Io sono qui! E tu dove sei? Il fischio firma utilizzato dai delfini per riconoscersi tra loro
I cetacei producono un’ampia varietà di suoni. Tra questi, il tursiope - un delfino perlopiù costiero - si distingue perché emette un suono particolare: il fischio firma, una modulazione di frequenza unica per ogni individuo, simile a un “nome sonoro”. Grazie a questo segnale, possiamo identificare un tursiope senza vederlo e seguirne gli spostamenti nel tempo. In questo modo, attraverso tecniche di acustica attiva e passiva, possiamo studiare il comportamento dei singoli animali e la loro struttura sociale, anche per capire come reagiscono ai disturbi causati dalle attività umane.
Gli animali comunicano tra di loro nei modi più disparati: c’è chi mette in mostra i propri colori, chi rilascia il proprio odore, chi emette suoni. Di solito i suoni che sentiamo sono il canto degli uccelli o il miagolio di un gatto. Difficilmente, invece, percepiamo nella vita di tutti i giorni quelli prodotti dagli animali che vivono in acqua, a meno che non ci si trovi sott’acqua.
Inoltre, l’ambiente acquatico presenta caratteristiche fisiche peculiari: il suono, infatti, si propaga più velocemente rispetto all’aria e può raggiungere distanze maggiori. Questo rende l’acustica marina estremamente interessante da studiare e, tra gli animali marini, i cetacei, soprattutto i delfini, vantano uno dei sistemi di comunicazione acustica più complessi in assoluto.
In particolare, il tursiope (Tursiops truncatus) è un delfino che possiede uno tra i più complessi repertori vocali del regno animale, costituito da burst, click di ecolocalizzazione e… fischi.
Esiste una tipologia di fischio davvero speciale, chiamata “fischio firma”. Questi segnali permettono ai singoli di riconoscersi individualmente, anche in contesti di superaffollamento.
Ogni individuo possiede il proprio fischio firma e lo usa per comunicare la propria identità agli altri individui del gruppo. Il tursiope, infatti, vive in società caratterizzate da gruppi sociali dinamici (società di tipo fission-fusion) dove gli individui si aggregano e separano molto spesso. In un contesto del genere, sapere chi è presente nel gruppo è un’informazione molto importante.
I fischi firma, scoperti per la prima volta da Melba and David Caldwell nel 1965 mentre studiavano i suoni di un gruppo di tursiopi in ambiente controllato, costituiscono un adattamento straordinario nel regno animale. Si tratta di una modulazione di frequenza che viene appresa dai cuccioli nei primi mesi, durante i quali il giovane tursiope “sceglie” il proprio fischio - il segnale che permetterà di identificarlo per il resto della vita - mantenendolo quasi inalterato nel tempo.
È un adattamento straordinario e un fenomeno piuttosto raro in natura. Il tursiope è una specie cosmopolita, cioè diffusa nei mari tropicali e temperati di tutto il mondo, e che predilige le acque della piattaforma continentale. Nel Mar Mediterraneo è una delle specie più comuni da avvistare, soprattutto in prossimità della costa.
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Grazie al progetto “Delfini Metropolitani” studiamo in particolare la popolazione di tursiopi che abita le acque del levante ligure. Da oltre vent'anni, Guido Gnone e Michela Bellingeri, un ricercatore e una ricercatrice di Fondazione Acquario di Genova ONLUS e Acquario di Genova, effettuano uscite in mare per avvistare questa specie e fotografarla.
A questo progetto collaboro anche io insieme al prof. Livio Favaro e alla ricercatrice Anna Zanoli dell’Università di Torino, con l’obiettivo di registrare il comportamento acustico di questi delfini con tecniche di monitoraggio acustico attivo. Con il mio progetto di dottorato mi sto occupando di analizzare tutti i fischi raccolti negli ultimi anni e collezionarne di nuovi.
Per raccogliere i dati di nostro interesse, effettuiamo delle uscite in mare con un gommone e, una volta individuati i delfini, conduciamo una prima fase dedicata alla foto-identificazione. Fotografiamo, cioè, le pinne dorsali dei delfini avvistati, aggiornando così un catalogo di 20 anni. L’identificazione fotografica si basa su segni, come tagli e cicatrici dovute a interazioni sociali più o meno aggressive, che possono essere presenti sulle pinne dorsali dei delfini. Ogni individuo, quindi, avrà uno specifico pattern visivo presente sulla sua pinna, che ci permette di identificarlo e seguire quindi la popolazione nel tempo.
Guarda un gruppo di tursiopi avvistato durante la raccolta dati nel Mar Ligure nell'estate 2025 (video di Alice Mengarelli).
Una volta conclusa questa fase, proseguiamo alla registrazione acustica dei fischi, seguendo un approccio di tipo attivo: ascoltiamo i suoni tramite un idrofono, una specie di microfono subacqueo, calandolo dal gommone in prossimità del gruppo avvistato. Con le registrazioni ottenute e utilizzando specifici software acustici, possiamo creare uno spettrogramma, cioè un grafico che permette di “vedere” come varia la frequenza di un dato fischio nel corso del tempo.
Eccone un esempio associato a un oscillogramma che mostra invece la variazione dell’intensità. In basso, lo spettrogramma (frequenza e tempo) mostra e riproduce una successione di fischi prodotti dal tursiope. In alto, il rispettivo oscillogramma, cioè il grafico che mostra come l'intensità del segnale varia nel tempo (video prodotto da Alice Mengarelli con AudioMoth Play).
La tendenza dei tursiopi a formare popolazioni residenti in una determinata area e la stabilità dei fischi firma nel corso della vita degli individui ci dà dei vantaggi incredibili. L’obiettivo, infatti, è quello di sviluppare un metodo di monitoraggio acustico passivo, raccogliendo registrazioni di più anni di una stessa popolazione e quindi identificando i fischi firma dei diversi individui che la compongono. Ciò permetterà di seguirli nel tempo e di capirne le dinamiche.
Se immaginassimo di registrare in questo momento e di identificare il fischio firma di Zefiro e quello di mamma Bianca e li registrassimo nuovamente tra due anni, ritrovando gli stessi fischi firma, allora sapremmo che Zefiro e mamma Bianca sono ancora presenti nel gruppo. Con questo approccio possiamo monitorare a lungo termine la popolazione, utilizzando i suoni assieme alle immagini delle pinne e senza disturbare i delfini.
Questo metodo, in futuro, potrà essere applicato non solo alla popolazione della Liguria, ma a tutto il Mediterraneo e a tutte le aree del mondo in cui il tursiope vive. Ciò costituirebbe un metodo non invasivo e innovativo per studiare e salvaguardare non solo questo animale, ma anche molti altri. Vi sono evidenze, infatti, che molto probabilmente cetacei come la sotalia, il grampo, lo steno e altre specie ancora producano fischi stereotipati che potrebbero codificare l’identità individuale. Immaginate quindi la potenzialità di applicare un monitoraggio acustico passivo di questo tipo per studiare e proteggere anche le specie meno note di cetacei.
Questa storia di ricerca è stata editata da Silvia Cussotto e Federica Rachetto, studentesse del corso di Laurea in Biologia dell'Ambiente, nell'ambito del tirocinio presso la Redazione di Frida. La supervisione è a cura della Redazione.