Il matematico che sognava una lingua per tutto il mondo
Le barriere linguistiche possono isolare, creare malintesi sul lavoro o problemi in viaggio. Per abbatterle, la tecnologia è il nostro miglior alleato: app di traduzione istantanea e IA offrono un supporto immediato in ogni lingua. Nel passato però l'assenza di tecnologia richiedeva di trovare metodi pratici e rapidi: il matematico Giuseppe Peano con il Vocabulario commune ad linguas de Europa, la stenografia binaria e l'Interlingua anticipava di un secolo le sfide del nostro presente digitale in cui traduttori automatici e codici informatici tentano ogni giorno di superare i limiti della comunicazione.
Superare le barriere linguistiche, immaginare una lingua comprensibile a tutte le persone e persino trovare un modo per scrivere più velocemente: sono aspirazioni che hanno attraversato la storia e affascinato anche il matematico Giuseppe Peano (1858-1932).
A raccontarvi questa vicenda siamo noi, Giulia e Laura, bibliotecarie nel Dipartimento di Matematica a lui intitolato. Ma che cosa lega due bibliotecarie di matematica alla linguistica? Tutto nasce dai materiali che, negli ultimi anni, abbiamo catalogato e avuto l’occasione di sfogliare.
Giuseppe Peano è stato uno studioso eclettico, curioso e attento alla didattica nella scuola. Ha scritto non solo di numeri, ma anche di geometria, astronomia, logica, linguistica, glottologia.
A riprova della sua versatilità e dei suoi interessi variegati c’è inoltre, presso il suo domicilio, una tipografia – da lui voluta – con cui stampava la “Rivista di matematica” di cui era direttore.
La nostra biblioteca conserva libri e documenti manoscritti che narrano il desiderio di Peano di costruire sia una lingua franca che permettesse a tutti gli scienziati di comunicare liberamente e di far circolare le idee più rapidamente, sia un sistema di trascrizione ultrarapido.
All’epoca, gli studiosi comunicavano soprattutto in francese o in tedesco, ma le difficoltà delle barriere linguistiche erano ben note. Già nel 1887 un medico polacco aveva ideato una lingua artificiale internazionale universale per facilitare il dialogo tra popoli diversi, promuovere la pace e favorire la comprensione reciproca: l’esperanto.
Anche Peano si confrontò presto con questa esigenza: nel 1889 iniziò a pubblicare in latino i propri studi matematici. In seguito, rifacendosi a un'idea di Leibnitz, decise di promuovere il latino come lingua internazionale ausiliaria, definendolo "documento vivente pro historia de civilizatione in Europa" ma “sine flexione”, cioè un latino privo della sua complessità grammaticale: come scriveva nel 1904, un vero “idioma neutro”.
Indagini di filologia comparata e di glottologia, e collaborazioni internazionali, lo portarono alla prima edizione del Vocabulario de latino internationale, comparato cum Anglo, Franco, Germano, Hispano, Italo, Russo, Graeco et Sanscrito (1904), più volte aggiornato come Vocabulario commune ad linguas de Europa.
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In questo fermento europeo e nell’entusiasmo di molti studiosi nel cercare di creare una lingua universale basata su ortografia e grammatica semplificate contenenti vocaboli di tutte le lingue europee, si inserì l’esperienza dell’Akademi Internasional de Lingu Universa, un’istituzione nata per gestire l’evoluzione dell’idiom neutral, il linguaggio artificiale inventato nel 1902 in Russia come lingua ausiliaria scientifica.
Dal 1908, però, l’Accademia decise di sostituire l’idiom neutral adottando il latino sine flexione sviluppato da Peano e mutò il nome in Academia pro interlingua. Il matematico ne rimase direttore a vita, intrecciando una fitta rete di corrispondenze con linguisti di tutto il mondo.
Negli stessi anni, Peano si occupò anche della scrittura ultraveloce. In una cartolina postale del 1898, scrisse a un collega con una particolare forma di stenografia - tecnica che permette di trascrivere rapidamente il parlato - da lui stesso inventata e descritta come “La numerazione binaria applicata alla stenografia”.
Questa cartolina, e altre successive, era stata scritta con una macchina, da lui inventata e costruita ma oggi purtroppo perduta e di cui non si hanno immagini originali, che sfruttava il sistema binario della matematica: proprio quel linguaggio fondamentale dei futuri computer! Otto molle a forma di stella collegate a dei tasti imprimevano combinazioni di sillabe tramite cui si potevano trascrivere discorsi in tempo reale, senza dover memorizzare migliaia di simboli, come invece richiedevano i sistemi stenografici dell’epoca.
L'eredità di Giuseppe Peano, conservata tra le pagine della nostra biblioteca, ci racconta come matematica e linguistica siano due facce della stessa medaglia: lo sforzo umano di connettere le menti.
Curiosando tra questi antichi manoscritti e macchine visionarie, ci rendiamo conto che Peano non stava solo anticipando l'informatica moderna, ma stava cercando di disegnare un futuro senza confini.
Oggi, come bibliotecarie, abbiamo il privilegio di custodire queste storie e, soprattutto, di continuare a far circolare le sue idee di libertà e comprensione reciproca. La fitta rete di corrispondenze, i vocabolari comparati e i prototipi di scrittura rapida conservati nella nostra biblioteca e presso l’Archivio storico dell’Università testimoniano l'utopia affascinante di uno scienziato che voleva unire il mondo abbattendo ogni barriera linguistica.
Preservare e raccontare questo patrimonio eclettico è il nostro compito: un ponte affascinante tra passato, futuro, logica e linguaggio, che siamo felici di condividere con voi.