Cibo, Agricoltura e Allevamenti

Lo studio del genoma della melanzana per un’agricoltura ecosostenibile

La comprensione della struttura del genoma delle piante è fondamentale per identificare le basi genetiche di caratteri di interesse agronomico e la futura applicazione di programmi di selezione assistita in un’ottica di sviluppo sostenibile

Le Solanaceae sono tra le famiglie vegetali più diverse ed economicamente importanti. Si trovano in tutto il mondo, in deserti così come in foreste pluviali, hanno cicli vitali che comprendono erbacee annuali e alberi perenni e includono specie alimentari, ornamentali e medicinali. Con oltre 1.300 specie, il genere Solanum è uno dei più vasti tra le angiosperme (piante che si riproducono grazie ai fiori) e comprende tre specie di importanza mondiale: patata (S. tuberosum), pomodoro (S. lycopersicum) e melanzana (S. melongena).
Nell'ambito delle Solanacee, la melanzana è, dopo il pomodoro, la seconda specie da frutto/bacca più diffusa in coltivazione (produzione annua di 32milioni di tonnellate secondo dati FAOSTAT 2015). L’Italia è il primo paese produttore in Europa. Nei paesi asiatici è considerata un alimento di base e le sue bacche sono una fonte naturale di sali minerali, vitamine e sostanze anti-ossidanti e con proprietà nutraceutiche.

Il genoma di melanzana, costituito da 12 cromosomi è stato recentemente decodificato ad opera di un consorzio italiano (Eggplant Genome Sequencing Consortium, EGSC) coordinato dal DISAFA (Università degli Studi di Torino) e di cui fanno parte l’ENEA (Centro di Ricerca Casaccia, Roma), il CREA-ORL (Montanaso Lombardo) e il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, in collaborazione con 3 ditte sementiere multinazionali (Vilmorin, Rijk Zwaan, ed Enza Zaden) interessate alle ricadute pratiche in agricoltura. Agli iniziali partner si sono poi associati il Dipartimento di Agraria dell'Università di Napoli Federico II, il Genome Center di Davis (University of California), il Department of Plant and Environmental Sciences (Weizmann Institute of Science) e IGA Technology Services (Udine).
Il progetto OSmOS, si colloca nell’alveo di tale iniziativa e, mediante l’applicazione di tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS) e approcci bioinformatici innovativi, ha contribuito alla produzione della prima sequenza del genoma di melanzana e in particolare al suo ancoraggio alla mappa genetica e alla produzione di pseudomolecole. Si è scoperto che il genoma della specie è costituito da 1.200 milioni di basi, codifica per circa 35 mila geni e ha un contenuto in sequenze di DNA ripetuto pari al 73%, la cui formazione si stima risalente a circa 0,3-3 milioni di anni fa, in concomitanza con alcuni avvenimenti climatici catastrofici.

Nel complesso, i risultati del progetto consentiranno l’attuazione di programmi di selezione genomica assistita per lo sviluppo di varietà che garantiscano una produzione più elevata e costante, migliorandone la qualità e contribuendo a valorizzare il prodotto nell’ottica di una gestione eco-sostenibile della coltura. La sequenza genomica è inoltre una preziosa risorsa per studi di genomica comparativa con patata, peperone e pomodoro, di cui sono già disponibili le sequenze genomiche.


tags


temi correlati


autore

Alberto Acquadro
Dipartimento

Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari
Pubblicato il

11 Gennaio 2017

condividi

potrebbero interessarti anche