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Gestione del territorio, delle risorse e dei rifiuti, Sostenibilità ambientale

La scomparsa della parola rifiuto come essenza dell’economia circolare

Photo by Timothy Paul Smith on Unsplash

Cosa accadrebbe se la parola rifiuto morisse? L’economia circolare si pone l'obiettivo di eliminare questa nozione e impone quindi un cambio di mentalità e di linguaggio. Cosa prevede questo nuovo approccio economico? E quanto è sostenibile?
Il racconto si inserisce nella Proposta di Magnifiche presenze. Visioni dantesche nella ricerca di oggi. La scelta dell'estratto della Divina Commedia e il relativo commento sono a cura del professor Donato Pirovano e del Comitato studentesco Per correr miglior acque.

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d’alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
(Inferno XXXIV, vv 133-139)

Dante e Virgilio, conclusosi questa prima parte del loro cammino, escono dall’Inferno, luogo del rifiuto per eccellenza. Qui hanno incontrato le anime espulse dalla beatitudine e dalla salvezza, alcune delle quali Dante sente di poter compatire, piangere e rispettare, mentre altre gli hanno lasciato ricordi e insegnamenti. Così come il viaggio dantesco, la vita scorre inesorabile e ci offre momenti di cambiamento, momenti che risultano formativi solo se presi in rapporto con il passato. Come l’economia circolare cerca di preservare il più a lungo possibile il valore delle risorse, considerando l’importanza del tempo, anche noi nella nostra vita non dobbiamo dimenticare gli istanti che ci hanno fatto diventare quelli che siamo, perché solo imparando dal passato (e non rifiutandolo) potremo sentirci parte integrante di un processo di evoluzione e crescita.

LA SCOMPARSA DELLA PAROLA RIFIUTO COME ESSENZA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

La parola “rifiuto” era scomparsa (fig. 1). Eppure, la ragazza se la ricordava bene.
Rifiuto: L’azione di scartare o di eliminare, e il fatto di venire scartato o eliminato, come inutile o inutilizzabile oppure dannoso, e quanto così si scarta o si elimina. [Treccani].
Digitò sulla tastiera: “rifiuto”. Nessun risultato trovato con i termini di ricerca rifiuto.

Incuriosita dalla strana scomparsa, la giovane si rivolse al saggio del continente, che aveva lavorato per molti anni nelle miniere e conosceva bene le risorse della Terra e il loro valore. Alla domanda della ragazza sulla strana scomparsa rispose:
“Da anni ormai quella definizione non è più esatta: non è l’inutilità o la dannosità a rendere un oggetto un rifiuto ma la perdita del suo valore percepito nonostante una funzionalità ancora intatta. Questo rendeva un prodotto obsoleto”.

Proprio questo aveva portato non pochi danni: l’accumulo di rifiuti, lo sfruttamento intensivo delle risorse, aria, suoli e acque inquinate. La conseguente e sempre maggiore scarsità di risorse e un pericolo sempre più incombente per le nostre vite, avevano modificato la linea dritta che descriveva la nostra economia, i nostri consumi e stili di vita. La linea si era piegata sempre di più, tanto da cambiar forma: si era fatta cerchio (fig. 2). Non un cerchio perfetto, perché le dispersioni sono inevitabili.Ma anche quella linea retta era impossibile. Non da ottenere ma da sostenere.

Il saggio continuò: “Se dovessi ritornare a fare il minatore sai dove cercherei le risorse? Nella tua mano. Quel palmo sorregge una miniera: dal tuo cellulare si possono recuperare parti, materiali, elementi. Il tuo cellulare è una pre-fonte da cui estrarre materie prime seconde. (fig.3) Per questo la parola rifiuto è scomparsa. Non ci serve più, non ha più senso di esistere. Abbiamo imparato a preservare il valore economico e ambientale dei materiali il più a lungo possibile.”

La ragazza aveva avuto le sue risposte ma nascevano altre domande: Questo nuovo modello di economia, è sempre sostenibile?
Anche l’economia circolare ha bisogno di energia per andare avanti. Se l’energia non è sostenibile anche questo modello economico avrà sempre delle forti ricadute sociali e ambientali.

A oggi la realizzazione di un’economia circolare è ancora lontana ma se ne parla sempre di più. Il National Geographic intitola così il suo numero di Marzo 2020: Un mondo senza rifiuti. L’economia circolare è davvero possibile? Noi del dottorato in Innovation for the Circular Economy dell’Università di Torino cerchiamo di capire proprio questo. Studiamo cos’è l’economia circolare, qual è il suo rapporto con la sostenibilità (circolare non è sinonimo di sostenibile!), quali sono i suoi limiti e le sue barriere e cosa si può fare per realizzare questa transizione.

Dopo la laurea in chimica ho scelto questo percorso per uno spiccato interesse verso i temi della sostenibilità e la voglia di contribuire in modo attivo a problemi incombenti della nostra società. L’importanza delle risorse, di come tutto sia interconnesso nell’ambiente e la difficoltà di ripristinare ciò che è stato ormai alterato/inquinato mi erano ben noti ma mancavano tante altre conoscenze per comprendere determinati problemi nella loro complessità. Nasce così il mio interesse in un dottorato multidisciplinare e industriale che permettesse di avere una visione d’insieme. Perché cambiare un sistema economico che sta in piedi da quasi 70 anni necessita anche di soluzioni sociali, economiche e politiche.

Il titolo del mio progetto specifico Applying Circular Economy to Innovative Materials for Energy.
Ma cosa significare applicare l’economia circolare? La risposta più frequente è: “riciclare!”. Eppure, una delle prime cose che si imparano studiando l’economia circolare è che non è solo riciclo: la vera sfida dell’economia circolare sta nel preservare il valore delle risorse il più a lungo possibile: il materiale viene riciclato solo dopo aver avuto un tempo di vita il più lungo possibile. Soprattutto, l’economia circolare vuole eliminare la nozione di rifiuto e quindi il riciclo è una delle ultime cose a cui pensare, visto che parte dall’idea che un rifiuto ci sia.

Occorre allora ripensare il nostro rapporto con gli oggetti, con i materiali e con le risorse e per questo abbiamo bisogno anche di un linguaggio che ci faccia capire davvero cosa significhi eliminare il concetto di rifiuto.

Fonti
- Geissdoerfer, M., Savaget, P., Bocken, N. M. P., & Hultink, E. J. (2017). The Circular Economy - A new sustainability paradigm? Journal of Cleaner Production, 143, 757-768. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2016.12.048
- Kirchherr, J., Reike, D., & Hekkert, M. (2017). Conceptualizing the circular economy: An analysis of 114 definitions. Resources, Conservation and Recycling, 127(April), 221-232. https://doi.org/10.1016/j.resconrec.2017.09.005
- Hollander, M. C. Den, Bakker, C. A., & Hultink, E. J. (2017). Product Design in a Circular Economy Development of a Typology of Key Concepts and Terms. 21(3).
- Wiley Online Library
- Ellen McArthur Fondation


IMMAGINI

Questa storia di ricerca si trova in:


un racconto di
Nicole Mariotti
DIPARTIMENTO / STRUTTURA

Pubblicato il

25 marzo 2020

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