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Affrontare la crisi idrica globale grazie a risorse non convenzionali

Questo contenuto fa parte del tema del mese: Acqua

L’aumento della popolazione , lo sviluppo industriale e l’intensificazione dell’agricoltura fanno sì che la domanda globale di acqua aumenti, mentre il cambiamento climatico rende le precipitazioni irregolari e l'inquinamento compromette le fonti tradizionali. Anche regioni storicamente ricche d'acqua affrontano oggi problemi stagionali di disponibilità. Di fronte a questa crisi, l’università di Torino è in prima fila per sviluppare soluzioni inedite: le risorse idriche non convenzionali.

In molte aree del pianeta la domanda idrica cresce rapidamente, mentre il cambiamento climatico rende le precipitazioni irregolari causando problemi stagionali di disponibilità di acqua dolce. E, come se non bastasse, l’inquinamento compromette la qualità delle fonti tradizionali come fiumi, laghi e falde superficiali, aumentando i costi del trattamento delle acque o rendendole inadatte alla produzione di acqua potabile o per l’agricoltura. 

In questo scenario, stanno assumendo un ruolo sempre più strategico le cosiddette risorse idriche non convenzionali. 

Con questa espressione si indicano tutte quelle fonti d’acqua che non rientrano nei sistemi di approvvigionamento classici ma che possono integrare le risorse naturali tradizionali. Si tratta di soluzioni molto diverse tra loro, che possono essere raggruppate in quattro categorie.

La prima comprende le risorse atmosferiche come nebbia, rugiada o l’acqua piovana. In alcune regioni aride o costiere, tramite delle particolari reti si riescono a intercettare le gocce sospese nella nebbia facendole condensare e convogliandole in serbatoi. Analogamente, sistemi progettati per favorire la formazione e la raccolta della rugiada (come quella che troviamo sull’erba dopo una notte umida) possono fornire piccole ma preziose quantità d’acqua. La raccolta dell’acqua piovana, invece, è una pratica più diffusa, praticata anche in Italia: tetti e superfici impermeabili aiutano ad accumulare acqua per usi domestici, agricoli o industriali. Sebbene dipendano dal clima locale, queste soluzioni possono risultare determinanti in contesti di scarsità.

Una seconda categoria è costituita dalle acque trattate o trasformate, che provengono dalla desalinizzazione dell’acqua marina o salmastra, dal riuso delle acque reflue urbane e industriali, dal trattamento delle cosiddette “acque grigie” (provenienti da docce, lavabi e lavatrici) e dal recupero delle acque di drenaggio agricolo. La desalinizzazione consente di ottenere acqua dolce a partire dal mare, ma richiede molta energia e una gestione attenta dei residui salini. Questa tecnologia è adottata da paesi come gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita e Israele che non hanno accesso (o lo hanno limitato) a fonti di acqua dolce. 

Il riuso delle acque reflue rappresenta invece una delle strategie più promettenti: attraverso trattamenti adeguati, l’acqua può essere reimpiegata per irrigazione, processi industriali o persino per usi potabili. Questo approccio si inserisce nella logica dell’economia circolare, ed è adottato ampiamente da molti paesi che si affacciano sul mediterraneo come Spagna, Italia, Grecia e Cipro.


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Una terza categoria sono le risorse sotterranee non convenzionali, come la ricarica artificiale delle falde e lo sfruttamento delle cosiddette acque fossili. Il primo consiste nell’infiltrazione intenzionale di acqua nel sottosuolo tramite pozzi di iniezione (che funzionano al contrario dei pozzi classici) per immagazzinarla e utilizzarla nei periodi di bisogno. Le acque fossili, invece, sono riserve accumulate in epoche geologiche passate e in tempi estremamente lunghi: il loro utilizzo può offrire grandi volumi, ma pone interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine.

Infine, esistono le risorse trasferite, che comprendono ipotesi visionarie come trainare iceberg dai poli verso aree aride, e strategie concrete basate sull'acqua virtuale: produrre 1 kg di pomodori richiede 200 litri d'acqua. 

Paesi con scarse risorse idriche possono scegliere di importarli, concentrandosi su colture meno esigenti e riducendo così la pressione idrica interna.

Quelle presentate qui sono solo esempi di risorse idriche non convenzionali. Se alcune di queste sono già adottate in diversi paesi del mondo, molte altre sono ancora in fase di studio o sviluppo. 

Ad esempio, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino è impegnato da anni nello sviluppo di tecnologie per il trattamento delle acque, utilizzando processi e materiali innovativi. L’obiettivo è quello di sviluppare processi affidabili ed economici in grado di produrre acqua di buona qualità da poter essere riutilizzata, promuovendo una gestione delle risorse idriche circolare e riducendo il prelievo di acqua da fonti convenzionali come i fiumi e le acque sotterranee.

Le risorse idriche non convenzionali non sostituiscono completamente quelle tradizionali, ma possono integrarle in modo significativo se si individua la tecnologia più adatta da utilizzare in funzione delle caratteristiche climatiche e geografiche di una determinata zona. In un mondo sempre più esposto alla scarsità d’acqua, investire in innovazione, gestione sostenibile e consapevolezza collettiva è essenziale per garantire sicurezza idrica alle generazioni future.