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Ecosistemi, Biodiversità e Comportamento animale

La buona salute delle acque passa attraverso la coesione europea

Gablenz, Germania

Il 60% delle acque europee non è in buona salute*. Lo sappiamo anche grazie alla Direttiva Quadro sulle acque dell’UE che nel 2000 aveva indicato obiettivi di messa in sesto ancora in parte disattesi. Eppure la Direttiva ha dato impulso alla ricerca anche in chiave di coesione europea come ci racconta Francesca Bona, esperta di ecosistemi acquatici

Quali linee di ricerca ha stimolato la direttiva quadro sulle acque dell’UE?
Come gruppo di ricerca in sistemi acquatici abbiamo avuto numerose collaborazione con gli enti preposti (Agenzie Regionali per la protezione dell’ambiente e Ministero per l’ambiente) a seguito dell’impulso dato dalla direttiva, che tra i 4 indicatori di qualità biologica da studiare ha incluso le diatomee, alghe microscopiche che nei fiumi sono i principali organismi fotosintetici e degli ottimi indicatori ecologici. Infatti, a seconda della specie che si sviluppa meglio in un fiume si può ricavare lo stato di salute dell’ecosistema acquatico. È su questo indicatore, di cui avevamo già esperienza, che si sono concentrate le nostre ricerche svolte anche grazie a convenzione stabilite con l’Arpa e a numerosi progetti di ricerca.
Da questi studi si sono poi create le condizioni per la nascita di AlpStream, un centro dedicato allo studio dei fiumi alpini frutto di un accordo tra l’ente Parco Monviso, il Politecnico, l’Università del Piemonte Orientale e l’Università di Torino. Sarà inaugurato il 9 maggio e seguirà finalità di ricerca, didattica, terza missione e internazionalizzazione. E una delle ambizioni è di creare, a partire da AlpStream una rete europea di studio dei fiumi.

Quali sono i problemi attuali delle acque e in particolare degli ecosistemi dei fiumi che studiate?
Più ancora che un problema di inquinamento che, anche grazie alle azioni intraprese con le linee guida dettate dalla direttiva, è diminuito negli anni, il sistema idrico europeo risente di impatti di tipo idromorfologico, legati all’aumento della siccità dovuto principalmente ai cambiamenti climatici. 
Gli effetti sono sia diretti, perché piove meno e c’è più evaporazione per l’innalzamento delle temperature, sia indiretti, perché attività che risentono della siccità come l’agricoltura, sono portate a prelevare più acqua dal reticolo idrografico, svuotando quindi ulteriormente fiumi, laghi e sorgenti sotterranee.

Di recente la Lipu (Lega italiana protezione uccelli) ha lanciato una campagna di raccolta firme denunciando il rischio che la direttiva venga indebolita.Cosa sta succedendo attorno alla direttiva?
La Commissione Europea ha ritenuto di fare un "Fitness check" della direttiva coinvolgendo sia esperti sia comuni cittadini che su base volontaria hanno espresso il loro parere in merito all'applicazione della direttiva. In base a questa consultazione e alla volontà dei singoli governi degli stati membri, si deciderà nel corso del 2020 se mantenerla così com'è, migliorarla o rivederla in modo sostanziale. Il rischio paventato da associazioni ambientaliste ma anche in parte dagli esperti è che si vada verso un ridimensionamento mentre ora sarebbe il momento di analizzare in modo organico i dati raccolti a livello europeo e passare all'azione con le misure di risanamento e tutela (finora si è realizzato il monitoraggio finalizzato alla classificazione delle acque, processo molto lungo e complesso quanto necessario). Quindi il rischio che la direttiva venga ridimensionata c'è e molto dipende dalla volontà politica che emergerà dopo le elezioni 2019.

Quanto è importante che l’Europa si occupi di questo tema?
Occorre superare la logica dei confini e ragionare in termini transfrontalieri, perché i bacini e soprattutto i grandi fiumi in Europa toccano e attraversano diversi paesi; il loro buono stato di salute deve quindi necessariamente passare attraverso una collaborazione dei Paesi Europei. Salvaguardare il buono stato delle acque è vitale non solo per gli ecosistemi acquatici fondamentali per la nostra stessa vita ma anche perché sono una risorsa fondamentale in molte attività economiche come l’agricoltura, la produzione di energia, i trasporti, il turismo e molto altro. Inoltre nella ricerca, le azioni svolte a livello Europeo sono occasione di scambio e collaborazione proficua. Nello specifico, la direttiva sulle acque ha favorito l’armonizzazione dei metodi della ricerca e dei parametri da studiare, facilitando quindi il dialogo tra esperti di questo settore.

*Dal report 7/2018 dell'EEA (Agenzia europea per l'Ambiente), si legge:
Overall, around 40 % of the surface water bodies are in good or better ecological status, while 60% did not. Lakes and coastal waters are in better status than rivers and transitional waters.
Per quanto riguarda l'Italia, l'annuario 2018 dell'ISPRA-Ministero Ambiente, riporta che solo il 43% dei fiumi è in qualità buona o superiore e che per i laghi la percentuale è ancora più bassa, al contrario di quanto avviene globalmente in Europa


Intervista a

Francesca Bona
Dipartimento

A cura di

Redazione FRidA
Pubblicato il

05 aprile 2019

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