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Inquinamento, Clima e Riscaldamento globale

Politiche energetiche in Europa tra povertà e mitigazione del climate change

Nonostante quanto testimoniato dalle direttive europee, investire sulle green energy non va di pari passo col diminuire la povertà energetica a causa della risposta politica frammentata dei singoli Stati Membri. Occorre allora studiare le peculiarità locali per disegnare politiche più adeguate e migliorare le sinergie all’interno della UE.

L’efficienza energetica è sicuramente uno strumento efficace nel ridurre le emissioni di gas che causano il cambiamento climatico. Ma può essere anche la via per ridurre le cause strutturali della povertà energetica (intesa come impossibilità a mantenere un riscaldamento adeguato in casa), come testimoniato dalle direttive Europee che regolano il mercato dell’energia elettrica e del gas. Tuttavia, la frammentata risposta politica dei singoli Stati Membri non ha prodotto i risultati sperati. Si stima che in Europa l’11% delle famiglie viva in condizioni di povertà energetica mentre il tasso di adozione di tecnologie ad alta efficienza energetica sia ancora troppo basso per raggiungere gli obiettivi europei.

Occorre quindi disegnare politiche che portino rapidamente e stabilmente l’Europa verso la transizione energetica e la riduzione della povertà energetica. Le politiche di supporto del reddito, pur aiutando ad alleviare la povertà energetica, non agiscono sulle sue cause strutturali mentre gli incentivi energetici non sono modulati per beneficiare nello specifico le famiglie più in difficoltà. Inoltre, le diversità all’interno dell’UE e il carattere multidimensionale della povertà energetica aggiungono complessità al problema. Occorre allora studiare le caratteristiche di ogni Stato Membro per capire meglio le cause di questa povertà.

A partire da queste considerazioni, in collaborazione con il Dipartimento di Energia e Trasporti del JRC di Petten e l’EURAC di Bolzano, noi studiamo l’efficacia delle politiche implementate confrontando i livelli di adozione di pannelli solari, pompe di calore con i livelli di povertà energetica nei 28 Stati Membri dell’Europa. I risultati fin qui ottenuti ci portano a sostenere che gli interventi strutturali hanno effetto maggiore nel ridurre la povertà energetica se efficaci nel raggiungere le famiglie più vulnerabili, e che l’eterogeneità dei paesi rende poco realistico pensare a politiche omogenee del tipo one size fits all.

La mappa della povertà energetica (fig. 1) mostra una certa eterogeneità nell’intensità del fenomeno. Circa il 10% delle famiglie fatica a pagare i propri consumi energetici, con livelli doppiamente superiori alla media europea in paesi come Romania, Grecia e Bulgaria. Le peculiari condizioni politiche e il sistema economico influenzano il funzionamento del mercato energetico, le caratteristiche strutturali delle abitazioni, nonché le condizioni dell’offerta di energia. Fattori che contribuiscono ad alzare il prezzo dell'energia, ad abbassare i livelli di reddito e a mantenere bassa l'efficienza energetica delle abitazioni con un conseguente aggravamento del fenomeno.

Per capire come varia il livello di povertà energetica in relazione al livello di investimenti in tecnologie green, è importante guardare al numero di famiglie che hanno investito in misure di insolazione (Fig. 2) o in pannelli solari (Fig.3). Viene confermata l'ipotesi che esista una relazione negativa tra queste due grandezze? Se la risposta è affermativa, occorre interrogarsi se le attuali politiche di incentivo all'efficienza energetica siano davvero lo strumento migliore per mitigare la povertà energetica. D'altra parte, se mitigare il cambiamento climatico e alleviare la povertà sono obiettivi raggiungibili con gli stessi strumenti, allora l'intervento di organismi sovranazionali, che coordinino l'impegno dei singoli stati, può aiutare a raggiungere gli obiettivi che riguardano il bene comune.


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