Sensor Excursions due to Sexual hormones), uno studio “osservazionale multicentrico”, ideato presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, che cioè osserva cosa succede nelle pazienti senza intervenire, raccogliendo dati da più ospedali per avere risultati più affidabili e rappresentativi. La ricerca è stata supportata anche grazie a ISPAD-Breakthrough T1D del 2024, la principale società internazionale che si occupa di diabete nell’età pediatrica e adolescenziale e coinvolge adolescenti tra i 12 e i 18 anni con diabete di tipo 1 e cicli mestruali regolari.
L'obiettivo è quello di analizzare come le diverse fasi del ciclo influenzino la glicemia, misurando parametri come il “tempo in range”, cioè la percentuale di tempo in cui lo zucchero nel sangue resta entro valori considerati sicuri, la “variabilità”, che indica quanto oscillano i livelli di zucchero, e la frequenza di episodi di ipo e iperglicemia.
Lo studio confronta anche le prestazioni dei diversi microinfusori e algoritmi nel compensare le fluttuazioni ormonali, aiutando a mantenere la glicemia più stabile. Accanto ai dati dei sensori, vengono raccolte le esperienze dirette delle pazienti attraverso un questionario specifico, per valutare l'impatto del ciclo sulla gestione quotidiana del diabete e sulla qualità di vita.
Ma perché concentrarsi sulle adolescenti? Perché è proprio in questa fase della vita che il ciclo mestruale fa la sua comparsa, e le ragazze si trovano a gestire una variabile in più senza alcuna guida strutturata. La letteratura scientifica su questo tema è sorprendentemente scarsa e basata quasi esclusivamente su donne adulte con numerosità campionaria ridotta.
L'obiettivo a lungo termine è fornire evidenze che si traducano in raccomandazioni cliniche personalizzate e, in futuro, integrare il tracciamento del ciclo mestruale negli algoritmi dei sistemi automatici.
La tecnologia per farlo esiste già: le app per il monitoraggio del ciclo sono diffusissime. Eppure, nessun produttore ha ancora integrato queste informazioni, già registrate nella maggior parte degli smartphone, negli algoritmi di somministrazione dell’insulina, alcuni dei quali sono presenti negli stessi dispositivi.
Nel frattempo, la divulgazione gioca un ruolo cruciale: nell'episodio 32 del podcast The Glucose Never Lies, in collaborazione con John Pemberton, abbiamo esplorato le strategie pratiche che le donne possono adottare fin da subito per gestire l'impatto del ciclo mestruale sul diabete di tipo 1.
Il principio di base è semplice: nei giorni che precedono la mestruazione, quando il corpo diventa meno sensibile all'insulina, servono dosi maggiori - aumentandole manualmente o "aiutando" l'algoritmo del microinfusore. All'arrivo del flusso, invece, la sensibilità insulinica risale e le dosi vanno ridotte, per evitare ipoglicemie. Ogni sistema di somministrazione funziona in modo diverso, e per questo servono consigli specifici per ciascun dispositivo: nel podcast li abbiamo affrontati uno per uno.
Comunicare queste informazioni e ragionare insieme alle pazienti sulle migliori strategie da adottare in ogni fase del ciclo è fondamentale, perché se la tecnologia non è ancora pronta a tenere conto della fisiologia femminile, chi vive con il diabete non può permettersi di aspettare.