E se il museo parlasse la lingua del territorio? Riscoprire il patrimonio locale grazie all’intercomprensione
Riuscire a seguire un percorso museale in una lingua che non si conosce sembrerebbe impossibile. Eppure, ascoltando il racconto di come venivano illuminate le città in piemontese o della vita delle comunità montane in francoprovenzale, un parlante di un’altra lingua romanza può riconoscere alcune parole, intuire il significato di altre e ricostruire il senso del discorso. Il mio progetto di ricerca esplora come la pratica dell’intercomprensione possa essere impiegata in un’esperienza museale in lingua locale per valorizzare l’identità linguistico-culturale e aprirla a nuovi pubblici.
L’Italia possiede un ricchissimo repertorio linguistico. Una parte fondamentale è costituita dalle lingue locali, espressione che riunisce sotto di sé denominazioni diverse come quelle di minoranze linguistiche storiche, lingue regionali e dialetti. Profondamente legata al territorio in cui si è sviluppata, ciascuna di queste lingue custodisce un patrimonio prezioso che comprende parole, storie, saperi, tradizioni e un particolare modo di interpretare il mondo.
Molte di queste lingue, purtroppo, vivono oggi una situazione di fragilità: il numero di parlanti sta diminuendo e la catena della trasmissione fra generazioni rischia di spezzarsi. La vera scommessa, allora, non è soltanto preservarne la memoria, ma capire come possano continuare a vivere nel presente, trovando nuove occasioni in cui siano ascoltate, (ri)scoperte e utilizzate.
E quale luogo migliore del museo – che, per definizione, mette in dialogo memorie, oggetti e persone – per sperimentare nuove possibilità?
Introdurre le lingue locali per raccontare un percorso museale significa infatti riconoscerle come parte del patrimonio culturale e, allo stesso tempo, offrire loro un ulteriore spazio comunicativo nel presente.
Ma come può una lingua locale raccontare il patrimonio a chi non la conosce?
La risposta si trova in una pratica chiamata intercomprensione fra lingue affini. Le lingue romanze si assomigliano molto più di quanto pensiamo e chi ne conosce una possiede già, senza saperlo, alcune chiavi per decodificare parole ed espressioni di altri idiomi della stessa famiglia.
Nel mio progetto di Dottorato in Patrimonio culturale e produzione storico-artistica, audiovisiva e multimediale presso il Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture moderne non ci limitiamo, però, a tradurre le didascalie in lingua locale. Sperimentiamo modalità di costruzione del messaggio che evidenzino gli aspetti in comune fra lingue imparentate, attraverso strategie di interproduzione: scegliamo parole e strutture, ma anche ritmi ed elementi visivi, che possano aiutare nella comprensione (per esempio, attingendo al lessico comune a tutte le lingue romanze, formulando frasi lineari, inserendo immagini di supporto, prestando attenzione all’intonazione nel parlato, ecc.).
L’obiettivo è creare un terreno d’incontro, in cui chi ascolta possa partire da ciò che già conosce per avvicinarsi, passo dopo passo, a una lingua nuova.
Al momento, nel progetto sono coinvolte due realtà museali della provincia di Torino, in cui si sta sviluppando un percorso narrativo rivolto a parlanti delle principali lingue romanze del potenziale pubblico. Nella sperimentazione sono direttamente coinvolte le comunità locali: le e i parlanti, con i loro ricordi, le loro competenze linguistiche e la loro conoscenza del territorio contribuiscono attivamente alla costruzione della narrazione e alla traduzione e adattamento dei materiali.
La voce di chi conosce la lingua del luogo diventa così parte integrante del racconto museale ed elemento centrale di un percorso in cui patrimonio, territorio e comunità si intrecciano strettamente.
Un’attenzione particolare è rivolta ai più giovani, attraverso la progettazione di laboratori didattici e visite guidate pensati per stimolare la curiosità e avvicinare al patrimonio del territorio e alla sua diversità linguistica.
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Nei prossimi mesi, i nuovi contenuti elaborati diventeranno parte di strumenti e supporti come audioguide, trascrizioni, video e materiali digitali.
Con l’inaugurazione dei percorsi arricchiti dai materiali in lingua locale, potremo osservare come le visitatrici e i visitatori accoglieranno questo modo nuovo di fare comunicazione museale e verificare il potenziale delle soluzioni sperimentate.
La prospettiva della ricerca, però, non si ferma a questi due contesti. Il progetto guarda infatti alla possibilità di individuare modalità e strategie comunicative che possano essere ripensate e adattate anche ad altri territori e ad altre lingue.
La sfida è capire se sia possibile costruire una comunicazione museale che valorizzi l’identità linguistica e culturale di un territorio facendone una porta d’ingresso verso la sua storia e valutare se le lingue locali possano parlare anche di ambiti “nuovi” senza perdere la propria specificità.
Perché il museo può essere il luogo ideale dove trasformare l’eredità linguistica e culturale in un’esperienza viva, in cui le voci del territorio tornano a farsi sentire, incontrano nuovi pubblici e parlano alle generazioni future.