Abbiamo bisogno dei longennials e di una nuova idea di invecchiamento
Sono persone attive, curiose, vitali. Hanno più di 60 anni e una voglia di futuro che sfida gli stereotipi. I longennials sono una nuova generazione che affronta l’invecchiamento con consapevolezza. Con il progetto Longennials Factory, la terza età diventa uno spazio di relazione e trasformazione, superando la visione clinica-assistenziale e mettendo al centro la persona, con le sue storie, memorie e risorse.
“Mi aiuti a ricordare il nome di mia moglie? Non voglio dimenticarlo.”
– Un paziente con Alzheimer, 81 anni
“È solo stanchezza, vero? Però dimentico sempre più spesso dove ho messo le cose. Forse non è niente, ma… se fosse l’inizio?”
– Luisa, 72 anni, partecipante al progetto Longennials Factory
Memoria e invecchiamento: un equilibrio fragile ma attivo
Alcune volte le prime piccole ombre della dimenticanza vengono vissute con preoccupazione: si teme che siano i segnali di qualcosa di più grave. Ma è proprio così?
L’invecchiamento cognitivo è un processo naturale, fisiologico, che riguarda tutti noi. Ma è anche un fenomeno complesso, spesso frainteso, che provoca paura e incertezza. Spesso viene percepito come una perdita o una sottrazione, ma in realtà, è una ristrutturazione.
Un cambiamento che, pur graduale e talvolta sfidante, non comporta necessariamente un processo patologico. È una trasformazione silenziosa e significativa delle funzioni mentali, che coinvolge soprattutto l’attenzione, la capacità di elaborare nuove informazioni e, soprattutto, la memoria.
Partiamo dal fatto che la memoria non è un’entità monolitica e si presenta in diverse forme: episodica (ricordi personali), semantica (conoscenze generali) e procedurale (abilità e automatismi). Non tutte queste forme di memoria declinano allo stesso modo con l’avanzare dell’età. Mentre la memoria episodica tende a deteriorarsi più precocemente, la memoria semantica può restare stabile o addirittura migliorare, alimentata dall’esperienza e dalla conoscenza accumulata nel tempo. La memoria procedurale, a sua volta, spesso resiste in maniera sorprendente al passare degli anni.
Comprendere queste differenze è essenziale per distinguere il naturale processo di invecchiamento da patologie come l’Alzheimer. È proprio in questa zona grigia, tra il normale invecchiamento cognitivo e il disturbo neurocognitivo, che si inserisce il progetto Longennials Factory.
Il progetto Longennials Factory: una nuova idea di invecchiamento
Longennials Factory è un progetto scientifico, sociale e culturale - nato a Torino su iniziativa del Dipartimento di Psicologia - che coinvolge persone over 60 in un percorso di consapevolezza dei nuovi modelli di salute, screening neuropsicologici gratuiti e stimolazione delle proprie capacità cognitive.
L’obiettivo è duplice: da un lato vogliamo identificare e affrontare precocemente le spie del deterioramento cognitivo, prima che possano compromettere la qualità della vita; dall’altro promuovere una cultura dell’invecchiamento più positiva, consapevole e condivisa.
I partecipanti sono tutti longennials, neologismo che unisce due parole chiave: long (lungo, longevo) e millennials, a suggerire che anche chi è nato ben prima degli anni ’80 può far parte di una generazione attiva, vitale, dinamica, capace di reinventarsi.
Il cuore dell’iniziativa è la centralità della persona: le persone longennial sono invitate a raccontare la propria storia e a condividere le proprie memorie in senso ampio: autobiografiche, emotive, collettive. Parlano liberamente della loro vita, dei desideri, dei sogni, delle paure e dell’immaginario legato al tempo che passa e al futuro.
Questo momento di ascolto avviene prima della valutazione clinica, perché ci permette di interpretare meglio i dati raccolti: tono dell’umore, percezione del benessere, autostima, speranza nel futuro, felicità. Al termine del colloquio, ciascuna persona può scegliere in autonomia l’attività più adatta alle proprie esigenze, tra quelle proposte dal progetto.
Questo approccio ci aiuta a comprendere al meglio questa fase della vita e modelizzare le diverse traiettorie che può assumere. Perché invecchiare non significa semplicemente avere più anni. L’invecchiamento, anche quello cerebrale, dipende da un intreccio di fattori: biologici, genetici, ambientali, sociali e personali. Condizioni di vita, eventi traumatici, livello di istruzione, relazioni, lavoro, hobby, ma anche guerre o inquinamento: tutto dentro di noi lascia un segno. Per questo, possiamo trovare persone della stessa età anagrafica che hanno invecchiamenti molto diversi. Ci sono i cosiddetti superagers, con capacità cognitive superiori alla media; persone che invecchiano in modo “normale”; altre che presentano un invecchiamento cognitivo accelerato.
Quando una persona inizia a dimenticare, non è solo il “ricordo in sé” a vacillare, ma il “senso di sé”. Chi sono, se non ricordo più da dove vengo? Cosa resta di me, se le mie esperienze si dissolvono? Ecco perché la memoria non è solo una funzione cognitiva: è la base dell’identità personale, della continuità, del riconoscimento sociale.
Per questo, nel progetto Longennials Factory, il lavoro scientifico si affianca a un racconto fatto di testimonianze, interviste e incontri intergenerazionali, che non solo è funzionale alla ricerca, ma restituisce valore all’individuo.
Una “fabbrica” di futuro
La metafora della "factory" è potente: non volevamo che si trattasse di un laboratorio sterile, ma di un’officina di vita, dove gli anziani sono protagonisti della propria salute cognitiva. Qui gli over 60 si mettono in gioco, prendono parte a sperimentazioni, si confrontano, apprendono strategie per allenare la mente e condividono le proprie riflessioni.
Ad oggi, hanno preso parte al percorso oltre 150 persone e i dati raccolti aiutano a delineare profili di invecchiamento sano e a sviluppare percorsi o attività pensati su misura per mantenere o potenziare le capacità mentali (come memoria, attenzione, linguaggio, ragionamento), adattati alle caratteristiche ed esigenze specifiche di ogni persona.
Ma ciò che rende il progetto davvero innovativo è il suo approccio umano: nessuna diagnosi, nessuna etichetta, solo persone che imparano a conoscersi meglio e a prendersi cura della propria salute.
Vivere bene il tempo che passa
L’invecchiamento non è una malattia. È una fase della vita che merita rispetto, attenzione e ricerca. Longennials Factory ci ricorda che non c’è una sola “memoria”, ma tante memorie: scientifiche, affettive, narrative, collettive. E che tutte insieme compongono il mosaico della nostra umanità.
Riconoscere il valore delle memorie significa anche riconoscere il valore di chi le custodisce. Per questo, sostenere e far crescere progetti come Longennials Factory è oggi più che mai una priorità. Perché un cervello che invecchia non è solo qualcosa da preservare, ma da conoscere e ascoltare.
Per saperne di più o partecipare al progetto scrivi a longennialsfactory@gmail.com