Storie di ricerca

NanoTheCAba: l'impianto che ripulisce l'acqua dai batteri resistenti agli antibiotici

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Acqua

Esistono batteri che causano infezioni agli esseri viventi che sono capaci di vivere indisturbati nelle acque nonostante la presenza dei farmaci che dovrebbero debellarli. Non solo: possono trasferire questa resistenza ad altri batteri, rendendo le cure meno efficaci e creando un problema per l’intero ecosistema. Il progetto NanoTheCAba, finanziato dall’Unione Europea, ha sviluppato un impianto pilota che usa tecnologie innovative per depurare l’acqua: sistemi avanzati di filtrazione e reazioni chimiche che rimuovono e distruggono i contaminanti, contribuendo a contrastare l’antibiotico-resistenza alla fonte.

Il problema dell’antibiotico-resistenza non è una novità e riguarda molti aspetti della nostra vita, tra cui l’acqua. Studiare le misure utili per abbattere questo fenomeno ci permetterebbe di garantire acqua più sicura a tutta la popolazione.

Il problema nasce dai batteri, creature di grande adattabilità, che possono crescere e riprodursi anche in acque contaminate da antibiotici, ovvero quei farmaci pensati proprio per eliminarli. 

Alcuni sviluppano mutazioni e geni che consentono loro di resistere all’azione degli antibiotici. Non solo: possono trasmettere questa capacità ad altri batteri, in un processo che, se non limitato, può estendersi in modo incontrollato.

I batteri antibiotico-resistenti, pertanto, non sono solo un problema per la loro maggiore resistenza ai trattamenti sanitari, ma anche per la loro capacità di moltiplicarsi e propagare questa resistenza ad altri microrganismi attraverso il trasferimento di specifici geni di antibiotico-resistenza.

Consapevole della problematica, chi fa ricerca applica tutti i mezzi disponibili per individuare i cosiddetti “hotspot di resistenza”, ovvero i luoghi in cui questo fenomeno risulta più accentuato. Tra questi, troviamo siti prevedibili, come gli scarichi degli ospedali e delle industrie farmaceutiche


LEGGI ANCHE
A norma ma non sicure: gli effetti biologici degli interferenti endocrini nelle acque reflue

Tuttavia, non sono trascurabili neanche gli allevamenti e le aziende agricole: ad esempio, gli animali allevati vengono trattati con gli antibiotici per prevenire infezioni, che poi ritroviamo nelle loro deiezioni e successivamente nel letame usato come fertilizzante. Dai campi, a seguito del dilavamento del suolo, i farmaci raggiungono corsi d’acqua e falde acquifere che diventano veri e propri serbatoi di microrganismi resistenti.

Per studiare e cercare di risolvere la problematica, l’Europa ha messo sul tavolo risorse importanti per progettare strategie e abbattere l’antibiotico-resistenza nelle acque. Tra i progetti finanziati c’è NanoTheCAba, coordinato dall’Università di Torino e proposto da un consorzio internazionale composto da due enti di ricerca, due università e un’azienda.

Il suo scopo è progettare soluzioni in grado di rimuovere dalle acque i contaminanti (inclusi i batteri antibiotico-resistenti) tramite processi di filtrazione e ossidazione avanzata, integrati in un impianto pilota pensato secondo i principi dell’economia circolare (vedi figura qui sotto).

Figura riuso acqua

Nello schema viene evidenziata l’interconnessione tra due cicli: quello azzurro dell’acqua, che viene progressivamente trattata, e quello verde dei materiali, che vengono recuperati e riutilizzati alla fine del loro ciclo produttivo per costruire un reattore capace di rimuovere tutti i contaminanti con grande efficacia. 

L’impianto pilota, progettato per trattare 35 litri di acqua contaminata alla volta, combina diversi tipi di filtri: membrane di materiale ceramico altamente resistente a base di carburo di silicio e membrane polimeriche commerciali altamente selettive per i processi di micro, ultra e nanofiltrazione. Questo significa che, utilizzando filtri di dimensioni sempre più piccole, è possibile trattenere e accumulare batteri, i loro frammenti e le molecole organiche contaminanti, fino a rilasciare acqua pura.

Dopo aver separato i contaminanti, l’impianto interviene sfruttando la presenza di materiali ossidici, cioè elementi combinati con ossigeno, che per riscaldamento attivano reazioni chimiche molto efficaci. Queste reazioni riescono a “spezzare” e degradare molecole organiche complesse, inclusi residui di antibiotici e frammenti di DNA contenenti geni di resistenza.

In questo modo, l’impianto non si limita a filtrare l’acqua a seguito dei processi di filtrazione, ma abbatte i contaminanti in modo estremamente efficace, eliminando il problema dell’antibiotico-resistenza già durante la  fase di depurazione delle acque.

I progetti di ricerca europei come NanoTheCAba sviluppano tecnologie innovative per mettere a servizio della comunità le conoscenze sviluppate in ambito chimico e di scienza dei materiali. Rimuovere e degradare contaminanti e batteri, garantire acqua pulita: un approccio integrato e sostenibile può contribuire concretamente a proteggere le risorse idriche e la salute pubblica.