Di fronte alla telecamera con il cuore che balla. Così ti racconto la mia indipendenza

Tra i maggiori ostacoli alla diffusione di una cultura che veda le persone con disabilità come cittadini e cittadine al pari degli altri vi è la rappresentazione stessa della disabilità che, pur in buona fede, insiste sulla diversità e punta a suscitare compassione. Per superare questa visione abbiamo realizzato tre web serie che documentano percorsi concreti di vita indipendente. Il risultato? Oltre 30mila visualizzazioni e lo sviluppo di nuovi progetti di ricerca. 

Bontà e generosità. Tenerezza e tanta gioia. Una musica un po’ triste oppure un suono angelico di campane tubolari come colonna sonora. Un giovane in carrozzina con le braccia aperte, magari che si staglia contro un romantico tramonto. Questi lo scenario e l’immagine di frequente associati alla disabilità (provate a cercare con google...). Narrando di sé a un evento pubblico, un trentenne con la sindrome di Down dice che gli piacerebbe sposarsi a breve. Il pubblico ride e applaude, intenerito.

Tutto questo, e molto altro, va a comporre la rappresentazione delle persone con disabilità come rappresentato anche in questa arguta parodia della canzone Occidentali’s Karma messa in scena dalle Witty Wheels. Nei racconti e sui media vengono narrate storie, composte immagini e scelti episodi che commuovono, suscitano una compassione benevola oppure, al contrario, fanno coraggio, ispirano e fanno sospirare “abbiamo tanto da imparare da loro”.

Fin dai nostri primi progetti di ricerca che affrontavano il tema del pieno accesso alla cittadinanza per le persone con disabilità abbiamo incontrato questa retorica, questa cornice che poi, nel 2014, l’attivista Stella Young ha acutamente nominato come inspiration porn. Tenerezza e musichette dolci, così come l’uso motivazionale delle esistenze, costituiscono a oggi uno dei maggiori ostacoli alla diffusione di una cultura che veda le persone con disabilità come cittadini al pari degli altri.

Un fotogramma tratto dalla web serie Asti Express

Comprenderlo è semplice nel momento in cui entriamo nella visione per cui le persone con disabilità sono cittadini come tutti gli altri: immaginate per un momento che una vostra foto circoli sul web con la didascalia “se lui può farlo puoi farlo anche tu!” oppure che qualcuno commenti, a fronte di un vostro successo “che esempio di coraggio! In quelle condizioni!!”. Lo trovereste probabilmente offensivo, e dunque non si vede perché una persona con disabilità non dovrebbe provare la stessa cosa. La rappresentazione della disabilità come evento eccezionale, triste ma d’esempio quanto a forza nel superare gli ostacoli si concilia male con la visione della Convenzione ONU. Il paradigma afferma infatti che le persone con disabilità sono cittadini al pari di altri, non esempi di vita né “casi eccezionali”, e che se incontrano quotidianamente delle barriere questo costituisce una discriminazione da eliminare e livello di sistema, non una “sfida personale” che coraggiosamente sono chiamati a superare.

La collaborazione con Alessandro Salvatore, autore e videomaker, è iniziata sulla base di questa spinta: come gruppo di ricerca cercavamo qualcuno con la prospettiva etica e le competenze tecniche e artistiche necessarie per raccogliere l’innovazione portata dalla Convenzione ONU e trasformarla in qualcosa di fruibile al pubblico.
La prima web serie VelA Spiegata nasce così: per rendere comprensibile al pubblico ciò che stava avvenendo nei percorsi di attuazione della Convenzione ONU che in quel periodo stavano vedendo le prime sperimentazioni. Filo conduttore delle web serie - a VelA Spiegata seguiranno poi Asti Express e la più recente ALL RIGHTS? - è fare uscire la disabilità dalla cornice di caritatevole tenerezza per avvicinarne la rappresentazione alla cornice dei diritti.
A oggi la collaborazione con Salvatore si è sviluppata attraverso lavori anche molto diversi ma che hanno sempre avuto come fulcro una finalità di tipo culturale: i video realizzati hanno contribuito enormemente allo sviluppo dei progetti di ricerca, rivelandosi spesso strumenti potenti di dialogo sia con il pubblico sia con le persone coinvolte, a diversi livelli.

Un fotogramma tratto dalla web serie Asti Express

Dal punto di vista delle famiglie e delle persone con disabilità dei diversi territori, poter vedere i percorsi di vita indipendente realizzati e seguire direttamente le persone che procedevano nel loro cammino di cittadini con pieni diritti è stato di forte stimolo: una meta visibile, finalmente, non più solo scritta sulla carta ma anche concreta, una vita indipendente che si dipanava in strade, piazze, bar… persino agenzie immobiliari, come nella bella puntata di VelA Spiegata in cui Matteo sceglie la sua nuova casa, fuori dall'immaginario secondo cui le persone con disabilità sono destinate ad abitare in una comunità o in una struttura.

Dal punto di vista degli operatori, ascoltare le voci delle famiglie dell’Officina della vita indipendente ha aperto spesso una finestra di dialogo, laddove questo era ostacolato dai consueti stereotipi sulle famiglie che sono gli operatori stessi, purtroppo, a tramandarsi. Le serie sono state utilizzate anche in ambito formativo - con adulti e bambini - in convegni e in eventi aperti alla cittadinanza e si sono rivelate utili anche in modo inaspettato, come per condividere con le aziende il metodo di lavoro o per aprire l’immaginario sulla vita indipendente anche verso le persone che necessitano di sostegni più articolati.

Mano a mano che la collaborazione si è sviluppata, è stato possibile anche addentrarsi in maniera maggiormente articolata nei contenuti della ricerca. Da un intenso lavoro di collaborazione su questo piano nasce l’ultima sfida: la serie ALL RIGHTS?, che uscita nel giugno 2020, si pone l’obiettivo di rendere fruibili e facilmente comunicabili i punti centrali dell’attuazione della Convenzione ONU e del paradigma dei diritti, superando i malintesi che talvolta si generano.

Nel corso di 5 anni di collaborazione, con oltre 30mila visualizzazioni per 30 episodi tra Vela Spiegata, Asti Express, ALL RIGHTS? e Officina, il lavoro di video-documentazione ha portato un fondamentale contributo: le serie hanno consentito di mostrare un processo sociale e culturale in corso, di chiarire che cosa si intendesse con vita indipendente, di mostrare che quanto sancito dalla Convenzione ONU non era soltanto un teorico diritto affermato ma qualcosa di realmente e concretamente possibile sui nostri territori.

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un racconto di

Centro Studi DIVI
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Cecilia Marchisio
Natascia Curto
ilaria siccardi
daniela gariglio
Alessandro Salvatore
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Pubblicato il

14 agosto 2020

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