Aeroporti più sostenibili: 4 mosse per cambiare il gioco
Gli aeroporti sono piccole città che producono una grande quantità di rifiuti ed emissioni. Però, negli ultimi anni, hanno iniziato ad attuare strategie per contrastare la crisi climatica. Tramite uno studio basato sui principi di economia circolare, è stato possibile disegnare una mappa delle azioni più utili a rendere gli aeroporti luoghi più circolari, sostenibili e resistenti.
Gli aeroporti sono spesso raccontati come il problema, quando si parla di crisi climatica. Non soltanto perché consumano energia e generano emissioni, ma anche perché sono nodi giganteschi in cui si incrociano infrastrutture, mezzi, merci, persone, fornitori, compagnie aeree e decisioni pubbliche. Infatti, l’aviazione contribuisce in modo rilevante alle emissioni globali; gli aeroporti sono vere e proprie città, attive 24/7, dove energia, materiali e rifiuti si muovono in quantità enormi.
Ma la nostra ricerca parte da un’idea opposta: abbiamo cercato di capire come gli aeroporti possono diventare parte integrante della soluzione, grazie all’economia circolare.
L’economia circolare, infatti, propone di uscire dal modello lineare “prendo-produco-butto” e passare a sistemi in cui risorse e materiali restano in uso più a lungo, si riducono gli sprechi e si recupera valore.
In un nostro studio pubblicato sulla rivista Business Strategy and the Environment abbiamo utilizzato la logica delle 5R (Refuse, Rethink, Reduce, Reuse, Recycle), una bussola per capire se un’azione sta davvero riducendo l’impronta ambientale. Con questo strumento, abbiamo quindi analizzato come gli operatori aeroportuali stiano già traducendo l’economia circolare in azioni capaci di mitigare il cambiamento climatico.
Il metodo
Per capire cosa sta accadendo nella pratica, insieme a Federico Lanzalonga e Michele Oppioli, abbiamo letto e analizzato in modo sistematico documenti prodotti da aeroporti italiani e internazionali che menzionano progetti a tema di economia circolare. Report di sostenibilità, comunicati, documenti tecnici e trade press raccontano spesso decisioni, investimenti e progetti con un livello di dettaglio operativo prezioso.
Successivamente li abbiamo studiati con due lenti complementari: una lettura qualitativa, per identificare azioni e strategie ricorrenti, e una mappatura semantica per capire quali concetti si collegano tra loro e quali temi sono presenti con più forza. Il risultato è una mappa di percorsi suddivisi in quattro macroaree che descrivono come l’economia circolare possa diventare una leva concreta di mitigazione climatica.
1) Decarbonizzare le operazioni
La prima area è quella più immediata: ridurre le emissioni. L’aeroporto somiglia a una piccola città composta da edifici, impianti, mezzi di servizio, logistica, illuminazione, climatizzazione. La transizione qui passa soprattutto da energia rinnovabile, elettrificazione ed efficienza.
L’obiettivo non è più solo consumare meno, ma ripensare l’aeroporto come più autonomo e resiliente, capace di produrre energia pulita, gestire meglio i picchi di domanda e ridurre la dipendenza da fonti fossili.
È un cambiamento che taglia emissioni, ma anche costi e vulnerabilità: quando il clima diventa più estremo, la continuità del servizio non è un dettaglio.
2) Carburanti sostenibili e nuove tecnologie aeronautiche
La parte più grande dell’impatto climatico dell’aviazione resta legata al volo, e infatti a livello globale il settore pesa per circa il 2,5% della CO₂ emessa. Proprio per questo, l’aeroporto può diventare il luogo in cui alcune innovazioni trovano applicazione. Nel nostro studio emergono iniziative legate ai SAF (Sustainable Aviation Fuels), a infrastrutture alimentabili a idrogeno e alla sperimentazione di soluzioni elettriche o ibride, insieme agli adeguamenti che rendono queste opzioni praticabili. Senza infrastrutture, standard, sicurezza e coordinamento, l’innovazione resta sulla carta.
3) Governance e stakeholder engagement
Un aeroporto è come un ecosistema. Gli operatori aeroportuali, le compagnie aeree, i retailer, le autorità pubbliche e le comunità locali hanno obiettivi, vincoli e incentivi diversi. Per questo la governance può essere un acceleratore, o un freno, della transizione. Nel materiale analizzato abbiamo visto crescere piani climatici pluriennali, obiettivi misurabili, partnership e reti tra attori, un dialogo più strutturato con territori e filiere. Quando la regia è chiara, le iniziative diventano un programma coerente, e questo è il vero spartiacque tra buona intenzione e trasformazione.
4) Gestione circolare delle risorse
L’economia circolare negli aeroporti non vive soltanto nell’energia ma anche nei materiali. Dall’analisi emergono azioni orientate a ridurre la produzione di rifiuti e migliorare separazione e recupero, a ripensare la gestione dell’acqua con soluzioni di riuso e trattamento, e a rendere i cantieri più circolari con materiali riciclati e una progettazione orientata a durata e manutenibilità. Questo tipo di iniziative riduce impatti ambientali e rende l’aeroporto più robusto, perché spreca meno risorse e dipende meno da approvvigionamenti fragili.
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Perché è rilevante?
Gli aeroporti hanno vincoli reali come la sicurezza, le certificazioni, le procedure e gli asset, che durano a lungo e rischiano di bloccare tecnologie obsolete per anni. Non tutto si può cambiare subito, e non tutto dipende da un solo attore. Ma proprio per questo, questi quattro percorsi sono utili per capire dove intervenire, come combinare le leve ed evitare che la sostenibilità si riduca a una somma di iniziative scollegate.
L’idea più interessante che emerge dal lavoro è che “l’aeroporto può diventare un catalizzatore della transizione”: non solo un soggetto che si adegua, ma un attore capace di coordinare investimenti, standard e collaborazione lungo la catena del valore. Se questo ruolo si rafforza, l’aeroporto smette di essere soltanto un punto di passaggio e diventa un laboratorio di cambiamento dove circolarità non è solo una parola elegante, ma una strategia che taglia emissioni, sprechi e rischi.
Gruppo di lavoro:
Silvana Secinaro, Valerio Brescia (Università degli Studi di Milano), Federico Chmet, Federico Lanzalonga, Michele Oppioli (Università di Pavia), Ginevra Degregori, Lara Demarchi, Federica Bassano, Alessandra Curatolo, Federica Livotto e Giovanni Ferraris.