Scienza e tecnologia

L’importanza dei neuroni inibitori per il corretto funzionamento cerebrale

Anche se in minoranza, i neuroni inibitori sono essenziali per il funzionamento della corteccia e dell’ippocampo. Ma come si sviluppano e si organizzano? Quali neuroni sono più vulnerabili? Quali alterazioni causano il loro malfunzionamento? Una loro disfunzione è associata a malattie neurologiche

Appartengono alla classe dei neuroni inibitori diversi tipi di cellule cerebrali, organizzate in reti elettriche. La componente inibitoria è essenziale, sia durante lo sviluppo del cervello in età giovanile, sia nell’età adulta per modulare l’attività dei neuroni eccitatori.
I neuroni inibitori agiscono grazie a elementi di trasmissione elettrica, detti sinapsi, nei quali agisce una piccola molecola, il GABA. Lievi anomalie dell’inibizione neuronale possono determinare il malfunzionamento dell’intera rete o soltanto di una zona. Particolarmente colpite sono la corteccia cerebrale e l’ippocampo. Per esempio, un ridotto stato inibitorio spesso si associa a uno stato epilettico, in altri casi una anomalia delle sinapsi GABA può essere associata a disabilità intellettuale, autismo, e forse anche schizofrenia. Conoscere esattamente le anomalie che colpiscono i neuroni inibitori, conoscere le cause e individuare dei rimedi ai difetti rimangono delle sfide aperte.
Questo team di ricercatori, che comprende genetisti, fisiologi e biologi dello sviluppo vuole affrontare alcuni aspetti del funzionamento dei neuroni inibitori. In modo interattivo, stiamo studiando alcuni geni che controllano le architetture neuronali, le cui mutazioni nella specie umana sono associate a epilessia e disabilità intellettuale. Alcuni risultati indicano che un ambiente arricchito e stimolante, con attività e interazioni sociali, esercita un’azione benefica sulle reti neuronali in generale.


impatto sulla società

L’epilessia e la disabilità intellettuale sono disturbi relativamente frequenti. Una maggiore conoscenza dei difetti elettrici e cellulari favorirà la scoperta di metodi che possano prevenirle o rallentarne il decorso, riducendo i costi sociali e migliorando la qualità della vita.
Da un lato la ricerca farmacologica cercherà nuovi composti che preservino l’attività dei neuroni inibitori, d’altro, studi in ambiente arricchito indicano che il cervello (come i muscoli) ci guadagna se ben allenato.
La speranza è di arrivare a trattare e prevenire questi disturbi combinando diversi approcci.


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Giorgio Roberto Merlo
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dipartimenti

Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute
Scienza e Tecnologia del Farmaco
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