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Fuori posto #15 - Il carcere serve davvero? Ne parliamo da Freedhome con Daniela Ronco

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Prigioni

Tra gli scaffali di Freedhome con i prodotti realizzati nelle carceri italiane, insieme alla sociologa Daniela Ronco ci siamo chieste quanto il sovraffollamento e la mancanza di percorsi di reinserimento abbiano compromesso la funzione rieducativa della pena e se è possibile immaginare un mondo senza carcere.

Freedhome è il primo negozio in Italia interamente dedicato ai prodotti che vengono realizzati nelle carceri di tutto il paese. Il progetto è frutto della collaborazione tra le istituzioni locali e la cooperativa ExtraLiberi che, oltre a gestire lo spazio, offre opportunità di riqualificazione professionale alle persone detenute nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

Ci siamo andate insieme a Daniela Ronco, docente di Sociologia del diritto all’Università di Torino, esperta in particolare di diritti di detenuti e detenute e componente del comitato scientifico di Antigone, l’associazione impegnata nella tutela dei diritti umani e nella promozione delle garanzie fondamentali all'interno del sistema penitenziario italiano.

Il dramma che oggi affligge le carceri italiane, anche quelle minorili, è il sovraffollamento: un problema di spazi che esaspera la conflittualità e la violenza, rende disumane le condizioni di reclusione e quasi impossibili le attività per il reinserimento sociale delle persone detenute.

In questo quadro a dir poco scoraggiante e di fronte all’inefficacia del sistema penitenziario italiano, abbiamo chiesto infine a Daniela Ronco se è possibile immaginare un mondo senza carcere.

Questo è Fuori Posto. Una volta al mese scegliamo un luogo con una storia che ci ispira. E ci andiamo insieme a una ricercatrice o un ricercatore dell’Università di Torino. Perché ci sono scintille che si accendono in laboratorio e nelle aule dell’università, ma altre idee nascono quando chi fa ricerca rompe la sua routine ed esce dalle mura dell’accademia.