Ortopedia è da uomini, pediatria è donna: il peso degli stereotipi nella specializzazione medica
Nonostante il loro numero sia in continuo aumento, sulle scelte delle studentesse di medicina gravano ancora gli stereotipi di genere. Persiste l’idea, ad esempio, che ci siano specializzazioni più maschili e altre più femminili. Attraverso una ricerca interdisciplinare, abbiamo evidenziato l’esistenza di fattori strutturali e culturali che condizionano i giovani medici, ma soprattutto le giovani mediche, nella scelta dei percorsi formativi e professionali.
Si fa presto a dire “voglio fare medicina!”. Presto però, arrivano i primi commenti non richiesti su: sacrifici, scarsa qualità della vita, lunghezza del percorso che posticipa l’indipendenza economica e la creazione, se lo si vuole, di una famiglia. Tutto questo soprattutto se si è donne.
Il nostro progetto di ricerca PRIN 2022 PNRR Gender Segregation in Specialised Medical Training, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU, parte proprio da qui. Dalle nonne che si mostrano contrariate all’idea che la propria nipote “taglierà le pance” perché ha scelto di specializzarsi in chirurgia generale; dalla moglie di un medico che non augura alla figlia la stessa vita, fatta di assenze e momenti familiari persi; dal partner che inizialmente sostiene con entusiasmo la scelta della cardiochirurgia, ma poi fatica ad accettare cene saltate e imprevisti continui.
Non si tratta di episodi isolati. Sono piuttosto modi di pensare, aspettative, immagini di ciò che è giusto o possibile, che circolano nelle famiglie e nelle relazioni e finiscono, spesso senza che ce ne accorgiamo, per influenzare le scelte e i percorsi.
Questa trama di idee, più o meno esplicite, costruisce il contesto in cui crescono e si formano le giovani aspiranti mediche.
Nonostante ciò, le donne che frequentano medicina e che poi scelgono un percorso di specializzazione continuano ad aumentare, in Italia come altrove.
Con l’obiettivo di comprendere i fattori strutturali e culturali che condizionano i giovani medici ma soprattutto le giovani mediche a scegliere percorsi formativi e professionali, abbiamo quindi avviato il nostro percorso di ricerca, che si è avvalso di un gruppo interdisciplinare proveniente dall’Università di Torino, Università del Piemonte Orientale e Università della Valle d’Aosta. Siamo partiti proprio dai dati sugli accessi alle scuole di specializzazione italiane.
Il lungo lavoro di pulizia del dataset del Ministero dell’Università e della Ricerca ci ha permesso di ricostruire la storia di genere delle scuole di specializzazione di area medico-chirurgica in Italia dall’anno accademico 1999/2000 al 2021/2022. Abbiamo potuto così osservare come alcune specializzazioni abbiano una storia di iscrizioni prevalentemente femminile (per esempio Pediatria o Ginecologia e ostetricia), altre siano state scelte prevalentemente dal genere maschile (Ortopedia o Urologia), mentre altre ancora (più collegate ai servizi clinici come Radiologia) vedano una presenza pressoché pari di uomini e donne.
LEGGI ANCHE
Il lavoro invisibile che regge il mondo: dare misura giuridica al tempo della cura famigliare
Queste informazioni ci sono state molto utili nella successiva fase della ricerca, la web survey. Nell’indagine, somministrata online a iscritti e iscritte degli ultimi due anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dei due atenei piemontesi, abbiamo chiesto quali fossero le intenzioni future e le aspettative di carriera della prossima generazione di medici e mediche.
Dai risultati si evince che le ragazze scelgono soprattutto durante i tirocini, aspirano a stabilità e benessere (anche e soprattutto nelle relazioni interpersonali) e dichiarano di prediligere specializzazioni più legate alla cura delle fragilità piuttosto che specializzazioni chirurgiche. Al contrario, i ragazzi sembrano più propensi a scegliere all’ultimo “cosa fare da grande”, con un occhio attento alle opportunità economiche.
Quando abbiamo chiesto loro di confrontarsi con gli stereotipi di genere, invece, non ci sono state differenze sostanziali. Il corpo studentesco ritiene che ci siano specializzazioni più adatte alle donne e specializzazioni più adatte agli uomini. Non sorprendentemente, della prima categoria fanno parte, tra le altre, Pediatria e Ginecologie e ostetricia, della seconda Ortopedia e Urologia.
A questo punto, non potevamo non sentire direttamente le voci di chi stava affrontando già il percorso di specializzazione. Abbiamo quindi realizzato 56 interviste a specializzandi e specializzande di 15 specializzazioni tra cui, ovviamente, quelle menzionate
e abbiamo potuto osservare una persistenza di stereotipi e discriminazioni di genere, soprattutto nelle specializzazioni chirurgiche:
medici strutturati che sembrano ignorare le colleghe donne in formazione, pazienti che chiamano “dottore” l’infermiere e “signorina” la medica e così via.
Ma ci sono anche donne volitive che non si arrendono, colleghi supportivi e una nuova generazione di giovani uomini e donne che crede nella parità sul lavoro, in coppia/famiglia e, anche se in maniera disincantata, all’interno del servizio sanitario nazionale. Certo, le specializzande si pongono ancora molte più domande dei loro colleghi (Voglio diventare madre? Quando potrò permettermi di diventarlo? Riuscirò a fare tutto?) che restano senza una risposta fra le mura di reparti e sale chirurgiche.
La nostra ricerca, mostrando la persistenza di disuguaglianze di genere nel campo della formazione specialistica in ambito medico-chirurgico, vuole essere anzitutto una riflessione sulle sfide che attendono la medicina del futuro, già oggetto di numerose trasformazioni organizzative e tecnologiche; ci auguriamo che si inserisca anche in un dibattito più ampio sulla formazione e sulla medicina di genere.
Grazie al sostegno del programma di Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, è possibile approfondire il tema ascoltando il nostro podcast “Corsie Parallele”, disponibile su Spotify e sulle altre principali piattaforme. Oppure vi invitiamo a leggere il nostro libro Professione medica e genere in Italia. Tra femminizzazione e disuguaglianze, a cura di Domenico Carbone e Joselle Dagnes, edito da Il Mulino.