Oltre il dono: perché scegliere e restare in Infermieristica oggi
Il “dono”, inteso come espressione di altruismo e cura verso le altre persone, è da sempre associato alla professione infermieristica. Tuttavia, da solo non basta a spiegare la scelta di intraprendere questo percorso. Un progetto di ricerca nazionale che esplora i motivi di iscrizione e di abbandono del corso di laurea in Infermieristica ha evidenziato come l’altruismo sia la motivazione iniziale più frequente, ma sia spesso affiancato anche da ragioni più pragmatiche e da percorsi differenti, in una popolazione studentesca sempre più eterogenea. Comprendere queste traiettorie è fondamentale per progettare iniziative di reclutamento, orientamento e supporto efficaci, capaci di sostenere nel tempo la professione infermieristica.
Storicamente e culturalmente tendiamo ad associare il concetto del "dono" all’essenza della professione infermieristica, che è prevalentemente femminile e definita come una professione di aiuto. Il dono è inteso in questo contesto come il desiderio di aiutare, di rendersi utili, di fare la differenza nel prendersi cura dell’altro, soprattutto nei momenti di fragilità.
Ma una motivazione legata all’altruismo nel scegliere una professione complessa come quella infermieristica è ancora attuale? E, soprattutto, è sufficiente a sostenerla?
Negli ultimi anni, questa domanda è diventata sempre più urgente. Da un lato, il Sistema Sanitario deve fare i conti con la carenza di infermiere e infermieri e con crescenti difficoltà organizzative; dall’altro, la popolazione studentesca che sceglie Infermieristica è sempre più eterogenea, con un aumento di iscritti di genere maschile e degli studenti lavoratori. In questo contesto, è diventato quindi fondamentale comprendere chi sceglie Infermieristica e perché.
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Allo stesso tempo, capire cosa spinga alcune volte una parte di studentesse e studenti ad abbandonare il percorso di studi non è solo una questione accademica, ma una priorità strategica. Per rafforzare le iscrizioni ai corsi di laurea non basta infatti analizzare i numeri: è necessario approfondire le motivazioni, i percorsi e le caratteristiche di chi intraprende questo percorso formativo. È da questa esigenza che è nato il progetto di ricerca nazionale “Investire sul personale sanitario: motivi di scelta e di abbandono del Corso di laurea in infermieristica” promosso dal gruppo MEDS-24/C del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche.
La ricerca ha mostrato che l’altruismo resta un elemento centrale nella scelta (per 9 studenti su 10 è la prima motivazione e nel genere femminile la probabilità è quasi doppia rispetto agli uomini),
spesso alimentato da esperienze personali, anche di malattia, o dei propri cari. In questi casi, il concetto di dono non nasce da un ideale astratto, ma è legato a un’esperienza vissuta. Emergono poi ragioni più pragmatiche, quali la possibilità di trovare lavoro, la stabilità economica o l’opportunità di carriera. Infine, per una quota non trascurabile (1 su 4) di studentesse e studenti, la principale motivazione di iscrizione è il ripiego: spesso perché non si è riusciti ad accedere al corso di laurea desiderato, e questo porta con sé significati, aspettative e bisogni molto diversi.
La pluralità di motivazioni iniziali è un dato importante su cui riflettere.
Il dono resta il cuore simbolico della professione, ma non è sufficiente: anzi, può persino alimentare aspettative eccessivamente idealizzate, destinate a scontrarsi con la realtà.
Fin dal primo tirocinio clinico infatti, studentesse e studenti affrontano la complessità della professione: responsabilità, carichi di lavoro, relazioni di cura, relazioni interprofessionali, contesti organizzativi sfidanti, nonché dilemmi etici. In questo passaggio, alcune persone trovano conferma nella loro scelta, altre iniziano a metterla in dubbio, altre ancora si allontanano.
L’abbandono, infatti, raramente è improvviso: è l’esito di un progressivo disallineamento tra ciò che si immaginava e ciò che si incontra. Spesso non dipende da un solo elemento, ma è l’intreccio di più fattori: individuali, risorse personali, condizioni organizzative e formative che possono facilitare o, al contrario, ostacolare il percorso.
Il concetto di dono quindi può essere un ottimo punto di partenza e una risorsa potente, ma deve essere sostenuto nel tempo con consapevolezza, competenza e opportunità.
Approcci di questo tipo, che tengano conto della peculiarità di studentesse e studenti, delle loro motivazioni e della loro evoluzione nel tempo, possono fare la differenza nella scelta e nel proseguimento del percorso di studi. Significa progettare meglio le attività di orientamento, intercettare prima le difficoltà e intervenire quando è ancora possibile cambiare direzione attraverso ad esempio peer mentoring, counseling, debriefing e mindfulness, con l'obiettivo ultimo di costruire una professione infermieristica più solida e sostenibile per il futuro.