Dialetto e territorio: le orme delle parole piemontesi tra etimologia e storia

Il gruppo di ricerca ha l’obiettivo di raccogliere e analizzare scientificamente, mediante la realizzazione di lessici e repertori dialettali, il patrimonio lessicale della nostra regione: una storia per parole volta a restituire al Piemonte una preziosa testimonianza del proprio tesoro culturale

Negli ultimi decenni il rinnovato interesse che si registra in tutta Italia per le varietà dialettali e per la loro origine ha generato un’attività fertilissima nell'ambito della ricerca etimologica, italiana e dialettale. Un’attività che ha prodotto, e sta tuttora producendo, opere di assoluto valore, un fitto reticolato di imprese che restituiscono ai singoli territori una preziosissima testimonianza del patrimonio linguistico di ciascuno di essi.
Di fronte a simili imprese è parsa irrinunciabile la realizzazione, anche per il Piemonte, di un progetto di ricerca ad ampio respiro dedicato allo studio lessicografico della nostra parlata, che sappia abbinare il rigore scientifico della disciplina etimologica al piacere della (ri)scoperta delle nostre parole.
Il primo risultato di questo proposito ambizioso è il "Repertorio Etimologico Piemontese" (REP), un dizionario di circa 1800 pagine, che raccoglie al suo interno più di 20.000 parole, pubblicato sul finire del 2015 dal Centro Studi Piemontesi e realizzato da Anna Cornagliotti, Luca Bellone, Anna Cerutti Garlanda, Marisa Falconi, Consolina Vigliero, Laura Parnigoni, Giovanni Ronco: un'opera, la prima nel suo genere, in grado di documentare la storia delle parole piemontesi dalla loro prima apparizione nei dizionari dialettali fino all'uso attuale, e che fornisce al Piemonte uno strumento scientifico che trova adeguata collocazione accanto ai molti prodotti affini realizzati in anni recenti in altre regioni d’Italia.


impatto sulla società

Ha ancora senso, nel terzo millennio, fare ricerca sulle parole, peraltro sulle parole di una lingua non nazionale, non deputata all'ufficialità, ed esclusa dagli usi istituzionali? Sì, almeno secondo noi. Ed è proprio qui che vanno individuate le ragioni più solide del progetto. A nostro avviso, infatti, proprio ora, nell'era della comunicazione digitale, la lessicografia dialettale va intesa come un attento custode a salvaguardia delle nostre parole, preziose testimoni di quel reticolo di conoscenze, di sapere, di saggezza, di espressività che nessuna altra lingua potrà mai recuperare.


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referente

Luca Bellone
gruppo di lavoro

dipartimento

Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne
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