Fare spazio al dolore pelvico-vulvare: il progetto V-Days tra ricerca, partecipazione e gioco
V-Days – Vulvar Dialogues about Youth and Sexuality è un progetto di ricerca-azione che ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la consapevolezza sulla salute sessuale in modo partecipato e innovativo. V-Days ha affrontato tabù e silenzi che rendono difficile parlare di salute e malessere genito-pelvico e mestruale: per rendere accessibili temi complessi e sensibili sia per giovani tra i 17 e i 20 anni sia per il pubblico adulto, il gruppo di ricerca ha adottato metodologie partecipative basate sulla gamification, il confronto e la riflessione critica, che hanno favorito conversazioni aperte e informate sulla salute sessuale e il dolore pelvico-vulvare.
Negli ultimi anni l’attivismo femminista ha dedicato maggior attenzione alle rivendicazioni che riguardano patologie “invisibili” che colpiscono in prevalenza persone con utero, come endometriosi e vulvodinia.
Le mobilitazioni nazionali come la campagna Sensibile Invisibile della rete Non Una Di Meno, la nascita di gruppi di auto mutuo aiuto e associazioni di pazienti, nonché la divulgazione online di diverse health influencer, hanno contribuito a fare luce sulla lunga storia di invisibilizzazione, delegittimazione e minimizzazione dei sintomi che hanno subito le persone affette da queste patologie.
Nonostante la maggiore visibilità acquisita di recente, è ancora molto ciò che non sappiamo su queste patologie e sul dolore pelvico-vulvare più in generale. Parlarne non è semplice poiché si tratta di un argomento ancora circondato da pregiudizi e tabù. Inoltre, questo tipo di dolore accomuna diverse condizioni, ognuna con specifiche peculiarità e complessità, spesso poco diagnosticate e indagate dalla ricerca scientifica. Proprio da queste difficoltà è nato all’Università di Torino V-Days – Vulvar Dialogues about Youth and Sexuality.
Come creare dunque spazi in cui sia possibile parlare di corpi, dolore e sessualità senza imbarazzo, stigma o semplificazioni? V-Days ha risposto con una ricerca-azione che ha coinvolto un gruppo interdisciplinare di studiose provenienti da diversi ambiti: antropologia, sociologia, biologia molecolare, linguistica, psicologia, geografia e discipline medico-sanitarie. L’idea fondante è che la conoscenza sia plurale, e dunque non solo accademica, ma anche incarnata nelle esperienze delle persone.
Il progetto ha perciò adottato metodologie partecipative e strumenti di citizen science, coinvolgendo attivamente studenti universitariə, giovani tra i 17 e i 20 anni, pubblico adulto e associazioni di pazienti. Attraverso questo approccio il progetto ha valorizzato le reti tra associazioni di pazienti e pratiche di attivismo legate al dolore pelvico-vulvare, sostenendo la diffusione di saperi costruiti dal basso.
Come ricercatrici, abbiamo condiviso e rielaborato le nostre competenze con l’aiuto di un gruppo di studenti universitariə volontariə.
Da questo incontro si è formato un team che ha costruito un pacchetto di strumenti didattici pensato per interrogarsi su stereotipi, tabù e linguaggi stigmatizzanti relativi alla salute genito-pelvica e sessuale e alle sessualità. Uno degli elementi più innovativi di V-Days è stato l’uso della gamification come strumento di educazione e dialogo.
Il team ha ideato e sperimentato una serie di giochi da tavolo, i “Vulva Games”, progettati per affrontare in modo accessibile temi complessi legati alla salute sessuale e al dolore pelvico-vulvare. Attraverso il gioco le domande difficili diventano condivisibili, i tabù si allentano e si crea uno spazio in cui confrontarsi, porre domande e riconoscere esperienze comuni. I cinque giochi proposti si basano su strutture ludiche diverse, concepite per adattarsi a età e contesti differenti e per rispondere a una pluralità di bisogni educativi.
I giochi sono stati testati per la prima volta durante eventi di public engagement come Unight - la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori a Torino, dove abbiamo potuto osservare come persone molto diverse per età, genere e provenienza reagissero a questi strumenti. Il contesto ludico ha favorito conversazioni aperte e informate, mostrando come attraverso il gioco si possano integrare saperi esperti e vissuti personali. In particolare, l’utilizzo di giochi dal forte carattere illustrativo, ha permesso, da un lato, di normalizzare la rappresentazione di parti del corpo femminili e, dall’altro, di ampliare e diversificare tali rappresentazioni, sfidando l’immaginario irrealistico odierno.
Successivamente, sono state promosse due attività di citizen science che hanno coinvolto, da un lato, giovani tra i 17 e i 20 anni e, dall’altro, la popolazione adulta. Gli interventi realizzati in otto istituti di istruzione di secondo grado situati in diverse circoscrizioni cittadine sono stati condotti dal gruppo di studenti universitariə, con l’obiettivo di favorire un ambiente protetto, anche grazie alla vicinanza di età con il pubblico di destinazione.
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Parallelamente, il gruppo di ricercatrici ha promosso otto appuntamenti rivolti a tutta la cittadinanza (chiamati merende sinoire con un richiamo alla tradizione piemontese), a cui hanno partecipato più di 100 persone in diversi contesti distribuiti sul territorio torinese. In questo scenario, le persone partecipanti erano riconosciute come partecipanti attivə, la cui pratica, inserita in un contesto collettivo, non ha mai smesso di alimentare la ricerca.
L’esperienza di V-Days ha dimostrato che affrontare temi sensibili richiede non solo informazioni corrette, ma anche strumenti capaci di attivare ascolto, partecipazione e riflessione critica, in modo da colmare i vuoti di conoscenze a cui le narrazioni dominanti non hanno saputo rispondere.
Integrando competenze scientifiche, esperienze di vita e pratiche di attivismo, il progetto ha contribuito a costruire una comprensione collettiva del dolore pelvico-vulvare, promuovendo una cultura della salute più consapevole e condivisa. Il lavoro del gruppo di ricerca sta continuando con un nuovo progetto (Vu-Games), concentrandosi in questa fase sulla divulgazione e sulla promozione di una riflessione critica tra professionistə della sanità, consapevoli che una relazione basata sull’ascolto dellə pazienti è centrale per il superamento dell’invisibilizzazione e dello stigma.
Oltre alle autrici, il gruppo di V-Days dell’Università di Torino è stato composto da:
Valentina Proserpio (biologa molecolare, Dip. Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi), Federica Manfredi (antropologa, Dip. Culture, Politica e Società), Raffaella Ferrero Camoletto (sociologa, Dip. Culture, Politica e Società), Angela Zottola (linguista, Dip. Culture, Politica e Società), Virginia Zorzi (linguista, Dip. Culture, Politica e Società), Silvia Gattino (psicologa, Dip. Psicologia), Livia Condemi (biologa, Dip. Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi), Giorgia Riboni (linguista, Dipartimento Lingue e Letterature straniere e Culture moderne), Paola Sacchi (antropologa, Dip. Culture, Politica e Società), Alessia Toldo (geografa, Dip. Culture, Politica e Società), Giorgia Molinengo (psicologa, Dip. Psicologia).