C’era una volta l’Est di Boban Pesov
C’era una volta l’Est racconta il viaggio di una coppia in crisi verso la Macedonia, che non è soltanto uno spostamento nello spazio. Il presente si intreccia continuamente con il passato per ricomporre la storia di una famiglia e della sua migrazione da un Paese in guerra. Tra andate e ritorni, tra ciò che avanza e ciò che riaffiora, il viaggio diventa un modo per guardare ciò che si è lasciato indietro, e per dimostrarci che il tempo non va mai solo in una direzione.
“Sarà un viaggio lungo, allora!”
“Faccio finta di non aver sentito”.
Sono Robert e Micol a parlare: la coppia sta salendo in macchina diretti in Macedonia. Sono in crisi già da un po’, tra loro c’è tensione. Robert ha appena saputo che sua madre è stata ricoverata d’urgenza e non riesce a gestire l’ansia: non vuole aspettare un volo il giorno dopo, vuole partire subito. Così carica i bagagli in fretta.
Eppure, proprio in quel momento, qualcosa si riattiva. Quelle parole non sono nuove.
“Sarà un viaggio lungo, ma con questa macchina sarà un piacere” diceva suo padre, anni prima, chiudendo il bagagliaio.
Era il 2001 e la famiglia tornava per la prima volta in Macedonia dopo la fuga dalla guerra nell’ex Jugoslavia e il lungo percorso per ottenere i documenti in Italia.
Inizia così il racconto C’era una volta l’Est, graphic novel di Boban Pesov (Tunué, 2025) che racconta il viaggio di Robert e Micol. Un viaggio che, da corsa contro il tempo per raggiungere una madre in ospedale, si trasforma gradualmente in qualcos’altro. Un attraversamento più profondo, un confronto inevitabile con ciò che è rimasto in sospeso: il rapporto con il padre, il legame con le proprie origini, il significato di una terra che è insieme casa e distanza e le memorie familiari che riemergono proprio mentre si cerca di andare avanti.
Le illustrazioni seguono la narrazione ricca di salti temporali. Colori, inquadrature e silenzi visivi ci accompagnano dentro una memoria stratificata: il passato cambia tonalità, a volte più caldo, a volte più sbiadito, mentre il presente resta in tensione, come se fosse ancora in cerca di una forma definitiva.
C’era una volta l’Est è, in fondo, una storia sul ritorno, ma non nel senso più semplice perché non si torna mai davvero nello stesso luogo da cui si è partiti. E forse è proprio questo che Boban Pesov ci mostra: che ogni ritorno è anche una riscrittura, un tentativo di dare senso a ciò che è stato, mentre si prova con fatica a restare nel presente.