Nuove voci femminili tra ricerca, coraggio e impegno civile
Donne scienziate, ma anche attiviste, impegnate nella lotta alla povertà o al riconoscimento dei diritti civili…chi sono? Soprattutto, determinate e instancabili studiose che hanno sfidato leggi e pregiudizi per espandere i confini della scienza, rendendola comprensibile e utile per tante persone. Durante la seconda edizione dell’incontro “Donne di Co-Scienza”, docenti e ricercatrici di UniTo si sono nuovamente riunite per condividere nove storie di donne che grazie ai loro straordinari contributi nelle rispettive discipline hanno dato impulso alla ricerca e ne hanno ampliato l’impatto sulla società.
A chi dobbiamo la realizzazione della prima pillola anticoncezionale? E perché oggi, grazie ai vaccini, possiamo prevenire le malattie? O ancora, su cosa si basa la moderna crittografia?
Pur trattandosi di ambiti molto diversi, la risposta è solo una: molto di ciò che abbiamo oggi è frutto del durissimo lavoro di donne che non si sono mai arrese — neanche di fronte al rifiuto da parte di tutte le scuole britanniche o all’espulsione dall’Austria nazista, come nei casi di Elizabeth Garrett Anderson e Marietta Blau!
Si tratta senza dubbio di storie straordinarie, ma non eccezionali.
Per questo il progetto PE LAB – laboratorio di Public Engagement che riunisce studiose e studiosi dai 27 dipartimenti di UniTo – con gli incontri “Donne di Co-Scienza” intende offrire modelli di riferimento a ragazze e ragazzi che desiderano fare del proprio talento una strada da seguire con determinazione, vincendo stereotipi di genere e qualsiasi ostacolo possa apparire insormontabile.
Dunque la seconda edizione dell’incontro si è tenuta a Palazzo Nuovo, con la partecipazione di giovani studenti e studentesse delle scuole secondarie di II grado di Torino e provincia, che si sono messi in ascolto di nove storie scelte da altrettante docenti, studiose e ricercatrici. Naturalmente, storie di donne scienziate del passato e contemporanee che hanno ampliato i confini della conoscenza grazie ai loro successi e al loro attivismo.
Elena Ugazio (Scienza e Tecnologia del Farmaco), Elisa Corino e Carla Marello (Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne) hanno dato voce ad alcuni dei racconti, insieme poi a Ornella Robutti (Matematica), Paola Bonfante (Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi), Enrica Favaro (Scienze Mediche), Simonetta Marcello (Fisica), Silvia De Francia (Scienze Cliniche e Biologiche) e Carmen Concilio (Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne).
Primo fra tutti quello della tenace Elizabeth Garrett Anderson: nata a Londra nel 1836, pioniera nella medicina e nei diritti civili. Dopo aver conosciuto Elizabeth Blackwell, prima donna medico negli Stati Uniti d’America, ha deciso di dedicarsi con determinazione allo studio e alla pratica medica per seguire il suo esempio. Tuttavia, a causa dei divieti imposti alle donne, è stata rifiutata da tutte le scuole di medicina britanniche, evento che avrebbe scoraggiato qualsiasi persona, ma non lei. Elizabeth Garrett Anderson ha ottenuto la licenza dalla Società dei Farmacisti nel 1865 e successivamente la laurea alla Sorbona nel 1870, per poi fondare una clinica per donne povere e la London School of Medicine for Women. È stata anche membro attivo del movimento suffragista, nonché prima donna sindaca in Inghilterra nel 1908.
Linguista torinese e cresciuta durante la guerra, Bice Mortara Garavelli è stata invece testimone diretta della Resistenza. Laureata nel 1954, ha lasciato un’impronta profonda nello studio della retorica, della lessicografia e della punteggiatura. Nel suo lavoro come accademica ordinaria presso l'Accademia della Crusca ha evidenziato come la punteggiatura sia uno strumento semantico oltre che sintattico. Le sue riflessioni sulla comunicazione politica e giuridica sono attuali ancora oggi.
