Fiori di filo spinato di Maxem e Kizazu
Come ci si sente a essere giovani e a crescere in bilico tra la bellezza della natura e la minaccia dell’industria? Mescolando realismo e immaginazione, con uno stile che unisce grafica e manga, Fiori di filo spinato racconta le ferite ambientali e umane della Sicilia di oggi. Dà voce a chi sceglie di resistere e reinventare il proprio futuro, inseguendo una domanda cruciale: c’è ancora speranza?
Fra le ciminiere e il volo dei fenicotteri, in una città immaginaria ma vicina a Siracusa, quattro giovani crescono all’ombra di un gigante industriale, la Raffineria ISAD. Per molti è l’unica possibilità di lavoro e sopravvivenza, che però avvelena operai e territorio con una misteriosa “malattia dei fiori”. Per altri è il simbolo della stortura del progresso e va combattuta con azioni sovversive.
Marco Polo e Vasco da Gama sono un ragazzo e una ragazza che guidano il movimento di attivisti firmandosi come “Fiori di filo spinato”, simbolo di fragilità ma anche di resistenza. Accanto a loro ci sono gli amici Ema e Lenea, legati da un rapporto complesso: Lenea è affetto dalla “malattia dei fiori”, ma non sembra soffrirne, e insieme cercano risposte rifugiandosi nella riserva naturale che confina con la raffineria, unico spazio ancora intatto dove respirare e osservare i segnali del territorio ferito.
Sotto il peso dell’inquinamento, dell’eco-ansia, dello sfruttamento lavorativo e della rabbia di una generazione senza alternative, Marco Polo, Vasco da Gama, Ema e Lenea si ritrovano uniti nella decisione di ribellarsi alla deriva velenosa dell’industria, pronti a sfidare il potere che ha segnato per sempre la loro città.
“Fiori di filo spinato” è una graphic novel edita da Edizioni BD nel 2024 e scritta e disegnata da Giuseppe Montagna (Maxem) e Chiara Lo Sauro (Kizazu), entrambi siciliani e provenienti da Catania, vicino alle zone di Priolo Gargallo. Qui gli specchi delle Saline di Priolo, riserva naturale abitata dai fenicotteri rosa, riflettono le ciminiere dell’immenso polo petrolchimico che occupa il territorio costiero tra Augusta e Siracusa.
“Fiori di filo spinato” affonda le radici nel cuore industriale della Sicilia, trasformando un luogo reale e controverso in una potente riflessione su identità, ambiente e resistenza.