Infezioni e difese

Studiare l’osteosarcoma canino per capire meglio quello umano

Ci siamo occupati di studiare l'espressione di proteine della famiglia dei recettori ad attività tirosina kinasica (RTKs) nell'osteosarcoma canino per identificare nuovi biomarcatori in oncologia veterinaria e sviluppare nuove terapie in medicina veterinaria trasferibili all’oncologia umana

I tumori che insorgono negli animali domestici, a differenza di quelli geneticamente indotti nei modelli murini, sono spontanei, originano da animali geneticamente eterogenei, sono sottoposti agli stessi fattori ambientali (inquinamento, alimentazione, radiazioni, stress) dell’uomo e perciò più si prestano a studi comparativi con i tumori umani. Ciò ha portato nel mondo alla nascita di numerosi centri di oncologia comparata che lavorano a stretto contatto con la ricerca in campo umano, con il vantaggio di poter trasferire in tempi più rapidi le conoscenze dagli animali all’uomo soprattutto per quanto concerne le terapie oncologiche che si basano su farmaci biologici, terapie geniche, ecc. Il nostro progetto si colloca nell’ambito dell’oncologia comparata e si è focalizzato sull’identificazione di particolari proteine recettoriali (recettori tirosina kinasici) nell’osteosarcoma canino che rappresenta uno dei tumori spontanei più simili all’osteosarcoma giovanile umano e risulta pertanto giustificabile il suo utilizzo quale modello sperimentale, applicabile anche all’uomo.

Questa ricerca ha dimostrato che alcuni recettori tirosina kinasici sono sovraespressi e attivati nell’osteosarcoma canino. Inoltre la loro attività può essere inibita in vitro da molecole specifiche che inducono processi apoptotici (di morte indotta) nelle cellule. Per la prima volta in campo veterinario è stato realizzato un modello di sperimentazione in vivo che prevede l’inoculo di cellule tumorali direttamente nel periosteo murino dimostrando che la crescita delle cellule di osteosarcoma canino risponde al trattamento con farmaci specifici sono in grado di diminuire l’attività proliferativa del tumore così come ampiamente dimostrato nei tumori umani.

Per quanto riguarda l’impatto sociale che il presente progetto ha prodotto, possiamo affermare che le conoscenze raggiunte, soprattutto a livello molecolare e cellulare, rendono il modello dell’osteosarcoma canino più completo. Si aprono così nuove possibilità per intraprendere nuovi progetti nel campo dell’oncologia comparata con gruppi di ricercatori che svolgono attività nell’ambito dell’osteosarcoma umano. I risultati ottenuti da questa ricerca sono stati pubblicati su riviste di elevato impatto scientifico e hanno ricevuto riconoscimenti scientifici importanti nell’ambito dell’oncologia veterinaria.


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autore

Raffaella De Maria
Dipartimento

Scienze Veterinarie
Pubblicato il

29 Dicembre 2016

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