Storie di ricerca

Oltre i pregiudizi: la giustizia penale raccontata attraverso il gioco

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Gioco

I Soliti Sospetti è un gioco di ruolo dal vivo che unisce ricerca sociologico-giuridica e didattica immersiva per comprendere la complessità della giustizia penale. Attraverso storie ispirate a casi reali, i partecipanti vivono dall’interno le dinamiche del tribunale, scoprendo come disuguaglianze sociali ed economiche influenzino processi e decisioni. Il gioco aiuta a superare stereotipi e a riconoscere la distanza tra giustizia “sulla carta” e giustizia “in azione”.

Dov’è la giustizia? Non c’è più la certezza della pena! Perché una pena così grave? A che cosa serve il carcere? Ma perché non buttano la chiave?

Sono domande che ricorrono spesso nel dibattito pubblico e che tante volte sono accompagnate da risposte semplificate e giudizi affrettati. Ma la realtà della giustizia penale è molto più complessa. Per aiutare a comprenderla, abbiamo creato I Soliti Sospetti. Gioco di ruolo su società e giustizia, che unisce ricerca sociologico-giuridica ed edu-larp, ovvero la didattica basata sul live action role-playing (LARP). 

L’obiettivo è  facilitare la comprensione delle disuguaglianze nel sistema della giustizia penale, stimolare il pensiero critico e favorire il superamento di stereotipi e pregiudizi. 

I Soliti Sospetti immerge giocatrici e giocatori in due aule di tribunale in una mattinata di udienze penali. Le carte del gioco raccontano storie ispirate a casi reali e le regole riproducono le dinamiche studiate dalla ricerca sociologica sulla penalità. Chi partecipa può trovarsi a impersonare imputati e imputate in condizioni difficili, come quelle vissute da persone migranti, senza dimora, in condizioni di disagio psichico o di dipendenza. 

Gioco in aula

Altri giocatori, invece, si cimentano nella difesa. L’esperienza mostra quanto le risorse economiche e sociali incidano sugli esiti del processo: avvocate e avvocati d’ufficio, che spesso non hanno modo di interagire con il proprio o la propria cliente prima dell’udienza, incontrano maggiori difficoltà rispetto agli avvocati di fiducia. Tra le persone imputate, chi ha minori risorse non solo rischia di avere una pena più severa, ma anche di entrare in un circuito di criminalizzazione che aumenta la vulnerabilità già esistente.

In questo modo, permettendo di simulare un’esperienza in prima persona, il gioco aiuta a problematizzare e decostruire molti luoghi comuni sul carcere e sulla detenzione. 

Il live action role-playing, infatti, coinvolge i partecipanti in un apprendimento immersivo: i contenuti educativi non vengono imposti ma co-creati attraverso l’interazione tra chi conduce e chi gioca, in un contesto realistico e protetto.

Le diverse sessioni de I Soliti Sospetti hanno visto la partecipazione di studenti e studentesse delle scuole superiori e dell'università, ma anche di gruppi di cittadini. L’esperienza è stata positiva e sicuramente la replicheremo in futuro. Attraverso appositi strumenti di valutazione d’impatto abbiamo raccolto molti feedback: le persone che hanno partecipato hanno confermato il valore formativo dell’esperienza immersiva e quasi tutte hanno affermato di aver imparato qualcosa di nuovo, superando credenze e disinformazione spesso alimentate dalle politiche populiste e dai media. 

“L’esperienza ha smontato nella mia testa l’idea cinematografica dello stereotipo del criminale: a volte basta qualche sfortuna per essere imputati in un procedimento penale. Non dipende sempre e soltanto da noi, un giorno potrebbe anche toccare a me” (Giocatrice a I Soliti Sospetti).


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Molti giocatori hanno imparato che il diritto in azione è spesso distante dal diritto sulla carta e hanno compreso quanto sia importante, come studenti, futuri professionisti e professioniste, o semplicemente come membri della comunità, impegnarsi per promuovere i diritti e la giustizia sociale. Il gioco è stato pubblicato da Edizioni La Meridiana ed è disponibile per chiunque voglia esplorare e comprendere questioni complesse e attuali mettendosi in gioco.

“Nonostante il principio di uguaglianza sia sancito nella Costituzione e sia quindi un diritto fondamentale, il cammino verso la sua affermazione è ancora lungo” (Giocatore, I Soliti Sospetti).