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Fuori posto #19 – L’altruismo è innato? Ne parliamo nella Portineria di Comunità con Sara Palermo

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Donare

Le Portinerie di comunità sono luoghi di incontro per chi abita il quartiere dove progettare insieme attività culturali, passare il tempo e aiutare le altre persone. Mentre si teneva il doposcuola nella caffetteria e qualcuno leggeva nel cortile, abbiamo parlato con la neuropsicologa Sara Palermo dell’effetto che ci fa l’altruismo e del perché sia così importante per noi esseri umani continuare a coltivarlo.

Attraversando il Parco Braccini, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, si arriva in una piccola oasi di pace. Si tratta della Portineria di comunità, che ha una caffetteria accogliente, tavoli per studiare e un giardino in cui leggere o chiacchierare, e che in breve tempo è diventata un porto di mare di gente tutta diversa che lì riscopre la bellezza dell’aiutarsi a vicenda.

Ci siamo andate con Sara Palermo, neuropsicologa e docente dell’Università di Torino che studia il “cervello caritatevole”, cioè quali meccanismi si attivano e “ricompense” riceviamo quando mettiamo in campo comportamenti altruistici. Il dono è un atteggiamento che fin dai tempi antichi ci è servito per sopravvivere. “L’unione fa la forza”, dicevano. E infatti condividere, fare rete, aiutarci è ancora alla base del nostro benessere collettivo e individuale. È un comportamento che in qualche modo ci portiamo nel codice genetico e che osserviamo in bambine e bambini di età così tenera da non poterlo avere “appreso”. Questo non significa che donare sia semplice o che non ci costi fatica. Oggi, così isolati e sotto stress, lo sappiamo bene: dedicare tempo e ascolto a qualcuno è un grande sforzo, ma la neuropsicologia ci dice che è anche il dono più grande che possiamo fare.

Questo è Fuori Posto. Una volta al mese scegliamo un luogo con una storia che ci ispira. E ci andiamo insieme a una ricercatrice o un ricercatore dell’Università di Torino. Perché ci sono scintille che si accendono in laboratorio e nelle aule dell’università, ma altre idee nascono quando chi fa ricerca rompe la sua routine ed esce dalle mura dell’accademia.