Allenare il cuore senza paura: un cambio di prospettiva sulla cardiomiopatia ipertrofica
La cardiomiopatia ipertrofica (CMI) è una malattia genetica che ispessisce il muscolo cardiaco e può alterare la funzione del cuore. Il nostro studio ha coinvolto persone affette da questa malattia a basso rischio, e le ha sottoposte a programmi specifici di esercizio fisico e di forza. I risultati hanno mostrato dei miglioramenti incoraggianti nella capacità cardiorespiratoria, nella forza muscolare e nella funzione diastolica confermando la sicurezza e l’efficacia dell’attività fisica guidata.
La cardiomiopatia ipertrofica (CMI) è la forma più frequente di cardiomiopatia genetica, che riguarda circa una persona su 500. Produce un ispessimento del muscolo del ventricolo sinistro non dovuto ad altre patologie. Spesso questo ispessimento è irregolare e può interferire con la capacità del cuore di contrarsi e rilassarsi correttamente. Per riconoscerla, gli strumenti principali sono l’ecocardiografia e la risonanza magnetica cardiaca.
Il principale ostacolo nella gestione della CMI è la sua variabilità clinica: la maggior parte dei pazienti resta asintomatica o presenta disturbi lievi, mentre una minoranza sviluppa sintomi severi come mancanza di fiato, svenimenti, gravi alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi più gravi, insufficienza cardiaca avanzata o morte improvvisa, soprattutto nei giovani e negli atleti.
Per anni, a causa del rischio di morte improvvisa, ai pazienti con CMI veniva sconsigliata qualsiasi attività fisica.
Tuttavia, questa strategia favoriva uno stile di vita sedentario con conseguente aumento di peso, livelli di colesterolo più alti e una maggior incidenza di obesità, ictus e infarto.
Nel tempo, la comunità scientifica ha dimostrato che, almeno per i soggetti con un basso rischio di morte cardiaca improvvisa, la sedentarietà non fosse più la miglior terapia.
È in questo contesto che si inserisce il nostro progetto. 23 persone, di età compresa tra i 18 e i 66 anni, con una forma di cardiomiopatia ipertrofica a basso rischio, cioè senza le complicazioni più gravi, sono state sottoposte a un test (il CPET) che guarda come cuore, polmoni e muscoli lavorano insieme durante l’attività fisica per capire quanto è efficiente l’organismo, sia in condizioni di salute che in presenza di patologie.
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Dopo la valutazione dello stato di salute di base, le persone che hanno partecipato sono state divise in due gruppi: il primo ha svolto esercizio aerobico continuo a intensità moderata, mentre il secondo ha seguito un programma intervallato a intensità più elevata. In entrambi i casi l’allenamento aerobico è stato accompagnato da esercizi di forza. I due programmi hanno avuto una durata di 12 settimane (2 volte alla settimana, un’ora a seduta) e sono stati condotti e monitorati da personale esperto in chinesiologia e medicina dello sport.
Al termine della sperimentazione, abbiamo ripetuto le misurazioni cliniche ed ecocardiografiche, insieme alla valutazione della capacità cardiorespiratoria, della forza e della composizione corporea di ciascun paziente.
I risultati sono stati molto incoraggianti: più del 75% di chi partecipato all’esperimento ha seguito i programmi con assiduità,senza problemi o eventi avversi. Al termine del percorso, sono stati osservati netti miglioramenti della capacità aerobica, della potenza raggiunta al test da sforzo, della forza muscolare, del peso corporeo e anche di alcuni indici del rischio cardiovascolare.
Non solo: abbiamo osservato anche un miglioramento della funzione diastolica del cuore, parametro che misura la capacità del cuore di rilassarsi correttamente.
Entrambi i programmi hanno generato benefici simili e hanno dato risultati efficaci e sicuri.
Questo progetto aggiunge nuove evidenze scientifiche a sostegno della fattibilità e dell’efficacia di programmi di esercizio fisico nelle persone con CMI a basso rischio aritmico. Abbiamo intenzione di proseguire coinvolgendo una popolazione più ampia e offrendo la possibilità ad altre persone con CMI di fare esercizio fisico in sicurezza.
Gruppo di ricerca:
Andrea Benso
Anna Mulasso
Francesco Borrelli
Francesco Moscarini (fondatore e curatore del progetto Medica_ti)