Costruire ponti tra chi sta dentro e chi sta fuori
Voci Erranti è un’associazione e una cooperativa sociale che, attraverso il lavoro e il teatro, costruisce ponti tra mondo carcerario e società. Dal 2002 opera in particolare presso la Casa di reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo (CN), dove cura i laboratori teatrali e gestisce il biscottificio e l’orto. Le parole che tengono insieme tutte le loro attività sono scarto, recupero e cultura. Ne parliamo con Grazia Isoardi che è la direttrice artistica e regista della compagnia teatrale.
Grazia, tutto ebbe inizio nel 1999 con un laboratorio teatrale presso il Centro Diurno Psichiatrico di Racconigi (CN). Da lì non avete più smesso di portare il teatro tra coloro che vivono ai margini della società: perché?
Sì, iniziammo con il Laboratorio Teatrale del 1999 all'interno dell'ex Manicomio di Racconigi con 18 persone residenti dentro la struttura e non ci siamo fermati perché sentivamo forte la necessità di dare voce a chi non ne ha. Ai dimenticati, agli invisibili, agli scartati. Il teatro, con il suo linguaggio universale, è uno strumento di comunicazione e di sensibilizzazione molto forte che arriva a tutte le generazioni.
Ora avete più di 20 anni di esperienza alle spalle, avete anche co-fondato il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. Quali sono state le trasformazioni che avete attraversato e qual è oggi il bilancio di questo movimento artistico che si muove tra dentro e fuori le carceri italiane?
Il passaggio dal muro dell'Ospedale Psichiatrico a quello del carcere di Saluzzo è stato molto naturale, ma i muri più faticosi da superare sono sempre quelli mentali e culturali. Dopo l'esperienza dello Spettacolo "Voci Erranti" ci siamo costituiti Associazione perché si era creato un contesto di interesse e di fermento molto grande verso il nostro lavoro. Interesse che arrivava soprattutto da parte di tante e tanti studenti dell’Università e di giovani del territorio. In modo naturale sono cresciuti i progetti, le richieste di fare rete con altre realtà simili, le collaborazioni e le occasioni di incontro e confronto. Siamo co-fondatori del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere per unire le forze e affrontare la solitudine e le tante difficoltà che si vivono nella realtà reclusa.

Voci Erranti però non è solo teatro: all’interno della casa di reclusione di Saluzzo gestite il biscottificio, i cui prodotti vengono venduti in tutto il Piemonte e da poco avete attivato il Giust’orto: quanto è importante il lavoro per le persone detenute?
Con il passare degli anni e con l'aumento della povertà sociale aumentavano le richieste dei detenuti che partecipavano all'attività teatrale, in modo particolare dei più giovani, di essere aiutati nella ricerca di un lavoro esterno. L'ansia più grande, per molti, è quella di trovarsi fuori senza un'alternativa alla vita di prima, senza avere la libertà di poter scegliere. Ci siamo chiesti se il nostro impegno poteva ampliarsi nel campo lavorativo e, contro i consigli raccolti, ci siamo buttati nel rischio del divenire Cooperativa Sociale al fine di creare opportunità lavorativa. E poi, come sempre, da cosa nasce cosa... Dai "biscotti galeotti" all'orto carcerario. I frutti che raccogliamo sono buoni e giusti, ci rafforzano nell'affrontare le difficoltà quotidiane e ci confermano che il lavoro e la cultura abbassano dal 70% al 16 % la recidiva nazionale. Questo è un dato che dovrebbe far pensare tutti i cittadini.
Poi c’è il Caffè Intervallo a Savigliano, che è diventato un punto di riferimento per la città e un vero luogo di scambio tra il mondo dentro e fuori dal carcere: a cosa è dovuto il suo successo?
Il Caffè Intervallo è molto frequentato dalla comunità saviglianese e non, perché è "casa". Non un semplice bar o punto di ristoro ma uno spazio da vivere per rilassarsi, stare in compagnia, gustare un buon caffè o cibo sano servito da detenuti che, autorizzati dal Magistrato, intraprendono un percorso di riabilitazione e di ritorno in società. Il Caffè Intervallo è un luogo di non giudizio dove "lo scarto", da quello alimentare a quello umano, viene trasformato e valorizzato.
A proposito di relazioni e ponti con la società, vi è capitato di collaborare con l’università e il mondo della ricerca?
Con l'Università di Torino collaboriamo per offrire servizi di catering al bisogno ma non abbiamo collaborazioni di ricerca. Sarebbe molto interessante, noi siamo molto disponibili.
Prima di concludere, ti va di raccontarci un aneddoto che riassume il senso del vostro lavoro e che vi motiva ad andare avanti nonostante le difficoltà?
Fra i tanti ricordi e aneddoti, mi sostiene nelle quotidiane difficoltà il ricordo del gesto di Eugenio che dopo aver vissuto, ingiustamente, una vita intera nel manicomio di Racconigi, con un filo di voce, amava fare barchette di carta e metterle nell'acqua dei tombini. Diceva loro in dialetto "Non ti fermare, vai avanti, vai al mare e fai buon viaggio".