Successivamente le docenti hanno parlato di Sophie Germain, matematica del XVIII secolo, che è celebre per i “numeri primi di Germain”, fondamentali per la moderna crittografia. Per aggirare le barriere di genere, quando corrispondeva con altri studiosi, si firmava con pseudonimi maschili.
La figura di Lady Mary Wortley Montagu ha anche suscitato interesse. È stata lei a introdurre in Inghilterra la variolazione, una forma primitiva di vaccinazione, appresa durante un soggiorno in Turchia. Lady Mary Wortley Montagu ne ha somministrato con successo al proprio figlio una dose, nel 1718, anticipando l’approccio scientifico alla prevenzione delle malattie. La sua conoscenza delle lingue e il suo rango le hanno permesso di agire da vera pioniera della divulgazione scientifica.
All’evento di “Donne di Co-Scienza” non poteva mancare il racconto su Marie Curie. Nata a Varsavia nel 1867, è stata la prima donna a ricevere due Premi Nobel in ambiti distinti (Fisica 1903 e Chimica 1911). Ha scoperto il Radio e il Polonio lavorando con il marito Pierre, fondando successivamente l’Istituto del Radio. È stata anche la prima donna docente alla Sorbona, morendo poi per le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni.
Molto significativa è anche l’esperienza di Marietta Blau, fisica austriaca che nel 1937 ha studiato i raggi cosmici e scoperto le Stelle di Disintegrazione grazie a un innovativo metodo fotografico. Espulsa dall’Austria nazista, ha continuato la sua carriera negli Stati Uniti d’America. Nonostante diverse candidature al Nobel da parte di Schrödinger e Thirring, non ha mai ricevuto il riconoscimento in vita. Solo dagli anni ‘80 si è cominciato a rivalutare il suo lavoro.
È stata inoltre raccontata la straordinaria storia di Katharine Dexter McCormick e di Margaret Sanger. McCormick, biologa laureata al MIT, è stata attivista e mecenate. Dopo aver ereditato una fortuna, ha finanziato le ricerche di Gregory Pincus sugli ormoni sessuali, portando alla realizzazione della prima pillola anticoncezionale (Enovid, 1960). Sanger, ostetrica e attivista, è stata pioniera nel promuovere il controllo delle nascite, fondando la International Planned Parenthood Federation. Le due donne hanno collaborato per decenni, sfidando leggi e pregiudizi, e cambiando radicalmente la storia dei diritti riproduttivi femminili.
A conclusione dell’evento, docenti e ricercatrici hanno analizzato la rappresentazione delle donne scienziate nella narrativa anglofona contemporanea. Facendo riferimento a The Overstory dello scrittore americano Richard Powers, ispirato alla scienziata forestale Suzanne Simard, e ai romanzi The Hungry Tide e Gun Island dell’autore indiano Amitav Ghosh, che analizza l’esperienza di una biologa marina e di una storica, hanno discusso su quanto spesso le donne nella scienza siano state soggette alle discriminazioni e all’oblio.
Dopo Palazzo Nuovo, un ulteriore momento di incontro con “Donne di Co-Scienza” si è tenuto al salotto letterario della Biblioteca Civica “Ginzburg”. Qui Elena Vergnano (Scienze Mediche) e Andrea Ghersi (Matematica) hanno coinvolto il pubblico della biblioteca, favorendo orientamento e divulgazione, e offrendo una riflessione sul contributo storico e attuale delle donne nella scienza. Conoscere queste storie significa molto più che alimentare memoria: vuol dire dare forza al futuro.
Le “Donne di Co-Scienza” ci mostrano che il sapere non ha genere, ma determinazione, coraggio e passione. E che ogni giovane mente ha il diritto – e il potere – di immaginarsi protagonista del cambiamento.
Continua a seguirci, partecipa agli incontri, porta queste storie con te: la scienza ha bisogno anche della tua voce. Le promotrici dell’iniziativa sono disponibili a raccogliere inviti e a proporre nuove edizioni in scuole, biblioteche, circoli culturali e luoghi di incontro e dibattito pubblico.