Epidemiologia, Terapie e Politiche sanitarie

Come predire la risposta alla terapia nel carcinoma surrenalico

Nostro scopo è predire l’efficacia della terapia adiuvante con mitotane dopo l’asportazione del carcinoma surrenalico. Abbiamo osservato che la sopravvivenza è correlata al raggiungimento e al mantenimento di adeguati livelli di mitotane nel sangue, un risultato che ha modificato la pratica clinica

Il carcinoma surrenalico è un tumore raro e molto aggressivo: meno del 50% dei pazienti è vivo dopo 5 anni dalla diagnosi. Le opzioni terapeutiche sono limitate perché la rarità del tumore ha reso difficile la conduzione di studi clinici necessari per lo sviluppo della terapia, il cui solo cardine è l’intervento chirurgico: l’asportazione completa del tumore è fondamentale per migliorare la sopravvivenza. Purtroppo, il carcinoma surrenalico ha una grande propensione alla recidiva dopo l’intervento e questo rende necessario l’impiego di una terapia adiuvante post-operatoria. Il farmaco impiegato è il mitotane, un derivato dell’insetticida DDT, del quale si sfrutta l’effetto tossico a livello delle cellule surrenaliche. Vista la derivazione da un composto molto tossico, non sorprende che l’uso del mitotane sia gravato da numerosi effetti indesiderati.

Non è ancora chiaro quale siano i pazienti per i quali il farmaco è più efficace. Pertanto, abbiamo urgente bisogno di sviluppare degli strumenti in grado di predire la possibilità che un determinato paziente ha di giovare della terapia. E questo sarebbe importante per un’adeguata selezione dei pazienti allo scopo di evitare l’esposizione a un farmaco tossico senza ragionevoli possibilità di migliorare la loro sopravvivenza. Scopo della nostra ricerca è di individuare indicatori biochimici (biomarcatori) con potere predittivo dell’efficacia della terapia adiuvante con mitotane dopo asportazione chirurgica del tumore. Abbiamo osservato come la sopravvivenza libera da recidiva del tumore dopo intervento è correlata al raggiungimento, e al mantenimento nel tempo, di adeguati livelli di farmaco nel sangue. Circa il 50% di 122 pazienti trattati aveva ottenuto livelli target di mitotane (>14 mg/L), e la loro sopravvivenza si è dimostrata nettamente superiore all’altro gruppo che presentava livelli più ridotti.

La capacità di raggiungere livelli circolanti adeguati di mitotane è in parte dovuta alla diversa velocità di metabolizzazione del farmaco. Abbiamo osservato come questo sia almeno in parte dovuto a caratteristiche individuali, per cui alcuni soggetti metabolizzano rapidamente il farmaco. Abbiamo quindi messo a punto un test genetico per identificare questi soggetti che eliminano più velocemente il farmaco dal circolo e necessitano di dosi maggiori per avere i livelli desiderati. Le ricadute di queste osservazioni sperimentali consistono nell’aver introdotto nella pratica clinica la necessità di attento controllo dei livelli ematici di mitotane in corso di terapia, al fine di adeguare la dose per raggiungere i livelli voluti. Inoltre è possibile riconoscere i pazienti che eliminano più lentamente il farmaco e quindi possono esser trattati con dosi minori, meglio tollerate. In questo modo, abbiamo iniziato il percorso verso la personalizzazione della terapia.


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autore

Massimo Terzolo
Dipartimento

Scienze Cliniche e Biologiche
Pubblicato il

19 Gennaio 2017

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