Decifrare la vita giocando: la sfida del Ribosome Game
La biochimica non è mai stata così divertente: con Ribosome Game si entra nel cuore della cellula per costruire proteine a colpi di carte da gioco. Nato all’Università di Torino, il gioco è stato testato da oltre 2000 giocatrici e giocatori tra i 7 e i 94 anni, avvicinando migliaia di persone alla scienza. I dati lo confermano: giocare accende l’interesse per le STEM e rafforza la fiducia nelle proprie capacità di apprendimento.
La biochimica non ha fama di essere una materia semplice. Eppure, chi la studia sa quanto possano essere sorprendenti le proteine, quanto siano belle le loro strutture e varie le loro funzioni: costruiscono gli organismi viventi, li fanno funzionare, sono studiate per rendere efficaci alcuni farmaci e ispirano nuovi materiali eco-compatibili. Insomma, la biochimica delle proteine è la chiave per progettare un futuro sostenibile.
Ma come nascono le proteine dentro la cellula? Vengono assemblate dai ribosomi, minuscole “fabbriche” che leggono il codice genetico e uniscono aminoacidi sulla base, appunto, del DNA. Un meccanismo che assomiglia un po’ alle regole di montaggio delle costruzioni e un po’ alla decodifica di un messaggio cifrato.
Da qui è nata l’idea: perché non farne un gioco, in cui giocatori e giocatrici impersonificano i ribosomi? Ispirata dai giochi di carte dei miei figli all’epoca pre-adolescenti, per la “Notte delle ricercatrici e dei ricercatori” di una decina di anni fa ho immaginato un modo per coinvolgere il pubblico nella mia passione per la biochimica delle proteine.
Insieme a colleghe e colleghi, abbiamo inventato il Ribosome Game: tre carte nucleotide formano un aminoacido, più aminoacidi costruiscono una proteina e il codice di STOP (che nella cellula blocca la sintesi della proteina) può fermare la squadra avversaria. Un gioco veloce, coinvolgente, ma soprattutto educativo.
Nelle sessioni dal vivo, noi biochimiche e biochimici di UniTo, aiutiamo chi partecipa a comprendere alcuni concetti-chiave: per esempio, che alcuni aminoacidi fanno cose più straordinarie di altri, da soli o in combinazione, e quindi permettono di accumulare più punti per la vittoria finale.
Nel 2022, grazie al bando POV (Proof-of-Value) dell’Università di Torino, e con il cofinanziamento della Compagnia di San Paolo, il progetto è diventato realtà. Abbiamo creato un team interdisciplinare composto da 17 persone di UniTo e di enti esterni, come Quercetti, Fondazione Paideia, il laboratorio dei Xkè, l’incubatore d’impresa 2i3T, l’Associazione culturale “Il Salotto di Giano” di Roma, e in collaborazione con scuole e associazioni di insegnanti abbiamo sviluppato il prototipo, ridisegnato grafica e logo e depositato il marchio Ribosome Game. Abbiamo fatto prove di gioco nelle scuole, nei festival, nelle carceri e nelle case di riposo, con la raccolta di circa 2000 questionari compilati da giocatrici e giocatori dai 7 ai 94 anni. 
Mediante AlphaFold2, il software basato sull’intelligenza artificiale che ha rivoluzionato la biologia strutturale e vinto il Nobel per la Chimica 2024, chi ha giocato ha anche potuto vedere le proteine costruite durante la sfida prendere forma in 3D o in realtà aumentata.
Il nostro duplice obiettivo era appassionare allo studio delle discipline STEM, che in Italia ancora contano una percentuale di laureate e laureati ben al di sotto della media europea, e nel contempo far passare l’idea che il gioco può diventare uno strumento importante per ricercatori e ricercatrici: per fare ricerca, come per giocare, ci vogliono fantasia, spirito di squadra, capacità organizzativa, competitività e strategia.
I risultati? Giocare a Ribosome Game aumenta dal 36% al 53% l’interesse di bambine e bambini per le discipline STEM, rafforza la fiducia nelle proprie capacità e fa apprendere in modo sorprendentemente efficace: gli studenti e le studentesse delle superiori che ottengono il punteggio massimo nel test di conoscenza di biochimica passano dal 2% al 20%. E l’impatto è stato particolarmente forte tra le classi della secondaria del carcere di Saluzzo.
LEGGI ANCHE
Il nostro Pianeta in gioco – (Dis)avventure e Strategie per salvare la Terra
Il gioco è approdato a eventi nazionali come Play (nel 2024 a Modena e nel 2025 a Bologna) e siamo ora parte del neonato Centro Interdipartimentale di Studi sul Gioco e la Ludicità (CSG) di UniTo, diretto dal collega Giaime Alonge. Non solo, in sinergia con la Fondazione Paideia, abbiamo adattato il gioco ad esigenze di inclusività. Inoltre, ci hanno contattato associazioni di genitori e professionisti coinvolti nello studio di malattie rare in cui le proteine vengono sintetizzate in modo errato, per spiegare, attraverso il nostro gioco, i meccanismi patogenetici della malattia: ad esempio, Ribosome Game è stato utilizzato a questo scopo il mese scorso durante la Conferenza CHAMP1 Family & Science a Rimini.
Grazie alla Casa delle Tecnologie Emergenti - CTE Next Education, e all’incubatore di imprese 2i3T, Ribosome Game ha fatto parte del programma educativo del Comune di Torino ITER Crescere in Città: nelle edizioni 2023/24 e 2024/25 ha coinvolto quasi 500 bambini e bambine di 29 classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

L’Università giapponese Hosei, in visita all’incubatore di impresa 2i3T, ne ha apprezzato le potenzialità per le skills trasversali, suggerendone un utilizzo per la formazione di competenze di strategia e gestione del tempo in età scolare. Sul sito dedicato al gioco abbiamo ricevuto richieste da altre associazioni internazionali: a breve proporremo versioni in inglese e chissà… in giapponese.
La prossima sfida? Trovare un editore, produrre e commercializzare il gioco, inclusa una versione avanzata a obiettivi che permetta di creare brevi proteine con applicazioni mediche o tecnologiche, e magari vederlo sugli scaffali del nuovo store di UniTo.
Componenti del gruppo
Giuliana Magnacca, Sara Capecchi, Elena Ugazio, Cristina Mosso, Erika Michela deMatteis, Piero Ugliengo, Elena Gazzano, Gianluca Catucci.
Danilo Correddu, Arianna Marucco, Silvia Castrignanò, Lisa Barbieri, Sabrina Dezzani, Chiara Giacoppo, Daniele Giuriato, Melissa de Angelis, Luca Visentin, Asya Mazzucco, Camilla Re, Alessandra Caldera, Niccolò Tricerri, Ernica Favaro, Giuseppe Tipaldo.
Extra UNITO
Claudia Pescitelli e Giuseppe Serrao (2i3T), Fabrizio Serra e Andrea Meirone, (Fondazione Paideia), Laura Cardinale e Orietta Albertini (Salotto di Giano), Elena Deambrogio (CTE Next Comune di Torino), Francesco Allora (Quercetti), Daniele Palumbo, Elisa Azzoni (Champ1 Foundation), Silvana Cognolato (Istituto Superiore Statale Leardi di Casale Monferrato), Paola Ponzio (Liceo Porporato, Pinerolo), ITER - Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile.