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Cibo, Agricoltura e Allevamenti

Dalla città alla campagna: il riuso delle acque per un'agricoltura sostenibile

La scarsità d’acqua che affligge il nostro pianeta è un problema di primaria importanza. L’ingente consumo di acqua in agricoltura richiede lo sviluppo di nuove pratiche, come per esempio quelle basate sul riuso di acque reflue trattate, senza però rinunciare alla sicurezza per i consumatori. 

L’acqua è il bene comune per eccellenza e deve essere protetta. Quanti di noi ne sono realmente consci quando aprono il rubinetto di casa? Benché il 75% del nostro pianeta sia ricoperto d’acqua, solo il 3% delle risorse idriche è costituito da acqua dolce: una porzione che deve tuttavia soddisfare una domanda sempre più elevata a causa della crescita della popolazione e dell'espansione industriale.
Il quadro sulla disponibilità d’acqua è ulteriormente aggravato dai processi di desertificazione e siccità derivanti dai cambiamenti climatici in atto. Si stima che nel 2050 fino a 6 miliardi di persone saranno costrette a vivere in condizioni di severa scarsità d’acqua, un’emergenza ancora troppo poco conosciuta, soprattutto da chi vive nei paesi che possiedono maggiori risorse economiche.

La ridotta disponibilità di acqua dolce impone l’adozione di strategie sostenibili e non più differibili, soprattutto in settori a elevato consumo idrico, quali quello agricolo, che si accaparra il 70% di tutti i prelievi a livello mondiale. In tale contesto, al fine di alleviare la pressione sulle sorgenti idriche disponibili, la Commissione Europea ha recentemente proposto norme per incoraggiare il riuso di acque reflue urbane depurate per l’irrigazione.

Da tali necessità è nato, presso il Dipartimento di Chimica, il progetto IRRIGATIO, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del bando Eranet-Med, il cui obiettivo è stato quello di valutare la crescita di frutti modello (olive e fragole) in seguito a irrigazione con acque reflue trattate, monitorando la qualità e la sicurezza alimentare, oltre che il trasferimento di composti residui sul substrato di coltivazione (terreno). Il lavoro è stato svolto in collaborazione con università e impianti di depurazione delle acque del comprensorio toscano e di alcuni paesi del Mediterraneo (Algeria, Tunisia, Marocco e Giordania).

Dai risultati ottenuti dopo 3 anni di intensa ricerca, su due annualità di raccolto, si è osservato come il trasferimento di composti dalle acque reflue (monitorate su base trimestrale per quanto riguarda parametri chimici, fisici e microbiologici) dipenda dalla tipologia di frutto coltivato. In frutti a elevato contenuto di acqua, come la fragola, sarà più probabile riscontrare la presenza di composti polari, attirati quindi dalle molecole di acqua, anch’esse polari; mentre nell’oliva, povera in acqua ma ricca di molecole lipidiche e quindi idrofobiche, si trovano più facilmente residui idrofobici. È quindi probabile che eventuali residui della depurazione quali metalli e idrocarburi policiclici aromatici possano migrare rispettivamente nelle fragole e nelle olive.
Le concentrazioni di residui nel raccolto sono tuttavia risultate ben al di sotto dei limiti di legge imposti dal Regolamento EU 1881/2006.
I risultati ottenuti dal progetto IRRIGATIO saranno di supporto a futuri studi socio-economici in relazione alla diffidenza da parte della popolazione verso l’utilizzo di acque reflue trattate per l’irrigazione di colture alimentari, pratica per altro già in uso in alcuni paesi partner del progetto.


IMMAGINI

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Maria Concetta Bruzzoniti
Michele Castiglioni
Luca Rivoira
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

25 luglio 2019

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