ATPM - Atlante Toponomastico del Piemonte Montano

Dai primi anni '80 del Novecento l'Atlante Toponomastico del Piemonte Montano (ATPM) documenta attraverso la raccolta i nomi propri di luogo (toponimi) originari della montagna piemontese al fine di salvarli dalla scomparsa e di valorizzarli restituendoli nelle forme in cui essi sono ancora in uso.

Molti nomi di luogo sono modificati o storpiati dalle fonti ufficiali, rendendone oscuro il senso: è quanto successo con Granta Parèi "grande parete", restituito da qualche ignoto cartografo del secolo scorso come Gran Paradiso, nonché con il Monte Rosa, erroneamente interpretato partendo da rouése o rouja che però nella parlata locale significa "ghiacciaio" e non "rosa". Ed ancora l'originale Sèr Véi "ripiano vecchio" ha dato il grottesco Cervelli (borgata di Coazze - Val Sangone) o lou Col 'd l'Arcano "il colle dell'ocra" (colle presso Massello - Val Germanasca), interpretato come "colle dell'arcano".
Oggi molti toponimi tramandati oralmente da secoli nelle aree montane vanno irreversibilmente perdendosi, minacciati dallo spopolamento, dall'abbandono delle attività produttive e dal regredire delle parlate dialettali che ne possono far travisare, come abbiamo visto, il significato.
L'ATPM dal 1983 coordina la raccolta, attraverso il lavoro capillare di raccoglitori locali, dell'intera rete di nomi dati nel tempo a singoli elementi del territorio (rilievi, acque, insediamenti, manufatti, vie di comunicazione), direttamente dalla voce degli abitanti della montagna piemontese.
Ogni toponimo raccolto viene schedato, tradotto, arricchito di dati e memorie (leggende, proverbi), localizzato su basi cartografiche e dotato di registrazione sonora, per poi confluire in un archivio elettronico che gestisce ora oltre 70.000 toponimi provenienti da più di 200 località montane.


impatto sulla società

Oltre ad aumentare la conoscenza sul patrimonio culturale locale e la consapevolezza dell'identità territoriale (attraverso il coinvolgimento della popolazione locale giovane e anziana), i risultati possono inserirsi nelle filiere produttive di beni e di servizi (settori del turismo e della imprenditoria culturale), nonché rivelarsi strumento conoscitivo per la didattica e le politiche locali per la pianificazione del territorio montano in considerazione dei rischi idrogeologici (il Monte Toc era costituito da roccia che veniva via a toc "pezzi" e fiancheggiava l'orrido Vajont cha "va giù").


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referente

Federica Cugno
gruppo di lavoro

dipartimento

Studi Umanistici
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