Il peso della violenza maschile su salute sessuale e benessere collettivo
Parlare di salute sessuale significa parlare di benessere, relazioni e possibilità di scelta. A partire dall’esperienza del Progetto VARCO, abbiamo riflettuto su come la violenza maschile contro le donne incida profondamente sulla vita sessuale e sul benessere psico-fisico, in particolare delle più giovani. I dati mostrano un aumento delle violenze sessuali e una maggiore esposizione delle ragazze, evidenziando il legame tra violenza, consenso e disuguaglianze di potere. Con il nostro progetto abbiamo scelto un approccio integrato che riconosce all’Università un ruolo strategico nella prevenzione della violenza di genere e nella promozione del benessere collettivo.
Parlare di salute sessuale significa parlare di relazioni, di libertà e di possibilità. Significa interrogarsi su quanto le persone possano vivere il proprio corpo e le proprie scelte in modo sicuro, consapevole e autodeterminato.
È una questione che riguarda tutte e tutti, ma che non può essere compresa senza guardare ai contesti sociali e culturali in cui le relazioni prendono forma. In questa prospettiva, la violenza maschile contro le donne non è un tema separato, ma una dimensione centrale per comprendere le condizioni che mettono a rischio la salute sessuale e il benessere.
La violenza di genere non è un evento isolato né un fatto privato. È un fenomeno strutturale, radicato in asimmetrie di potere, norme di genere e rappresentazioni del corpo e della sessualità che attraversano la vita quotidiana, i contesti educativi e le istituzioni. I dati ISTAT pubblicati nel 2025 segnalano un aumento delle violenze sessuali, passate dal 6,4% nel 2014 al 7,3% nel 2025, e confermano una particolare esposizione delle donne più giovani. La fascia 16–24 anni concentra infatti i valori più elevati (31%), con livelli più che doppi rispetto alle classi d’età successive.
È proprio nelle fasi in cui si costruiscono l’identità affettiva e sessuale che la violenza incide con maggiore forza, compromettendo l’autodeterminazione e la possibilità di esprimere un consenso libero.
La violenza non si esaurisce nell’atto in sé: produce effetti che spesso restano invisibili, ma che incidono profondamente sulla vita quotidiana e sulle relazioni. Può tradursi, ad esempio, nella difficoltà a negoziare l’uso della contraccezione, nel timore di dire no a pratiche sessuali non desiderate, nella rinuncia a vivere la sessualità per paura o sfiducia.
Nei contesti universitari, queste dinamiche possono manifestarsi all’interno di relazioni tra pari, in situazioni informali di socialità – feste, momenti di aggregazione, relazioni nate all’interno degli spazi di studio – in cui il confine tra desiderio, pressione e aspettativa può diventare ambiguo.
Il mancato riconoscimento del proprio dissenso, la normalizzazione di comportamenti invasivi o il timore di “rovinare il clima” possono portare a vivere esperienze sessuali non pienamente consensuali, con effetti duraturi sul rapporto con il corpo, con le relazioni e con la propria salute sessuale.
La violenza influisce anche sul rapporto con i servizi: può ostacolare l’accesso alla prevenzione, ai consultori, ai percorsi di tutela e di cura, soprattutto quando le donne temono di non essere credute, di essere giudicate o di non trovare risposte adeguate. In questo senso, la salute sessuale non è mai solo una questione individuale, ma il risultato di condizioni sociali, culturali e istituzionali che possono facilitare o, al contrario, limitare le possibilità di scelta.
È in questo quadro che nasce il Progetto VARCO – Violenza contro le donne: Azioni in Rete per prevenire e Contrastare. VARCO è un progetto di ricerca e intervento che studia la violenza di genere come fenomeno culturale e relazionale, e riconosce l’Università come un attore chiave nella prevenzione primaria. L’idea di fondo è che l’Università non sia solo un luogo di formazione e produzione di conoscenza, ma anche uno spazio sociale attraversato da relazioni, vulnerabilità e richieste di aiuto spesso non espresse.
VARCO lavora su più livelli. Da un lato, attraverso attività di ricerca empirica, contribuisce a far emergere come la violenza venga vissuta, riconosciuta o normalizzata nei contesti universitari. Dall’altro, promuove percorsi di formazione rivolti a studentesse e studenti, personale docente e tecnico-amministrativo, con l’obiettivo di rafforzare le competenze di riconoscimento della violenza, di ascolto e di orientamento.
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Un ulteriore asse riguarda la collaborazione con le reti territoriali antiviolenza, in particolare con i Centri antiviolenza EMMA, per costruire connessioni stabili tra l’Ateneo e i servizi di supporto presenti sul territorio. La collaborazione si traduce in momenti di co-progettazione formativa, monitoraggio di progetti, esperienze di formazione.
Proprio da questa collaborazione è partita una sperimentazione che ha avuto un esito concreto e strutturale: l’attivazione degli sportelli antiviolenza all’interno dell’Università degli Studi di Torino che coinvolgono i Centri antiviolenza EMMA e Telefono Rosa Piemonte.
L’inserimento degli sportelli ha avuto un duplice impatto. Da un lato, ha reso più accessibile la richiesta di aiuto, offrendo uno spazio interno all’Ateneo in cui studentesse, studenti, personale e cittadinanza possono trovare ascolto qualificato, orientamento e accompagnamento verso percorsi di tutela. La presenza fisica del servizio all’interno dell’Università ha contribuito a ridurre le barriere simboliche e pratiche che spesso ostacolano la denuncia o la presa di parola.
Dall’altro lato, l’attivazione degli sportelli ha avuto un effetto culturale e organizzativo: ha reso la violenza di genere una responsabilità istituzionale condivisa, rafforzando la rete tra Università e territorio e contribuendo a costruire un modello di prevenzione integrata che va oltre l’intervento emergenziale. Un effetto virtuoso è, ad esempio, rappresentato dall’insegnamento “La violenza maschile contro le donne: dal riconoscimento alla risposta operative”, coordinato dalla prof.ssa Joelle Long dell’Università di Torino in collaborazione con Telefono Rosa Piemonte.
In conclusione l’obiettivo di VARCO è contribuire a trasformare l’Università in uno spazio capace di intercettare precocemente il disagio e di attivare risposte concrete. Il “varco” a cui il progetto allude è proprio questo: un passaggio tra esperienza individuale e risposta collettiva, tra sapere accademico e pratiche di welfare, tra prevenzione della violenza e promozione della salute sessuale.
L’esperienza del progetto mostra come il contrasto alla violenza di genere produca effetti che vanno oltre la tutela delle singole vittime. Favorisce una riflessione più ampia sul benessere collettivo, sulla qualità delle relazioni affettive e sessuali e sul ruolo delle istituzioni educative nella costruzione di contesti più sicuri, inclusivi e rispettosi. In questa prospettiva, la prevenzione della violenza di genere diventa una condizione essenziale non solo per la salute sessuale delle donne, ma per il benessere di tutte e tutti e per la qualità della convivenza sociale.