La salute ginecologica non può essere una scommessa. La sfida della pillola anticoncezionale su misura
La pillola anticoncezionale è fondamentale per la gestione delle mestruazioni, del dolore pelvico e di moltissime patologie e condizioni ginecologiche. Eppure, ancora oggi, la sua prescrizione avviene in modo empirico: si procede per tentativi. Questo significa, spesso, collezionare effetti collaterali, stress e frustrazione. Da questa esigenza è nato W.O.M.EN.: Wash Out Misunderstood ENdometrium, un progetto che punta a sviluppare un dispositivo medico capace di personalizzare la prescrizione della terapia.
Immagina di avere mal di testa. Vai dal medico, poi in farmacia, compri il farmaco prescritto e lo assumi. Ma il dolore non passa, anzi iniziano nausea e capogiri. Interrompi la terapia, torni dal medico, che ti consiglia un nuovo farmaco. Provi anche quello e, di nuovo, il mal di testa persiste e questa volta inizi a percepire sonnolenza e a perdere sangue dal naso. Ora immagina che questo non succeda una volta, ma per mesi, o per anni. Come ti sentiresti?
È quello che accade quotidianamente a milioni di persone assegnate femmine alla nascita (AFAB – assigned female at birth – acronimo che da ora in poi si userà per non sovradeterminare il genere di nessuno) quando iniziano ad assumere la pillola anticoncezionale. Oggi si stima che nel mondo siano circa 151 milioni le persone che la assumono, e non solo per scopi contraccettivi. La pillola, infatti, è uno strumento centrale nella gestione delle mestruazioni, del dolore ad esse associato e di condizioni quali endometriosi, adenomiosi, fibromi uterini e sindrome dell’ovaio policistico.
Eppure, la sua prescrizione si basa ancora su un metodo empirico: si procede per tentativi, nella speranza di individuare, prima o poi, quella giusta.
Questa scommessa porta spesso a collezionare effetti collaterali e ad accumulare stress e frustrazione. Spotting (perdite di sangue leggere e irregolari tra una mestruazione e l’altra), cefalea, aumento o diminuzione del peso, abbassamento della libido, appiattimento dell’umore, ritenzione idrica e dolore pelvico sono solo alcune delle possibili conseguenze di questo gioco.
Non bisogna fraintendere: la pillola è sicura, ma c’è una variabilità individuale che non viene considerata nel processo di prescrizione. C’è chi cambia tre, quattro, cinque terapie nel giro di poco tempo, nella speranza di trovare, prima o poi, quella più adatta. C’è chi finisce per convincersi che “è normale stare male” e soffre in silenzio e c’è chi rinuncia, anche quando la pillola potrebbe essere di grande aiuto.
E se non fosse necessario soffrire così a lungo?
È da questa domanda che nasce W.O.M.EN. – Wash Out Misunderstood ENdometrium, un progetto sviluppato nel laboratorio di Farmacologia Clinica “Franco Ghezzo” del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino, da un’idea della prof.ssa Silvia De Francia e del dott. Francesco Chiara. L’obiettivo è semplice, ma solo in apparenza:
superare la logica del “tentativo ed errore” e trasformare la prescrizione della pillola in una scelta personalizzata, non più una scommessa.
Questo sarebbe possibile grazie all’uso di un dispositivo medico, attualmente in fase di sviluppo da parte del team del progetto, che attraverso un’analisi del sangue capillare permetterebbe di individuare quali formulazioni siano più adatte alla singola persona e quali, invece, presentino una maggiore probabilità di effetti collaterali. I risultati sarebbero consultabili dal personale medico tramite un’app dedicata, trasformando un percorso oggi incerto in una scelta informata e mirata.
La ricerca è attualmente in fase pre-clinica: il team sta analizzando cellule endometriali di pazienti sane e si prepara a all’analisi di pazienti con diverse patologie ginecologiche, per ottenere i dati necessari a calibrare e validare il dispositivo prima del passaggio alla sperimentazione clinica.
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W.O.M.EN. non è fantasia, né un azzardo: si inserisce in un filone già vivo e presente, anche se ancora poco noto: quello del FemTech. Il progetto dialoga infatti con realtà già attive in questo ambito, come per esempio Tech4Fem, primo network italiano dedicato al FemTech, e WeWomEngineers.
W.O.M.EN. ha vinto entrambe le fasi del bando PoV dell’Università di Torino, ottenendo il finanziamento necessario per trasformare l’idea in un progetto concreto. Oggi si prepara a diventare non solo un brevetto, ma anche una startup, con l’obiettivo di arrivare alla progettazione del dispositivo entro un anno.
In un ambito come quello della medicina, dove il dolore delle persone AFAB viene spesso normalizzato e la variabilità individuale trascurata, la possibilità di una prescrizione personalizzata non è solo un’innovazione tecnologica, ma è un cambio di paradigma. Il futuro della medicina è semplice: terapie costruite sui corpi, non corpi adattati alle terapie. È questa la sfida di W.O.M.EN.